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24 Novembre 2022
7:30

Breve storia della bicicletta: le due ruote dall’invenzione a oggi

Da alcuni anni un numero sempre maggiore di cittadini utilizza la bicicletta per scopi ricreativi o per gli spostamenti quotidiani. Ma quando è stata inventata e qual è la storia della sua evoluzione?

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Breve storia della bicicletta: le due ruote dall’invenzione a oggi
storia della bicicletta

La bicicletta nacque negli anni ’80 dell’Ottocento. Per decenni fu il più diffuso mezzo di trasporto per gli spostamenti su brevi distanze, ma nel mondo industrializzato fu superata dai mezzi a motore nel corso del Novecento.

Da alcuni anni, tuttavia, si assiste a una sorta di rinascita della bicicletta. Vediamo in sintesi qual è la storia della sua evoluzione.

Le origini delle bicicletta

Possiamo far iniziare la storia della bicicletta alla fine del ‘700, quando in Francia fu inventato uno “strano” mezzo di trasporto: il celerifero, composto da due ruote collegate da un asse di legno. Il celerifero si muoveva grazie alla spinta data con i piedi, che si dovevano poggiare alternatamente a terra.

Un miglioramento nell'evoluzione della bicicletta fu introdotto nel 1817, quando un nobile tedesco, Karl von Drais, aggiunse un manubrio collegato alla ruota anteriore che consentiva di sterzare. Il nuovo mezzo che inventò divenne noto come draisina (Laufmaschine) ed ebbe un discreto successo, soprattutto nelle fasce più ricche della popolazione e nelle città. Tuttavia era ancora un mezzo troppo rudimentale per rivoluzionare il sistema dei traporti.

Draisina (credit Gun Powder Ma)
Draisina (credit Gun Powder Ma)

Il velocipede: la svolta con l'invenzione dei pedali

Negli anni ’60 dell’Ottocento fu introdotta un’innovazione fondamentale: i pedali, che erano applicati direttamente alla ruota anteriore e consentivano di non poggiare i piedi a terra. Nacque così il velocipede, la cui prima apparizione avvenne a Parigi nel 1864.

La distanza che si poteva coprire con una pedalata dipendeva dalle dimensioni della ruota anteriore: più era grande e più la pedalata era “lunga”. Di conseguenza furono costruiti velocipedi, noti come penny-farthing, con una ruota anteriore molto grande, che per i ciclisti più alti poteva arrivare a un metro e mezzo di diametro. I penny-farthing, però, erano piuttosto pericolosi, perché se si cadeva da quell’altezza ci si faceva male.

Velocipede penny-farthing
Velocipede penny–farthing

La nascita della bicicletta moderna

La svolta avvenne negli anni ’80 dell’Ottocento, quando fu inventata la safety bicycle o “bicicletta di sicurezza”, che presentava un'innovazione fondamentale: la trasmissione a catena. I pedali non erano montati sulla ruota anteriore, ma su una catena collegata alla ruota posteriore, che “trasferiva” il movimento alla ruota. L’invenzione, giunta dopo alcuni tentativi, fu introdotta dall’inglese John Kemp Starley nel 1885.

Safety bicycle 1885 (credi Scienze Museum)
Safety bicycle 1885 (credit Scienze Museum)

Tre anni dopo, un altro inglese, John Dunlop, brevettò un’altra invenzione fondamentale per il progresso dei trasporti: lo pneumatico, cioè un tubo di gomma riempito di aria, che serviva a rivestire le ruote e aveva il grande vantaggio di “adattarsi” alle imperfezioni del terreno e attutire gli urti.

Insomma, negli anni ’80 dell’Ottocento, con la trasmissione a catena e gli pneumatici, nacque la bicicletta nella sua forma moderna. Peraltro, il periodo era particolarmente proficuo per i trasporti: negli stessi anni furono inventate le automobili e furono sperimentate le prime locomotive elettriche. Il genere umano, che si era mosso per millenni alla velocità dei cavalli, finalmente disponeva di mezzi più efficienti.

La diffusione della bicicletta

La bicicletta ebbe rapidamente successo, si diffuse in tutto il mondo industrializzato e, in seguito, anche negli altri Paesi. In origine era usata soprattutto dalla classe media che la considerava uno status symbol.

