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1 Ottobre 2026
16:30

La lingua Hadza in Tanzania usa il femminile per i gruppi misti e non il maschile come l’italiano

In italiano il maschile plurale prevale nei gruppi misti, anche se c'è un solo esemplare maschile, ma non è una regola universale: le lingue africane hadza, sidaama e kambaata mostrano come il femminile possa assumere un ruolo diverso nella concordanza grammaticale.

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La lingua Hadza in Tanzania usa il femminile per i gruppi misti e non il maschile come l’italiano
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Quando in italiano diciamo "i miei genitori", "gli alunni" o "i colleghi" per indicare un insieme di persone di sesso diverso, usiamo automaticamente il maschile plurale, anche se il gruppo è formato da 99 donne e un solo uomo. È una regola che diamo per scontata, ma che non è universale: è semplicemente la soluzione più comune tra le lingue del mondo che possiedono un genere grammaticale maschile e femminile. Ci sono però lingue, parlate in Africa, come l’hadza, il sidaama e il kambaata che funzionano in modo diverso.

Il plurale maschile viene usato in italiano, francese, spagnolo, portoghese, russo, arabo, gallese, islandese, polacco, e la lista è ancora lunga. È un meccanismo che i linguisti chiamano "regola di risoluzione del genere" (gender resolution rule): quando bisogna far concordare un aggettivo, un pronome, un verbo con un gruppo di referenti di sesso diverso, la lingua deve "risolvere" il conflitto scegliendo un genere unico, e nella stragrande maggioranza dei casi la scelta cade sul maschile.

L'hadza è una lingua isolata parlata da poche centinaia di cacciatori-raccoglitori nel nord della Tanzania, e si comporta esattamente al contrario. Per dire "gli Hadza", riferendosi all'intero popolo, quindi uomini e donne insieme, si usa Hazabee, dove -bee è il suffisso del plurale femminile. Un gruppo di sesso misto, in hadza, prende quindi la concordanza femminile anziché maschile. È un'eccezione molto, che viene per questo citata spesso negli studi di “tipologia linguistica”, quella disciplina che confronta le grammatiche delle lingue del mondo per scoprire quali strutture sono comuni e quali, invece, uniche o quasi.

I casi più vicini all'hadza arrivano sempre dall'Africa orientale, e in particolare dal Sud dell’Etiopia: due lingue cuscitiche dell'altopiano etiopico, il sidaama (o sidamo, con quasi 5 milioni di parlanti) e il kambaata (con meno di un milione di parlanti), mostrano un fenomeno per certi versi parallelo.

Uno studio della linguista della Georgetown University Ruth Kramer e del filosofo Anbessa Teferra, pubblicato nel 2020 sulla rivista Brill's Journal of Afroasiatic Languages and Linguistics, ha mostrato che in sidaama la maggior parte dei nomi al plurale, indipendentemente dal genere che avevano al singolare, attivano la concordanza femminile sul verbo e il plurale stesso si comporta, grammaticalmente, come se fosse "femminile". Nel paradigma del perfetto, la terza persona maschile singolare presenta il suffisso -í, mentre la forma -tú è condivisa dalla terza persona femminile singolare e dal plurale. La maggioranza dei nomi plurali, infatti, attiva una concordanza femminile indipendentemente dal genere che presenta al singolare.

La linguista Yvonne Treis (CNRS, Francia) ha documentato un fenomeno analogo per il kambaata, lingua imparentata: le forme plurali sono di genere femminile "a prescindere dal genere della base", scrive, e quindi anche un gruppo di persone di sesso misto, essendo grammaticalmente plurale, finisce per essere trattato al femminile. Per esempio, la terza persona plurale condivide con la terza persona femminile singolare la forma verbale mar-táa’u, «va/vanno», del verbo mar- («andare»). La linguista segnala inoltre che alcuni nomi grammaticalmente maschili, come meent-u («donne») e nubááb-u («anziani»), quando fungono da soggetto attivano normalmente una concordanza verbale femminile.

In entrambi i casi, dunque, la concordanza plurale può coincidere formalmente con quella femminile singolare. Questo non significa che il meccanismo sia identico a quello dell'hadza e che le lingue applichino una regola generale per cui ogni gruppo di persone di sesso misto venga trattato al femminile: non si tratta infatti di una regola di risoluzione in senso stretto, applicata solo quando si coordinano referenti diversi, ma di un principio più generale per cui l'intera categoria del plurale "eredita" il genere femminile. Il risultato pratico, però, è simile: anche qui il femminile, e non il maschile, funge da forma di riferimento per i gruppi.

Resta il fatto che questi casi sono eccezionali, perché nella maggior parte delle lingue del mondo dotate di genere grammaticale il maschile tende a vincere, anche quando il gruppo descritto è composto in prevalenza da donne. Verrebbe da chiedersi se si tratti di società di stampo matriarcale: in realtà, secondo la lettura antropologica, le società kambaata e sidaama come patrilineari e patriarcali, in cui il potere formale è in mano agli uomini, la discendenza si trasmette per via maschile, e pratiche di deferenza delle donne verso i parenti acquisiti tipiche di sistemi patriarcali. Gli Hadza sono descritti invece come una società egalitaria, ma comunque non matriarcale: non ci sono capi formali, né permanenti né di genere.

«In generale l'assegnazione del genere non si correla alla struttura sociale», dice Silvia Luraghi, Professoressa Ordinaria di Glottologia e Linguistica presso l’Università di Pavia ed esperta di tipologia linguistica e di genere grammaticale. In queste lingue dell’Africa, soprattutto cuscitiche e nilotiche con le quali l'hadza è almeno arealmente imparentato, spiega, «il genere e il numero non sono categorie distinte, come in italiano, e ci sono molti casi di genere diverso nei due (o più) numeri».

Ci sono però altri fattori: per esempio, spiega Luraghi, in russo molti plurali di nomi maschili animati sono neutri, come per esempio brat, fratello, maschile, al plurale diventa brat'ja, neutro, o ancora drug, amico, al plurale diventa druz'ja, ancora neutro. «Questo perché il neutro ha la funzione di collettivo: quindi, piuttosto che chiedersi se una società è patriarcale o meno, bisogna capire che valore ha il numero o meglio quali valori ha la categoria "mista" genere/numero».

Il rapporto fra genere è numero è molto complesso. «Il fatto che alcuni nomi grammaticalmente maschili attivino la concordanza femminile mi pare di ordine diverso,» spiega ancora Luraghi, «soprattutto se sono nomi che indicano persone di sesso femminile, tipo ‘donne': questo capita un po' dappertutto, anche in tedesco maedchen, ragazza, è neutro, ma concorda con pronomi femminili». E poi ci sono casi come l’ebraico, lingua con un sistema di genere un po' più simile ai nostri, ma comunque afroasiatica come le lingue cuscitiche: «Con i numerali c'è una specie di incrocio per cui la concordanza è femminile con i maschili e viceversa».

Insomma, ogni lingua ha le sue specificità, ma casi come le rare eccezioni come l'hadza, il sidaama e il kambaata sono utili proprio perché dimostrano che quella regola linguistica che fa parte dell’italiano ed è condivisa da molte altre lingue è solamente una convenzione tra le tante possibili.

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