
Per la prima volta da oltre mezzo secolo, quattro astronauti sono in viaggio per arrivare nei pressi della Luna: dopo diversi rinvii, la missione Artemis II della NASA è partita dalla rampa 39B del Kennedy Space Center in Florida alle 00:35 italiane del 2 aprile 2026 (le 18:35 del 1° aprile in Florida). Il razzo Space Launch System (SLS) della NASA è decollato in modo nominale trasportando in orbita terrestre la capsula Orion – battezzata Integrity – con a bordo i quattro membri dell'equipaggio: Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen. Artemis II non prevede un allunaggio, ma un un sorvolo del nostro satellite naturale, seguito dal rientro sulla Terra previsto per l'11 aprile alle 2:10 italiane.
Si tratta di un momento storico a tutti gli effetti. È la prima volta che esseri umani viaggiano oltre l'orbita terrestre bassa dai tempi delle missioni Apollo, l'ultima delle quali (Apollo 17) risale al 1972. Ed è anche la prima missione lunare ad avere a bordo contemporaneamente una donna (Koch), una persona di colore (Glover) e un non americano (Hansen).
Il lancio e le anomalie risolte all'ultimo minuto
Le operazioni di preparazione al lancio erano iniziate circa 49 ore prima della partenza, con il caricamento dei propellenti criogenici – idrogeno e ossigeno liquidi – nei serbatoi del razzo SLS, un'operazione delicata che richiede temperature estremamente basse e che ha occupato buona parte della giornata dell'1 aprile.
Durante il conto alla rovescia, però, si sono presentate alcune anomalie. La prima ha riguardato il Flight Termination System (FTS), il sistema di sicurezza progettato per distruggere il razzo in volo qualora deviasse dalla traiettoria nominale, mettendo a rischio le aree abitate sottostanti. La seconda ha coinvolto un sensore del Launch Abort System, il sistema d'emergenza che, in caso di problemi al decollo, è in grado di allontanare rapidamente la capsula Orion dal razzo.
Entrambe le anomalie sono state risolte nel giro di poco tempo. Dopo un una pausa nel conto alla rovescia a circa 10 minuti dal lancio e l'ultimo giro di verifiche, è arrivato il GO definitivo. Alle 00:35, SLS è finalmente decollato.
Cos'è successo dopo il lancio: le operazioni di prossimità
Un paio minuti dopo il lancio, come da previsione del piano di volo, i booster laterali di SLS si sono separati dopo aver terminato il loro combustibile solito. La spinta è stata affidata quindi ai quattro motori dello stadio principale del razzo, che si è separato circa 8 minuti e mezzo dopo il lancio per poi ricadere in mare.

A questo punto lo stadio superiore di SLS, chiamato Interim Cryogenic Propulsion Stage (ICPS) ha trasportato con il suo propulsore la navicella Orion con a bordo i quattro astronauti in orbita terrestre, dove nelle ore successive il pilota della missione Victor Glover ha eseguito con successo tutte le operazioni di prossimità: dopo aver separato Orion da ICPS, ha simulato delle manovre con la capsula (avanti e indietro, rotazione ecc.) usando lo stadio secondario del razzo come riferimento.

A questo punto la capsula Orion rimarrà in orbita per circa 23 ore, arrivando fino a un'altezza massima di 70.000 km dalla Terra (mai raggiunta dai tempi del programma Apollo) e comincerà a viaggiare in solitaria alla volta del nostro satellite naturale.

Cosa succederà nei prossimi 10 giorni
La missione Artemis II durerà circa 10 giorni, durante i quali l'equipaggio testerà in condizioni operative reali tutti i sistemi della capsula Orion: navigazione, comunicazioni, supporto vitale e manovre manuali. Si tratta, in sostanza, di una prova generale completa di tutto ciò che sarà necessario per le future missioni di allunaggio, dopo che Artemis I (la missione precedente, svolta alla fine del 2022) ha garantito la certificazione di SLS e di Orion per il volo umano.
Dopo aver lasciato l'orbita terrestre grazie allo stadio superiore ICPS, Orion si dirigerà verso la Luna. Durante il viaggio, gli astronauti raccoglieranno dati preziosi sull'ambiente dello spazio profondo, inclusa l'esposizione alle radiazioni cosmiche — uno degli aspetti critici per la salute degli equipaggi nelle missioni future.
Il momento culminante sarà il flyby lunare: tra 5 giorni circa, la capsula Orion sorvolerà la superficie della Luna senza entrarvi in orbita, e gli astronauti potranno vedere dal vivo il lato nascosto della Luna. Orion sfrutterà poi la gravità lunare per modificare la propria traiettoria e avviare il ritorno verso la Terra. Nella fase finale, Orion entrerà nell'atmosfera a velocità elevatissime, mettendo alla prova lo scudo termico progettato per resistere alle temperature estreme del rientro. L'ammaraggio è atteso nell'oceano l'11 aprile.
Perché Artemis II è così importante
Artemis II non è "solo" un volo con equipaggio attorno alla Luna. È il tassello fondamentale che deve aprire la strada alle missioni successive. Se tutto andrà come previsto, Artemis IV — attualmente attesa per il 2028 — sarà la missione che riporterà per la prima volta esseri umani sulla superficie lunare dopo oltre mezzo secolo.
Il programma Artemis è però molto più ambizioso delle Apollo: l'obiettivo a lungo termine non è soltanto tornare sulla Luna, ma costruirvi basi permanenti che fungano da trampolino di lancio per l'esplorazione di Marte. In questo contesto si inserisce anche il Lunar Gateway, la futura stazione orbitale lunare che servirà da punto di appoggio per i trasferimenti tra la Terra e la superficie del satellite.
Artemis II è dunque il primo passo concreto di un piano che guarda molto più lontano della Luna.