In molti Paesi nacquero associazioni, frequentate dalla borghesia, che promuovevano il turismo ciclistico. In Italia, per esempio, sin dagli anni ’80 nacquero i “veloce club” in molte città e nel 1894 fu fondato il Touring club ciclistico italiano (poi diventato semplicemente Touring club italiano, perché iniziò a promuovere anche il turismo con mezzi a motore).

diffusione bicicletta

Gradualmente la bicicletta, da strumento ricreativo delle classi medie, divenne il mezzo di trasporto più usato dai ceti meno abbienti. Nei primi decenni del Novecento i cittadini benestanti iniziarono a usare le automobili, mentre le classi popolari si servivano della bicicletta per le esigenze quotidiane.

La sua diffusione, però, era diversa a seconda dei luoghi e in genere nelle città era molto più usata rispetto alle campagne, dove continuava a prevalere il trasporto con animali. In Italia, il mezzo si diffuse soprattutto nel Centro-Nord.

Bicicletta a Plymouth, inizio Novecento
Bicicletta a Plymouth, inizio Novecento

Il ciclismo sportivo

L’uso della bicicletta come mezzo di trasporto favorì la nascita e la diffusione del ciclismo sportivo, la cui storia è strettamente intrecciata a quella del ciclismo “utilitario”. Tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento nacquero le corse “classiche” su strada che si corrono ancora oggi, come la Parigi-Roubaix, introdotta nel 1896, e la Milano-Sanremo, del 1907. Furono istituiti, inoltre, i grandi giri a tappe, come il Tour de France (1903) e il Giro d’Italia (1909).

Il ciclismo divenne uno degli spettacoli favoriti in molti Paesi europei, compresa l’Italia.

bicicletta da corsa

Il declino

Con il passare degli anni la bicicletta fu superata dai mezzi a motore. Il primo Paese nel quale avvenne il “sorpasso” furono gli Stati Uniti d’America dove, già prima della Seconda Guerra Mondiale, si diffuse la motorizzazione di massa e la bicicletta, da mezzo di trasporto, divenne prevalentemente un gioco per bambini. In Europa, invece, il “sorpasso” avvenne dopo la guerra, dagli anni ’50 in avanti.

In Italia, per esempio, il periodo immediatamente successivo alla guerra (dal 1945 ai primi anni ’50) fu l’epoca d’oro della bicicletta e del ciclismo sportivo, ma in seguito anche nel nostro Paese arrivò la motorizzazione di massa, prima con i motoscooter (le celebri Vespa e Lambretta) e poi con le automobili. La bicicletta perse inevitabilmente la sua attrattiva e iniziò a essere considerata un mezzo retrogrado o un gioco per i bambini.

lambretta

Le innovazioni tecniche e la “rinascita”

Nonostante il declino della bicicletta come mezzo di trasporto, nella seconda metà del Novecento furono introdotte varie innovazioni e furono prodotti nuovi modelli. Per esempio, negli anni ’70 in California fu lanciata la mountain bike che si è poi diffusa in tutto il mondo. Dagli anni ’90, inoltre, è iniziata la produzione delle biciclette a pedalata assistita, o e-bike, che montano un motorino elettrico che facilita la pedalata.

E-bike (credit Chrischerf)
E–bike (credit Chrischerf)

Da alcuni decenni assistiamo a una rinascita della bicicletta, che oggi è usata da un numero crescente di persone in tutti i Paesi industrializzati.

La bicicletta serve prevalentemente per uso ricreativo, ma alcuni cittadini, soprattutto nell'Europa del Nord, la utilizzano anche per gli spostamenti quotidiani su brevi distanze. In Occidente, a differenza del passato, usare la bicicletta non è più una necessità, ma una scelta. I cittadini che si muovono in bicicletta spesso lo fanno per motivi di salute e/o per rispetto dell’ambiente e non perché non possono permettersi un’automobile.

In altre aree del mondo, però, come l'Asia, la bicicletta è ancora l’unico mezzo di locomozione a disposizione dei cittadini dei ceti meno abbienti.

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