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9 Aprile 2026
13:00

A Roma potrebbe arrivare il semaforo con la quarta luce bianca: come cambia il traffico e cosa significa

A Roma si valuta l'introduzione del semaforo con luce bianca che potrebbe servire a coordinare i veicoli connessi e a gestire il traffico in tempo reale con le smart road, riducendo attese e migliorando sicurezza e fluidità della circolazione nella Capitale.

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A Roma potrebbe arrivare il semaforo con la quarta luce bianca: come cambia il traffico e cosa significa
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A Roma potremmo presto confrontarci con un'interessante evoluzione del linguaggio semaforico. Oltre ai tre colori “tradizionali” – rosso, giallo e verde – si starebbe valutando l'introduzione di un quarto colore, quello bianco, pensato per integrarsi con veicoli connessi e sistemi di guida autonoma. La novità non sarebbe estetica, per niente. Si tratterebbe di una soluzione prettamente funzionale. L'idea nasce nel contesto delle cosiddette smart road, ovvero infrastrutture stradali dotate di sensori, sistemi di comunicazione e capacità di elaborare dati in tempo reale. La luce bianca andrebbe a indicare che il coordinamento del traffico non dipende più esclusivamente dal semaforo, ma da una rete digitale che mette in relazione veicoli e la stessa infrastruttura stradale.

Per usare le parole di Luigi Di Matteo, responsabile dell’Area tecnica di ACI, «quando compare la luce bianca, i veicoli connessi comunicano tra loro e con l'infrastruttura, ottimizzando automaticamente il passaggio all'incrocio». In questo modo si potrebbe raggiungere l'obiettivo di «ridurre tempi di attesa, migliorare la fluidità del traffico e sfruttare le capacità di calcolo e comunicazione dei veicoli autonomi», il che non è male in una città complessa come Roma.

Come la luce bianca potrebbe cambiare il traffico

L'idea della luce bianca si lega direttamente alla mobilità connessa, cioè a un sistema in cui i veicoli comunicano tra loro e con la strada. Quando parliamo di comunicazione veicolo-infrastruttura, spesso indicata con l'acronimo V2I (Vehicle-to-Infrastructure), intendiamo uno scambio continuo di dati che consente di coordinare i movimenti in modo più efficiente rispetto ai segnali statici. In presenza della luce bianca, questa rete digitale diventerebbe idealmente il “regista” dell’incrocio.

Le smart road rappresentano l'infrastruttura abilitante di questo modello. Anche se, chiaramente, non eliminano il traffico in senso assoluto, ne migliorano la gestione. Grazie a sensori, telecamere e algoritmi di analisi in tempo reale, la strada è in grado di adattarsi alle condizioni del momento. Questo significa semafori che modificano la durata del verde in base ai flussi effettivi, corsie che cambiano funzione dinamicamente e sistemi informativi che suggeriscono percorsi alternativi. È così che avviene la cosiddetta gestione dinamica del traffico, cioè di un approccio che sostituisce regole fisse e le rimpiazza con decisioni basate sui dati trasmessi e letti dai sistemi in tempo reale. Gli studi indicano che, con una diffusione significativa di veicoli connessi, si potrebbe aumentare la capacità delle infrastrutture senza costruire nuove strade.

L'obiettivo: aumentare la sicurezza stradale

Sul piano della sicurezza, l'integrazione tra smart road e guida autonoma è vista soprattutto come un'opportunità. Oggi gran parte degli incidenti stradali è legata al fattore umano: distrazione (come quella dovuta all'uso improprio degli smartphone alla guida), errori di valutazione o velocità eccessiva. I sistemi di assistenza alla guida e quelli completamente autonomi riducono questo margine di errore.

E a proposito di sicurezza, il responsabile dell'Area tecnica di ACI Luigi Di Matteo (già citato prima), ha spiegato:

Le tecnologie di guida assistita e autonoma possono ridurre questo fattore umano. Le smart road aggiungono un ulteriore livello di sicurezza: segnaletica digitale, comunicazione tra veicoli e infrastrutture, segnalazioni anticipate di incidenti o ostacoli, monitoraggio delle condizioni della strada. Tutti elementi che permettono di prevenire situazioni di rischio. Naturalmente restano questioni da affrontare, come l’affidabilità dei sistemi, la sicurezza informatica e la convivenza tra veicoli tradizionali e autonomi. Ma nel complesso la direzione è quella di un sistema di mobilità più sicuro.

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