
Due valanghe diverse hanno interessato nelle ultime ore il Friuli-Venezia Giulia e il Veneto: il Soccorso Alpino è infatti intervenuto a Sella Nevea e a Casera Razzo per due slavine che hanno coinvolto in tutto 6 persone, di cui una è stata ritrovata senza vita dopo essere stata travolta dalla neve. Incidenti di questo tipo – avvenuti ieri 1 febbraio – non sono purtroppo una novità per il nostro Paese: non a caso, il 94,5% dei comuni italiani è a rischio per valanghe, frane o alluvioni. Ecco perché è importante sapere come leggere un bollettino di pericolosità, come quelli ufficiali rilasciati dalla AINEVA (Associazione Interregionale di coordinamento e documentazione per i problemi inerenti alla neve e alle valanghe) e sapere come agire in base al rischio di valanga segnalato.
Come si calcola il rischio valanghe come quelle del Friuli-Venezia Giulia
Ogni volta che si intraprende un'escursione in montagna, è fondamentale consultare i bollettini per il pericolo di valanghe. Ma come si calcola questo pericolo? La valutazione che viene fatta segue un processo rigoroso – standardizzato in tutta l'Europa attraverso la Scala Europea del Pericolo Valanghe – che classifica il rischio su cinque livelli progressivi:
- Grado 1 (Debole): Il manto nevoso è generalmente ben consolidato e stabile. Il distacco è possibile solo con un forte sovraccarico in pochissimi punti isolati. Qui le valanghe spontanee sono rare e di piccole dimensioni.
- Grado 2 (Moderato): La neve è moderatamente instabile su alcuni pendii ripidi. Il distacco può avvenire con forte sovraccarico (es. un gruppo di sciatori senza distanze), ma non sono attese grandi valanghe spontanee.
- Grado 3 (Marcato): È il livello critico, spesso definito come quello “delle decisioni difficili”, dato che in questa fascia avviene la maggior parte degli incidenti mortali, poiché la frequentazione è ancora possibile ma richiede capacità di valutazione esperta. Il manto nevoso presenta infatti un consolidamento da moderato a debole su molti pendii ripidi. Il distacco è possibile anche con un debole sovraccarico (il passaggio del singolo sciatore). A questo livello si registrano spesso segnali di pericolo evidenti come i "whumpf" (rumori di assestamento) e fessure nel manto.
- Grado 4 (Forte): Il manto è debole sulla maggior parte dei pendii. È probabile il distacco di valanghe spontanee di medie e grandi dimensioni. In queste condizioni, l'attività escursionistica e sciistica è fortemente limitata.
- Grado 5 (Molto Forte): Il manto nevoso è instabile ovunque. Sono previste numerose valanghe spontanee di grandi dimensioni che possono raggiungere il fondovalle, minacciando infrastrutture e zone antropizzate.
Tra l'altro, questa scala non è lineare, ma esponenziale: questo significa che il pericolo raddoppia (o triplica, quadruplica ecc.) passando da un grado all'altro. Di conseguenza il grado 3, che si trova a metà scala, non indica un pericolo “medio”, ma una situazione in cui il rischio di distacco è concreto e frequente.
Più nello specifico, questo rischio viene calcolato analizzando tre fattori:
- Probabilità di distacco valanghe.
- Distribuzione dei punti pericolosi.
- Dimensioni e frequenza delle valanghe previste.
Secondo l'ultimo bollettino AINEVA pubblicato il 2 febbraio 2026, il pericolo di valanghe è marcato (Grado 3, contrassegnato in arancione) in gran parte delle aree a rischio, come visibile nella mappa qui sotto. Tra le zone più coinvolte c'è gran parte del Piemonte (dalle Valli del Monregalese fino alle Valli Germanasca e Pellice e alle Alpi Lepontine Sud), della Valle d'Aosta (tra cui la Valle di Cogne) e parte della Lombardia (Alpi Orobie Valtellinesi). Pericolo moderato invece per le Prealpi Comasche e debole per l'Appennino Pavese e le Prealpi Varesine.

Il numero di incidenti causati dalle valanghe in Italia
Finora, nella stagione 2025/2026 sono stati registrati 19 incidenti, che hanno provocato un totale di 12 vittime: come emerge dal database di AINEVA, la categoria più colpita dalle valanghe è quella dello scialpinismo (12 incidenti per valanga). Questa disciplina, infatti, rappresenta la fetta più ampia degli incidenti e delle vittime anche per quest'anno, seguita dall'alpinismo (3 incidenti), dal fuoripista (3) e dall'escursionismo a piedi o con racchette da neve (1 incidente).
Come accennato, un dato cruciale riguarda la correlazione tra il grado di pericolo e il numero di incidenti. Le statistiche, infatti, confermano che la maggior parte degli eventi che coinvolgono delle persone avviene con Grado di pericolo 3 (Marcato). Questo spesso accade perché si tende a sottostimare il rischio: con gradi 4 o 5 la frequentazione della montagna cala drasticamente e le attività sono fortemente limitate, con grado 1 o 2 il rischio è oggettivamente basso. Il grado 3, invece, indica comunque la possibilità di frequentare la montagna, anche se in realtà nasconde insidie che richiedono un'ottima conoscenza e un'elevata di capacità di lettura del pendio.
Guardando all'andamento storico degli incidenti per valanga, dai dati emerge comunque una diminuzione delle persone coinvolte: se nella stagione 2009/2010 è stato raggiunto un picco con 217 persone travolte da una slavina (con un totale di 45 vittime), nelle ultime 3 stagioni la media degli alpinisti coinvolti è stata di 128, con una media di 16 vittime all'anno.

Per ridurre il rischio di essere coinvolti da una valanga, il consiglio migliore resta quello di consultare quotidianamente i bollettini di pericolo, seguendo sempre delle semplici regole come quella di non avventurarsi mai da soli in montagna, rispettare la segnaletica e le indicazioni sulle piste ed evitare di attraversare zone sospette come pendii aperti, canaloni e zone sottovento.