
Sulla Rivista Italiana di Paleontologia e Stratigrafia è stata resa nota la scoperta di nuovi resti fossili sulle Alpi Bergamasche, appartenenti a Macroplacus raeticus, un rettile marino vissuto circa 200 milioni di anni fa. Questa specie, fino ad oggi, era nota unicamente attraverso fossili rinvenuti nelle Alpi Bavaresi.
Il fossile è stato rinvenuto da Pio Carlo Brizzi nel 2010 nella località di Oschiolo, nel comune di Gazzaniga in provincia di Bergamo, ma è stato studiato solo recentemente da Stefania Nosotti e Simone Maganuco (Museo di Storia Naturale di Milano) e Federico Confortini (Museo Civico di Scienze Naturali “Enrico Caffi” di Bergamo). Si tratta di un cranio di circa 6,3 cm di lunghezza e 6,1 cm di larghezza, ritrovato in una formazione geologica del piano cronostratigrafico Retico, l'ultimo in cui si divide il Triassico Superiore, che si colloca tra i 206 e i 199 milioni di anni fa. Deve il suo nome alle Alpi Retiche, tra Svizzera, Austria e Italia.

Il cranio fossile è stato attribuito a Macroplacus raeticus, un rettile marino simile a una tartaruga. L'attribuzione è avvenuta sulla base di un confronto con l'olotipo (il modello di una descrizione biologica) di questa specie, rinvenuto in Germania. Macroplacus raeticus apparteneva all'ordine dei Placodonti, una suddivisione del superordine dei Saurotterigi. Il più famoso esponente di questo superordine è sicuramente il Plesiosauro, piuttosto noto nella cultura popolare. A differenza del Plesiosauro però, i Placodonti non avevano un collo lungo, ma erano più simili morfologicamente alle tartarughe: tozzi e con forti denti appiattiti per spaccare i molluschi di cui si cibavano.
Il cranio di Macroplacus raeticus rinvenuto in provincia di Bergamo è stato sottoposto a una tomografia computerizzata, che ha permesso di compararne i tratti con quelli dell'olotipo tedesco. In questa maniera è stato possibile stabilire che si trattasse della stessa specie, sebbene in momenti di crescita differenti: l'olotipo è grande il doppio rispetto al fossile bergamasco. Morfologicamente si tratta quindi della stessa specie, ma l'esemplare rinvenuto a Gazzaniga era più piccolo.

Questa scoperta permette di migliorare le nostre conoscenze a proposito dei relitti marini del Triassico e dell'evoluzione interna dei Placodonti, oltre che aumentare il numero dei fossili preistorici presenti in Italia.