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30 Marzo 2026
17:30

Svelata l’origine del “boato” registrato nel Gran Sasso nel 2023: sono state variazioni di pressione dell’acqua

I ricercatori hanno risolto il mistero sulle cause del "boato" udito nei Laboratori Nazionali del Gran Sasso tre anni fa. Tecnologie molto avanzate hanno rivelato che a originarlo sono state variazioni di pressione dell'acqua nell'acquifero del Gran Sasso e hanno fornito una visione senza precedenti delle dinamiche interne al massiccio.

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Svelata l’origine del “boato” registrato nel Gran Sasso nel 2023: sono state variazioni di pressione dell’acqua
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È stata scoperta l'origine del forte “boato” registrato nei Laboratori Nazionali del Gran Sasso (LNGS) dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN): le sue cause dell'evento, che si verificò nella notte tra il 14 e il 15 agosto 2023, sono rimaste a lungo sconosciute, ma ora i ricercatori dell’INFN, dell’INGV (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) e delle Università di Pisa, dell’Aquila e la Sapienza di Roma sono riusciti a fornire una spiegazione scientifica.

Lo studio, pubblicato sulla rivista Scientific Reports, rivela che si è trattato di un fenomeno naturale correlato a variazioni nell’acquifero del massiccio del Gran Sasso. Utilizzando i dati raccolti da strumenti sotterranei e superficiali molto avanzati, i ricercatori hanno dimostrato che l’aumento di pressione dell’acqua nella falda idrica ha innescato processi poi culminati nel boato. La ricerca apre nuove prospettive per il monitoraggio degli acquiferi in contesti complessi.

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La posizione dei Laboratori LNGS e dei punti di monitoraggio, in blu. Credit: Scientific Reports

Cosa ha causato il boato nei Laboratori Nazionali del Gran Sasso: i movimenti dell'acqua

Il boato, avvertito dal personale del laboratorio sotterraneo del Gran Sasso, è stato un evento acustico che spesso è associato a terremoti superficiali, al distacco di frane e a movimenti turbolenti in acquiferi molto fratturati di natura carsica. Il caso del Gran Sasso è riconducibile proprio a quest’ultimo evento. A dimostrarlo è la ricostruzione fatta dai ricercatori sulla base dell’enorme quantità di dati raccolti con gli strumenti di monitoraggio installati sul posto. Già tre mesi prima del boato, alcuni di questi strumenti avevano registrato anomalie nella quantità d’acqua presente nell’acquifero del massiccio e nella sua pressione, dovute probabilmente alle abbondanti precipitazioni primaverili. Il massiccio del Gran Sasso è costituito principalmente da calcare e costituisce uno dei più grandi acquiferi carbonatici fratturati dell’Italia centro-meridionale. Le numerose fratture originate dalle acque meteoriche in grado di dissolvere il carbonato di calcio delle rocce e le faglie dovute all’attività tettonica dell’area favoriscono ulteriormente l’infiltrazione delle acque delle precipitazioni. In superficie l’infiltrazione avviene soprattutto presso Campo Imperatore, a causa della morfologia dell’area. Una volta raggiunto l’acquifero in profondità, le acque scorrono fino a riemergere in superficie alimentando numerose sorgenti.

L’evento occorso nell'agosto 2023 non è isolato, spesso la montagna ci parla nel senso stretto del termine, producendo forti rumori per i quali le sale sperimentali dei Laboratori Nazionali del Gran Sasso diventano cassa di risonanza,

afferma Ezio Previtali, direttore dei Laboratori e autore dello studio.

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Sezione idrogeologica del Gran Sasso. Credit: Credit: Scientific Reports

Com'è stata scoperta l'origine del boato

Identificare le cause del boato è stato possibile grazie a una grande mole di dati raccolti prima, durante e dopo l’evento acustico. Un indizio importante è dato dal fatto che nel momento in cui si è verificato il boato, rilevato da una stazione sismica a banda larga e registrato da un sensore acustico, nei laboratori il monitor di pressione idraulica delle acque sotterranee ha mostrato un’anomalia. Anomalie sono risultate anche dai dati di monitoraggio delle acque sotterranee al confine con l’acquifero. Uno strumento che si è rivelato fondamentale è GINGER (Gyroscopes IN GEneral Relativity), un giroscopio laser ad anello operativo da dieci anni nei Laboratori del Gran Sasso, che ha lo scopo di misurare piccolissime variazioni della velocità di rotazione della Terra. Il giroscopio ha mostrato una sensibilità senza precedenti ai movimenti all’interno dell’acquifero, rilevando anche movimenti non intercettati dal sismometro. GINGER verrà ulteriormente potenziato per renderlo ancora più efficiente nello studio del Gran Sasso, ma anche nel monitoraggio di eventi sismici in altri contesti geologici. Nel complesso, l’integrazione di diverse tecniche di monitoraggio ha consentito di ricostruire e analizzare il fenomeno in modo dettagliato, fornendo una visione inedita delle dinamiche interne del massiccio.

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Il giroscopio GINGER. Credit: Scientific Reports
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