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11 Agosto 2026
10:00

Emerge dal Danubio in secca il Ponte di Costantino del 328 d.C: collegava Bulgaria e Romania per 2437m

La siccità ha fatto riemergere dal Danubio i resti del Ponte di Costantino, costruito nel 328 d.C. nei pressi di Oescus, Bulgaria. Lungo oltre due chilometri, era uno dei ponti fluviali più lunghi e importanti dell'antichità e 2000 anni fa collegava l'Impero romano con i territori a nord del fiume e la città di Sucidava, nell'odierna Romania.

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Emerge dal Danubio in secca il Ponte di Costantino del 328 d.C: collegava Bulgaria e Romania per 2437m
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Il ponte di Costantino emerge dalle acque del Danubio, foto Pleven Regional History Museum, Martin Milev

Il livello eccezionalmente basso del Danubio non smette di restituire vestigia storiche. Dopo imbarcazioni e perfino fossili di mammut, la siccità ha permesso di osservare nuovamente i resti di un imponente ponte romano nei pressi del villaggio di Gigen, nell'area dell'antica città di Oescus, in Bulgaria. La struttura è il cosiddetto Ponte di Costantino, costruito nel 328 d.C. durante il regno dell'imperatore Costantino I (306-337 d. C.). Il ponte, lungo 2334 m – di cui 1137 m attraversavano l'alveo del Danubio – è considerato uno dei ponti fluviali più lunghi dell'antichità e collegava Oescus, sulla riva meridionale del Danubio, con Sucidava (odierna Corabia, in Romania), sulla sponda opposta, nell'attuale Romania.

Secondo Pavel Popov, archeologo del Museo Regionale di Pleven, una squadra del museo ha recentemente effettuato una ricognizione dell'area, utilizzando anche droni per fotografare e documentare ciò che è riemerso dalle acque. Le immagini permettono di osservare parti della struttura che normalmente rimangono sommerse. Il ponte aveva dimensioni considerevoli: esso infatti si estendeva per oltre due chilometri. La sua costruzione rappresentò un'importante opera di ingegneria e facilitò i collegamenti attraverso il basso Danubio durante l'epoca tardoromana. La struttura rimase in uso per circa quattro decenni. Probabilmente, il ponte fu distrutto intorno al 367 d.C., nel contesto delle guerre tra Romani e Goti.

L'abbassamento del livello del Danubio sta quindi offrendo agli archeologi una rara opportunità di osservare direttamente porzioni del monumento normalmente nascoste dall'acqua. La documentazione realizzata dal museo di Pleven consentirà di registrare le condizioni attuali dei resti e di confrontarle con quanto già noto sulla struttura. Il fenomeno climatico estremo, d'altra parte, rappresenta un'ulteriore occasione per studiare un'infrastruttura che per secoli ebbe un ruolo strategico nei collegamenti tra le due rive del Danubio e nei rapporti dell'Impero romano con i territori situati a nord del grande fiume.

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