
Nelle ore successive all’operazione militare degli Stati Uniti in Venezuela e alla nuova fase di crisi politica apertasi a Caracas, il regime guidato dalla leader ad interim Delcy Rodríguez ha annunciato la liberazione di una serie di detenuti politici stranieri, e c'è grande attesa soprattutto per il ritorno a casa di Alberto Trentini, prigioniero nelle carceri della capitale da oltre 400 giorni senza un capo d’imputazione ufficiale. Tra le persone già rilasciate figurano anche altri italiani, come l’imprenditore Luigi Gasperin e il giornalista e politico Biagio Pilieri. Resta invece attesa per il commercialista piemontese Mario Burlò.
Un segnale di apertura, quello di Rodríguez, con la speranza di una legittimazione internazionale al suo governo.
Ma chi è Alberto Trentini, il cui volto è apparso spesso nell'ultimo anno e mezzo sulle testate nazionali? La sua detenzione in Venezuela è iniziata il 15 novembre 2024.
Trentini, operatore umanitario veneziano di 46 anni, era nel Paese da poco meno di un mese (dal 17 ottobre, per la precisione), e collaborava con la ONG "Humanity & Inclusion", che si occupa nell'assistenza alle persone con disabilità.
L'uomo è stato fermato a un posto di blocco mentre viaggiava verso Guasdualito per portare aiuti alle comunità locali, e proprio in quell'occasione è stato arrestato dall'esercito venezuelano con l'accusa di "terrorismo e cospirazione anti-Maduro". In realtà, non è mai stato formulato alcun capo d’imputazione ufficiale nei suoi confronti.
Trentini è stato rinchiuso nel carcere di massima sicurezza, "El Rodeo I" (a circa 30 chilometri a Est di Caracas). Un carcere dove i detenuti hanno solamente 45 minuti d’aria tre volte a settimana, e i pochi che sono riusciti ad uscirne raccontano di torture fisiche e psicologiche volte ad estorcere confessioni false. Per molte settimane non si è saputo nulla della sua sorte, poi, dopo lunghe settimane di interlocuzioni diplomatiche tra il governo italiano e quello venezuelano, a maggio dello scorso anno Trentini ha potuto chiamare la sua famiglia e tranquillizzarla, rassicurando di essere in buone condizioni.
Ora, dopo l'attacco degli Stati Uniti al Venezuela di Nicolás Maduro degli scorsi giorni, la notizia del rilascio di alcuni detenuti internazionali ha riacceso la speranza sulla liberazione dell'operatore umanitario.
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