
Si scrive a Empoli o ad Empoli? Iene e elefanti o iene ed elefanti? Qualcuno ricorderà una lezione a scuola in cui l'insegnante di italiano aveva spiegato la grafia corretta, qualcun altro l'avrà rimossa insieme a tante altre regole grammaticali e non ci avrà mai più fatto caso, ma quella "d" ha un nome, si chiama "d eufonica", consonante che si aggiunge alla preposizione semplice "a" e alle congiunzioni formate da una vocale sola ("e" e "o") e dietro al cui utilizzo dalle radici antiche si nasconde una regola precisa e molto semplice, che una volta capita non dovrebbe più creare difficoltà. Con la stessa vocale si usa (per esempio "ad aprile", "ed ecco"), mentre con vocali diverse è meglio non inserirla perché troppo pesante ("ad eccezione" di alcune formule di uso comune come "ad ogni modo").
Che cos'è la "d" eufonica e da dove arriva
L'aggettivo "eufonica" arriva dal greco euphonìa, che significa letteralmente "buon suono", o "suono armonico". Il compito di questa "d" è infatti quello di rendere più gradevole la pronuncia. È un elemento che si aggiunge a una singola vocale – esclusivamente alla "a" della preposizione, alla "e" e alla "o" delle congiunzioni – per evitare lo scontro con la vocale iniziale della parola seguente (tecnicamente chiamato iato).
Questa "d" ha radici profonde, che affondano nel latino: secondo la ricostruzione più accreditata, infatti, la "d" eufonica trova la sua origine nelle consonanti finali delle basi latine et (cui corrisponde l'italiano e), ad (a) e aut (o). Quando il latino si è evoluto, fino a diventare l'italiano moderno, quella consonante finale è in gran parte caduta, ma è rimasta pronta a riaffacciarsi ogni volta che serve a evitare un iato sgradevole tra vocali uguali. Anticamente, nei testi dei poeti, questa "d" si attaccava anche alla negazione né, che diventava "ned", ma c'erano anche forme come "sed" per "se" e "ched" per "che".
La regola d'oro sull'uso
Come si usa oggi? A mettere ordine ci ha pensato uno dei più grandi linguisti italiani del Novecento, Bruno Migliorini (1896-1875), la cui indicazione è poi diventata la norma di riferimento, ripresa anche dall'Accademia della Crusca. La regola è semplice: l'uso della "d" eufonica dovrebbe essere limitato ai casi di incontro della stessa vocale, quindi quando la congiunzione "e" e la preposizione "a" precedono parole inizianti rispettivamente per "e" e per "a". Per esempio "ad aprile", "ed Elisa".
Provate a pronunciare ad alta voce "a Amalfi": sentite come le due "a" sembrano pestarsi i piedi? La "d" serve proprio a evitare quell'inciampo e a rendere la sequenza più scorrevole. Ecco che "ad Amalfi" suona subito meglio.
In sintesi, la "d" si mette solo quando le due vocali che si incontrano sono identiche. Quindi scriveremo:
- Vivo ad Amalfi (e non a Amalfi)
- Iene ed elefanti (e non iene e elefanti)
- Ed eccoci, ad andare, ed Enrico
Se invece le vocali sono diverse, la "d" sparisce. Niente "baci ed auguri", "ad ogni giro" o "caschi od elmetti": sono proprio gli esempi che l'Enciclopedia Treccani indica come forme da evitare, classici ipercorrettismi che appesantiscono la frase senza motivo. Fanno eccezione sequenze fisse come "tu ed io", "ad esempio", "ad eccezione", "fino ad ora", "ad ogni modo" consolidate nell'uso quotidiano.
Trappole ed eccezioni
Come ogni regola che si rispetti, anche questa ha le sue eccezioni, in particolare cinque:
- Il caso di "od": mentre ed lo usiamo continuamente, od (al posto di o) è ormai rarissimo nello scritto da qualche decennio. Inserirlo rischia di far suonare la frase burocratica ed è meglio limitarlo a quei pochi casi in cui l'orecchio lo richiede davvero;
- Le espressioni "cristallizzate": come accennato sopra, ci sono frasi fatte così radicate nell'uso che senza la "d" suonerebbero strane, anche se le vocali sono diverse. Per queste la "d" resta obbligatoria. Il caso più famoso è "ad esempio": in teoria, applicando alla lettera la regola, dovremmo scrivere a esempio (le vocali "a" ed "e" sono diverse), ma l'espressione si è fissata così ed è in questo caso corretta con la d – stessa logica per "ad oggi", "ad ogni buon conto", "ad eccezione di" e così via;
- La "d" di troppo: se le vocali sono identiche, ma la parola successiva contiene già una "d" nella prima sillaba, meglio rinunciare per non creare una ripetizione sgradevole di suoni. Sequenze come "ed edifici" o "suoni od odori" sono da evitare;
- La "h" aspirata: l'uso della "d" eufonica è improprio davanti a parole che iniziano con "h" aspirata (si scrive "a hamburger", non "ad hamburger", si scrive "i fotografi Martin Parr e Helmut Newton", etc.).
- La virgola o gli incisi: nella forma scritta la "d" eufonica non si mette mai prima di una virgola o di un inciso. Una frase come "arriva all'improvviso, ed, esattamente come le altre volte…" è sbagliata, così come "si sono presentati Sara, Matteo e – eccezionalmente – Elisa".
In ogni caso, l'italiano contemporaneo è molto più tollerante verso gli iati rispetto all'italiano letterario del passato. Questo significa che, anche quando le vocali sono identiche, possiamo benissimo fare a meno della "d" senza commettere un vero errore. Dire o scrivere "Ho incontrato Luigi e Enzo" è accettabile. Le regole dell'eufonia non sono scolpite nella roccia: dipendono dal gusto e dalla sensibilità di ciascuna epoca, e cambiano nel tempo. Lo dimostra il fatto che quelle vecchie forme come "ned" e "ched" sono sparite quasi del tutto dal nostro parlare quotidiano, anche se sopravvivono all'interno di parole che usiamo ancora oggi senza accorgercene, come "qualcheduno" e "ciascheduno".