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7 Aprile 2026
10:51

Artemis II completa il flyby del lato nascosto della Luna: record di distanza dalla Terra per gli astronauti

Nella notte tra il 6 e il 7 aprile 2026, la capsula Orion ha completato con successo il flyby lunare, la manovra più attesa della prima missione con equipaggio del programma Artemis. Gli astronauti hanno anche superato il primato di distanza dalla Terra stabilito da Apollo 13 nel 1970, arrivando a 406.771 km dal nostro pianeta.

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Artemis II completa il flyby del lato nascosto della Luna: record di distanza dalla Terra per gli astronauti
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Il lato nascosto della Luna visto da Artemis II poco prima di raggiungere la minima distanza dal nostro satellite. Credit: NASA

La missione Artemis II della NASA ha compiuto nella notte tra il 6 e il 7 aprile 2026 il suo momento più spettacolare: la capsula Orion con a bordo quattro astronauti ha sorvolato la Luna, circumnavigando il lato nascosto del nostro satellite naturale, e ha utilizzato la sua gravità per modificare la propria traiettoria e inserirsi in una traiettoria di riavvicinamento alla Terra. È stato un momento degno di entrare nella storia dell'esplorazione spaziale umana per diversi motivi: gli astronauti hanno battuto il record di distanza dalla Terra stabilito da Apollo 13 nel 1970, e hanno visto dal vivo alcune porzioni del lato nascosto della Luna che nessun essere umano aveva mai osservato con i propri occhi.

Come si è svolto il flyby lunare: la prima eclissi solare vista dalla Luna

La fase di sorvolo è iniziata alle 20:45 italiane del 6 aprile e si è conclusa alle 3:20 del 7 aprile. La navicella Orion con a bordo l'equipaggio della missione era già entrata dalla mattina di ieri nella sfera di influenza lunare, cioè la distanza dalla Luna entro cui l'attrazione gravitazionale del nostro satellite supera quella della Terra.

All'1:00 del 7 aprile (ora italiana) la missione ha raggiunto la minima distanza dalla superficie lunare a circa 6545 km. Si tratta di una distanza molto superiore a quella che gli astronauti raggiungevano con le missioni Apollo, che permetteva di svolgere osservazioni scientifiche a largo campo sul lato nascosto della Luna. Nel momento di minima distanza la capsula viaggiava a quasi 98.000 km/h rispetto alla Terra e circa 5050 km/h rispetto alla Luna.

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La Luna vista a distanza ravvicinata dalla missione Artemis II. In alto, in colore scuro, compaiono i mari lunari visibili anche dalla Terra; la porzione in basso appartiene invece al lato nascosto della Luna. Credit: NASA

Come previsto, durante la fase del sorvolo sul lato nascosto della Luna le comunicazioni con la Terra si sono interrotte per circa 40 minuti, tra le 00:44 e le 1:24 italiane. Questo è del tutto normale: la Luna, frapposta tra la navicella e il nostro pianeta, bloccava le onde radio. Al termine di questa "zona d'ombra", la capsula ha ristabilito il contatto senza alcun problema. Durante il silenzio radio gli astronauti hanno potuto osservare l'occultazione della Terra dietro la Luna e la sua successiva riapparizione (soprannominata evocativamente Earthrise).

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Inizio dell’occultazione della Terra da parte della Luna durante la missione Artemis II. Credit: NASA

Ma non solo: dalla posizione in cui si trovavano, i quattro astronauti hanno potuto assistere a un'eclissi di Sole da parte della Luna, con la nostra stella che scompariva dietro il disco lunare. Si tratta della prima eclissi solare osservata da esseri umani nei pressi della Luna.

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Eclissi di Sole vista dagli astronauti della missione Artemis II. Credit: NASA

Nuovo record di distanza dalla Terra: battuto Apollo 13

Poco dopo il punto di massimo avvicinamento alla Luna, alle 1:02 italiane, l'equipaggio della missione Artemis II ha stabilito un nuovo primato assoluto di distanza dalla Terra per una missione con equipaggio: 406.771 km. Il record precedente apparteneva alla sfortunata missione Apollo 13 che, nell'aprile del 1970, aveva raggiunto i 400.171 km. Nessun essere umano, in tutta la storia dell'umanità, si era mai spinto così lontano dalla Terra.

Mentre Orion transitava in prossimità della Luna, l'equipaggio ha condotto una serie di osservazioni scientifiche su alcune delle strutture geologiche più interessanti del nostro satellite. Tra queste, il Mare Orientale e il cratere Hertzsprung (nel lato nascosto). Si tratta di due grandi strutture di età e caratteristiche molto diverse, il cui confronto permetterà agli scienziati di capire meglio come evolve la superficie lunare nel tempo.

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La Luna vista da 30.000 km di distanza durante la missione Artemis II. La macchia scura in basso a sinistra è il Mare Orientale; il cratere Hertzprung, invece, è appena visibile sul terminatore lunare. Credit: NASA

Durante il sorvolo, gli astronauti hanno anche proposto i nomi per due nuovi crateri lunari osservati a occhio nudo. A nord-ovest del Mare Orientale hanno suggerito il nome Integrity, lo stesso della capsula Orion di Artemis II.

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Il cratere Integrity sul lato nascosto della Luna. Credit: Surlyanduncouth, CC BY–SA 4.0, via Wikimedia Commons

Poco più a nord-est, al confine tra lato visibile e lato nascosto, hanno invece proposto Carroll, in memoria della moglie scomparsa di Reid Wiseman, Carroll Taylor Wiseman. Le proposte saranno sottoposte al vaglio della International Astronomical Union (IAU) al termine della missione.

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Il cratere Carroll sul lato nascosto della Luna. Credit: Jhmadden, CC BY–SA 4.0, via Wikimedia Commons

Cosa succede adesso: il viaggio per il ritorno sulla Terra

Con la spinta gravitazionale della Luna, Artemis II è entrata nell'ultima fase della missione: il ritorno sulla Terra. Orion si è immessa in una traiettoria di avvicinamento al nostro pianeta senza necessità di grandi manovre propulsive aggiuntive. Nei prossimi giorni, i quattro astronauti si concentreranno sulla preparazione al rientro atmosferico, che probabilmente sarà il momento più critico nei 10 giorni di missione. L'ammaraggio nell'Oceano Pacifico è previsto nella notte tra il 10 e l'11 aprile in Italia, dove squadre di recupero attenderanno la capsula con gli astronauti a bordo.

La mole di dati raccolti durante Artemis II sarà fondamentale per la preparazione delle missioni successive del programma, in particolare Artemis IV, che prevede il ritorno degli astronauti sulla superficie lunare non prima del 2028. Una volta che la capsula sarà recuperata, la NASA le prestazioni dei sistemi di supporto vitale, l'efficacia della protezione termica durante il rientro e l'affidabilità delle comunicazioni nello spazio profondo.

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Filippo Bonaventura
Content editor coordinator, Autore
Coordinatore editoriale di Geopop, autore di contenuti e responsabile del magazine geopop.it, dove scrivo principalmente di astronomia, spazio, fisica e meteorologia. Ho una laurea in Astrofisica, un Master in Comunicazione della Scienza alla SISSA di Trieste e in passato ho fatto divulgazione scientifica con il progetto “Chi ha paura del buio?”.
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