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Scie stellari e baobab del Botswana, intervista all’italiano vincitore del concorso di astrofotografia ZWO

L’italiano Stefano Pellegrini vince lo ZWO Astronomy Photographer of the Year nella categoria Skyscapes. Ha immortalato le scie stellari nel cielo del Botswana e i baobab del deserto africano.

22 Settembre 2026
11:00
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Scie stellari e baobab del Botswana, intervista all’italiano vincitore del concorso di astrofotografia ZWO
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“Botswana Star Trail”, immagine di Stefano Pellegrini vincitrice del primo posto nella categoria Skyscapes dello ZWO Astronomy Photographer of the Year.

Quella che vedete in copertina è l'immagine di un cielo notturno con le sue scie stellari, incorniciate dai baobab del Botswana: queste strisce colorate restituiscono il moto apparente delle stelle. Nei giorni scorsi sono stati annunciati i vincitori di uno dei più prestigiosi concorsi di fotografia astronomica, lo ZWO Astronomy Photographer of the Year, organizzato dal Royal Observatory di Greenwich e arrivato alla sua diciottesima edizione. Sono state inviate quasi 4mila candidature da 66 Paesi da parte di 769 fotografi e tra essi sono risultati 18 vincitori, 3 in ciascuna delle 6 categorie in gara, cioè Stars & Nebulae (Stelle e nebulose), Aurorae (Aurore), Our Moon (La nostra Luna), Our Sun (Il nostro Sole), People & Space (Persone e spazio), Planets, Comets and Asteroids (Pianeti, comete and asteroidi), Galaxies (Galassie) e Skyscapes (Paesaggi celesti).

In quest'ultima categoria quest'anno si è aggiudicato il primo posto Stefano Pellegrini, appassionato astrofotografo italiano che ha vinto con  “Botswana Star Trail”, immagine realizzata nel Botswana nord-orientale il 24 agosto 2025 all'interno di una grande salina, Nxai Pan, parte del complesso di Makgadikgadi Pan, particolarmente favorevole alle osservazioni notturne. Le "star trails", letteralmente scie stellari, sono le linee luminose prodotte dalla registrazione fotografica del movimento apparente delle stelle determinato dalla rotazione terrestre. Il vincitore assoluto del contest è stato Ali Alobaidly, fotografo kuwaitiano al primo posto nella categoria Stars & Nebulae con "The Quiet Predator", fotografia della nebulosa oscura Shark Nebula, catalogata come LDN 1235, a circa 650 anni luce nella costellazione di Cefeo. Negli anni precedenti, alcuni italiani avevano vinto diversi premi, ma quest'anno Pellegrini è stato l'unico rappresentante del nostro Paese.

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"The Quiet Predator", vincitrice assoluta del conscorso. Scatto di Ali–Alobaidly.

L'immagine di Stefano Pellegrini, che potete vedere in copertina, non è il risultato di un singolo scatto, bensì la sovrapposizione di 340 esposizioni consecutive della durata di 30 secondi ciascuna, che Pellegrini ha realizzato nell’arco di circa quattro ore utilizzando una Nikon D850.

Pellegrini, che abbiamo contattato per farci raccontare come ha ottenuto lo scatto, viaggia quasi esclusivamente per motivi astrofotografici: «Sono stato spesso negli Stati Uniti, in Utah, poi in Tunisia, in Botswana, in Cile, in Messico, sempre con l’obiettivo di fare foto». Condizione fondamentale per avere delle immagini di qualità, oltre alla mancanza di inquinamento luminoso, è che ci siano la luna nuova – il nostro satellite, infatti, è tra i maggiori elementi di disturbo – e il cielo sereno, senza nuvole e foschia.

Ha cominciato nel 2019 con scatti sui ghiacciai delle Dolomiti, il posto privo di inquinamento luminoso più raggiungibile da Milano, e ha poi cominciato a recarsi in zone desertiche, conciliando gli spostamenti con il suo lavoro di consulente in ambito marketing. Si tratta sempre di immagini complesse da realizzare, non solo per le condizioni meteo (neve e vento a 4mila metri o deserti), ma anche dal punto di vista tecnico: per ciascuna delle quali sono da considerare molti scatti, a volte centinaia, sia per quelli in primo piano che per i paesaggi celesti, come nel caso dell’immagine vincitrice.

