
Per quanto possa sembrare assurdo, gli Stati Uniti con il il Progetto Chariot hanno tentato di effettuare gli scavi per un nuovo porto in Alaska utilizzando 5 bombe termonucleari sotterranee. Siamo alla fine della Seconda Guerra Mondiale e gli USA si ritrovavano con un enorme know-how in materia di armi nucleari ma – fortunatamente – senza alcun obiettivo militare da colpire. Come si poteva utilizzare allora questa tecnologia per scopi civili? Tra le varie idee, negli anni una riuscì a riscuotere particolare successo: utilizzare queste armi per scavare grandi porzioni di terreno in poco tempo. Secondo l'Atomic Energy Commission (AEC) sarebbe bastato seppellire un adeguato numero di bombe e BOOM, in pochi istanti sarebbero stati raggiunti risultati che, con metodi tradizionali, avrebbero richiesto settimane di lavoro.
Il progetto Chariot e le 5 bombe nucleari
L'idea alla base del progetto era quella di realizzare un nuovo porto nella valle di Ogotoruk, in Alaska nord-occidentale. Per farlo sarebbero state seppellite 6 bombe a idrogeno. Le prime quattro avrebbero avuto una potenza di 100 kton e, una volta detonate, avrebbero scavato l'entrata del porto; le altre due, da 1 megatone ciascuna, avrebbero invece dato vita a un bacino di manovra per le imbarcazioni.
Presto però la stessa AEC si rese conto che questa quantità di esplosivo sarebbe stata eccessiva e quindi nel 1959 il piano d'azione fu ridimensionato: si pensò di utilizzare solamente 5 bombe anziché 6 e le due potenze furono rispettivamente abbassate a 20 e 200 kton. Di seguito una mappa della loro ipotetica disposizione nell'area:

La scelta del luogo non fu casuale: all'epoca l'AEC dichiarò di aver scelto di proposito una zona remota, coperta dalla neve, con poca fauna selvatica (sempre secondo le loro parole) e priva di uccelli – già migrati altrove. L'unico problema era caratterizzato dalla presenza di popolazioni inuit che vivevano nella zona e che – come ora vedremo a breve – furono una delle principali cause dello stop al progetto.
I problemi con gli inuit
Le popolazioni che abitavano l'area, come è facile immaginare, si opposero duramente al progetto, soprattutto dopo aver saputo degli esiti non esattamente rosei delle esplosioni nell'atollo di Bikini. Le loro rimostranze furono tali da spingere l'AEC a rinviare il progetto: l'obiettivo dell'agenzia era svolgere test dimostrativi per convincere la popolazione locale e l'opinione pubblica della bontà del loro operato. I benefici infatti, a detta loro, avrebbero di gran lunga superato i "minimi rischi" legati all'esplosione… peccato che gli studi non andarono esattamente come previsto. La ricaduta di materiale radioattivo si sarebbe propagata in una direzione impossibile da prevedere con certezza. Se fosse andata verso l'interno del paese, ad esempio, avrebbe potuto contaminare non solo le falde acquifere ma, secondo i biologi, anche le zone di caccia essenziali alla sopravvivenza di quella popolazione.
L'AEC svolse quindi un test in Nevada attraverso il Project Sedan del 1962: l'obiettivo era sia dimostrare l'efficacia dello scavo, sia dimostrare che la quantità di radiazioni in superficie non sarebbe stata poi così elevata. Il primo obiettivo fu raggiunto in pieno: il cratere dell'esplosione fu enorme, come ben visibile dal seguente video.
Per quanto riguarda le radiazioni, però, furono registrati livelli ben al di sopra delle aspettative. A questo punto è inutile dire che l'opinione pubblica, i biologi e le comunità Inuit spinsero il Governo a fermare questo piano: avrebbe messo in ginocchio le comunità inuit, e ciò non poteva essere tollerato. Proprio per questo motivo nel 1962 il progetto venne sospeso e nel 1970 fu ufficialmente cancellato.
Arrivati a questo punto ci si potrebbe chiedere: ma perché il Governo tentò così disperatamente di portare a termine questo progetto con le armi nucleari? Non sarebbe stato più semplice accantonare l'idea ed eseguire lo scavo con tecniche tradizionali?
Oltre a Chariot: il piano per il nuovo Canale di Panama
Probabilmente realizzare un porto nella maniera tradizionale sarebbe stato più semplice, ma dobbiamo tenere a mente che il Progetto Chariot era solamente un primo test all'interno di un programma molto più grande, l'Operazione Plowshare. Se questa nuova tecnica di scavo fosse andata a buon fine il Governo la avrebbe utilizzata per realizzare un nuovo Canale di Panama. Quest'infrastruttura – soprannominata anche "canale pan-atomico" – sarebbe sorta nell'America Centro-Meridionale. Non sappiamo con certezza quale sarebbe stata la sua ubicazione, ma le due posizioni più quotate erano rispettivamente a poca distanza dal Canale di Panama o in prossimità dei fiumi Atrato e Trunado in Colombia.
Ad ogni modo, con l'accantonamento del progetto Chariot e le successive leggi in merito ai test nucleari, l'idea di realizzare grandi opere con questa tipologia sembra ad oggi piuttosto remota e quello del porto in Alaska resta solo un curioso aneddoto da raccontare.