
Durante le prime ore della notte del 3 gennaio 2026 diverse esplosioni e incendi hanno colpito le aree militari di Caracas.
L'attacco è stato rivendicato dal presidente americano Donald Trump sul suo profilo X alle 4.30 locali (ore 10.30 per l'Italia), confermando la cattura e l'arresto del presidente venezuelano Nicolás Maduro e della moglie.

A quanto riportato da ANSA e altre agenzie di stampa internazionali, nel quartiere 23 de Enero (zona ovest della capitale), dove è nota la presenza di gruppi chavisti, c'è stata una forte esplosione seguita da sorvoli aerei. Sempre nella notte, si sono verificate esplosioni più contenute anche nella base aerea La Carlota e all'aeroporto di Higuerote, e persino a La Guaira, a 40 chilometri da Caracas. Secondo le fonti locali, le esplosioni sarebbero terminate intorno alle 2:15 di notte (7:15 in Italia).
Il presidente colombiano Gustavo Petro ha scritto su X che sarebbero stati colpiti anche il Palacio Federal Legislativo sede del Parlamento e il Cuartel de la Montaña, dove si trova il mausoleo di Hugo Chávez.
Il Governo venezuelano ha affermato che questa è una "gravissima aggressione militare" da parte degli Stati Uniti, e il presidente Maduro ha dichiarato lo stato di emergenza.
Nella sua nota indirizzata a Washington, il presidente venezuelano ha scritto:
Dopo oltre duecento anni di indipendenza, il popolo e il suo governo legittimo rimangono saldi nella difesa della sovranità e del diritto inalienabile di decidere il proprio destino. Il tentativo di imporre una guerra coloniale per distruggere la forma repubblicana di governo e forzare un ‘cambio di regime', in alleanza con l'oligarchia fascista, fallirà come tutti i tentativi precedenti".
Intanto, a seguito delle esplosioni alcuni quartieri a sud di Caracas sono rimasti senza elettricità, come ha confermato anche da Reuters.
Ma come siamo arrivati a tutto questo?
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che lo scorso agosto aveva già dispiegato una flottiglia navale nei Caraibi, aveva anche affermato pubblicamente che la presidenza di Nicolás Maduro aveva i giorni "contati".
Già lo scorso agosto, un funzionario del Dipartimento della Difesa aveva confermato ad Associated Press che le navi militari (tre cacciatorpediniere lanciamissili, per la precisione) erano state assegnate alla regione a supporto delle attività di contrasto al narcotraffico. Trump ha affermato più volte di voler contrastare i cartelli, che ritiene responsabili del flusso di fentanyl e di altre droghe illecite negli USA.
Maduro, invece, sostiene fermamente che gli USA di Trump stiano attaccando il Venezuela per impossessarsi delle risorse strategiche del Paese (petrolio e minerali in primis) e spezzare l'indipendenza politica della nazione.