Proprio per questa complessità, ogni scatto è frutto di una lunghissima pianificazione, sia prima di partire, sia poi in loco. «In questo caso ho trascorso 12 giorni in Botswana perché non avevo mai scattato dall'emisfero sud e la via Lattea visibile da quella parte di mondo: la prima cosa che ho fatto è stato consultare la light pollution map (la mappa dell'inquinamento luminoso). Inizialmente volevo andare in Sudafrica, ma lì c'è moltissimo inquinamento luminoso e ho quindi optato per il vicino Botswana, che è invece quasi disabitato: guardando su Google Maps mi sono accorto che c'era qualche cittadina, ma si tratta prevalentemente di posti in cui non c'è la corrente elettrica e di notte il buio è quasi assoluto. Lì, inoltre, avrei potuto fotografare i baobab». In una dozzina di giorni Pellegrini ha raccolto migliaia di scatti, aggiungendo alla preparazione da casa anche i sopralluoghi diurni, con l'app PhotoPills, che permette a fotografi di paesaggi, viaggi e astrofotografia di pianificare scatti e prevedendo la posizione di sole, luna e Via Lattea.

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La mappa disegnata da Pellegrini e il set–up testato durante il sopralluogo diurno.

La sua routine quotidiana prevedeva guida durante le ore diurne, per raggiungere le location stabilite, qualche scatto al tramonto, una cena veloce, diverse sessioni fotografiche durante la notte, immagini dell'alba, colazione, qualche oretta di sonno e poi di nuovo in auto per raggiungere la tappa successiva. «Ho trascorso un'intera notte su un'isola di roccia all'interno di un lago salato completamente asciutto: qui sono cresciuti moltissimi piccolo Baobab, tra i quali è possibile muoversi per allinearli alla Via Lattea nella composizione. Quella notte mi sono fatto una piantina a mano, su un foglio di carta, e ho segnato 18 posti precisi da cui scattare: ho corso da un posto all'altro al buio e portato a casa 18 soggetti diversi tra foto in primo piano e star trails». Una di queste immagini era già stata premiata al Milky Way Photographer of the Year.

La foto con cui Pellegrini ha vinto lo ZWO Astronomy Photographer of the Year non era quella con cui avrebbe immaginato di vincere, bensì era una sorta di piano B, come tutte le immagini star trails che scatta. «Io porto sempre con me due macchine fotografiche e due cavalletti per i soggetti principali, più un'ulteriore macchina non full frame, che abbandono tutta la notte in un posto preciso per avere uno star trail di backup. Per me un soggetto principale è per esempio una doppia arcata, quindi ad esempio la Via Lattea invernale e quella estiva, che in momenti precisi dell'anno sono entrambe fotografabili nella stessa notte: prima sorge quella estiva, e poi, poco prima dell'alba, c'è quella invernale».

L'immagine vincitrice è stata realizzata con impostazioni quasi "casuali": «Ho mantenuto le stesse che avevo usato per scattare sulle Dolomiti, senza rendermi conto che con un cielo come quello dell'Africa, meno soggetto a inquinamento luminoso, avrei portato a casa molte più informazioni: in Cile, ad esempio, nonostante abbia scattato ad altitudini elevate e ci fosse un cielo molto limpido, non avevo trovato condizioni altrettanto ideali. La differenza tra un'arcata scattata in Cile e un'arcata scattata in Botswana è evidente». A renderla "perfetta" anche la struttura dei baobab, alberi mastodontici i cui rami non vengono spostati dal vento, rivelandosi quindi perfettamente definiti anche in caso di lunghe esposizioni.

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Il cielo del Cile (sopra) e il cielo del Botswana (sotto), molto più scuro grazie alla mancanza di inquinamento luminoso, in due fotografie scattate da Stefano Pellegrini.

Le fotografie che hanno vinto l’edizione 2026 del contest sono ora esposte al National Maritime Museum di Londra, insieme ad altre immagini selezionate dalla competizione.

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