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10 Gennaio 2026
16:30

Perché a Trump interessano Venezuela e Groenlandia: i punti in comune tra i due Paesi

In seguito all’attacco statunitense al Venezuela, durante il quale il Presidente Nicolàs Maduro e la moglie Cilia Flores sono stati catturati, il Presidente Donald Trump ha iniziato nuovamente a puntare alla Groenlandia e alla sua importanza strategica per gli Stati Uniti. Ma cosa hanno in comune i due Paesi per gli interessi USA?

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Perché a Trump interessano Venezuela e Groenlandia: i punti in comune tra i due Paesi
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Dopo i raid aerei sul Venezuela e la cattura del Presidente Maduro insieme alla moglie, Donald Trump ha da poco annunciato che gli Stati Uniti riceveranno tra i 30 e i 50 milioni di barili di petrolio da parte del Venezuela, che saranno liberi da sanzioni e che potranno essere rivenduti a prezzo di mercato. Allo stesso tempo Trump ha chiesto all’attuale Presidente venezuelana ad interim Delcy Rodriguez di interrompere qualsiasi relazione economica con Cina, Cuba, Iran e Russia, i principali alleati e partner economici del Venezuela in campo petrolifero. In questo contesto, sono inoltre tornate alla ribalta le già note mire del Presidente Trump sulla Groenlandia, esprimendo la necessità per la sicurezza nazionale degli USA di controllarla o – addirittura – acquistarla dalla Danimarca.

Il Venezuela è uno dei Paesi più ricchi di giacimenti di petrolio: l’accordo

Sono lieto di annunciare che le autorità di transizione in Venezuela consegneranno agli Stati Uniti d'America tra i 30 e i 50 milioni di barili di petrolio di alta qualità, non soggetto a sanzioni. Questo petrolio sarà venduto al prezzo di mercato e il ricavato sarà gestito da me, in qualità di Presidente degli Stati Uniti d'America, per garantire che venga utilizzato a beneficio del popolo venezuelano e degli Stati Uniti!

Si ricordi che il Venezuela è uno dei Paesi più ricchi di giacimenti di petrolio al mondo: secondo la US Energy Information Administration possiede circa il 20% delle riserve mondiali, pari a circa 303 miliardi di barili. Ad oggi, in seguito anche alle dure sanzioni imposte da parte degli Stati Uniti, il Venezuela produce circa 1 milione di barili al giorno – circa lo 0,8% della produzione globale di greggio. La compagnia petrolifera nazionale, Petróleos de Venezuela Sociedad Anónima (PDVSA), in passato era una delle più importanti dell’America Latina, ma la mancanza di investimenti e la cattiva gestione della PDVSA hanno portato ad un enorme calo della produzione negli ultimi 20 anni: fino al 2000 la produzione era di circa 3,2 milioni di barili al giorno (mbd).

Le sanzioni internazionali degli Stati Uniti contro il governo venezuelano e una profonda crisi economica hanno contribuito al declino dell'industria petrolifera del Paese, insieme alla mancanza di investimenti e manutenzione, secondo l'EIA. Tutto questo ha reso il Venezuela un luogo scosso da crisi economiche e shock esterni. Intanto, il governo di Pechino accusa gli Stati Uniti di aver violato il diritto internazionale, sottolineando che il Venezuela è uno Stato sovrano e che dunque possiede “piena e permanente sovranità sulle sue risorse naturali e sulle sue attività economiche”.

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Il presidente Donald Trump monitora le operazioni militari statunitensi in Venezuela dal Mar–a–Lago Club di Palm Beach, Florida –3 gennaio 2026. Fonte: Wikimedia commons

La Groenlandia è un punto strategico importante per la Rotta Artica

In seguito agli avvenimenti legati al Venezuela, negli ultimi giorni il Presidente Trump è tornato nuovamente ad affrontare il tema Groenlandia, dichiarando che il controllo dell’isola costituisce una priorità per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti ed esprimendo la propria volontà addirittura di acquistarla dalla Danimarca.

Durante la Guerra Fredda, l’isola era già stata utilizzata come base per testare missili balistici, l'esercito statunitense utilizzava in particolare la base aerea di Thule (oggi base NATO di Pituffik), situata nel comune di Avannaata nella Groenlandia settentrionale.

L'isola è un punto strategico importante nel contesto internazionale per il controllo della Rotta Artica, che attraversa il Mar Glaciale Artico costeggiando otto diversi Stati. Questa rotta è quasi interamente controllata della Russia, vista l'estensione della Siberia, ma sta diventando sempre più rilevante per lo scioglimento dei ghiacci nella zona. Indubbiamente, però, una delle principali motivazioni di interesse statunitense è legata alla ricchezza di materie prime e fonti di energia del territorio groenlandese.

La Groenlandia, infatti, è ricca di vasti giacimenti di idrocarburi e minerali, come oro, platino, zinco, nichel, uranio e terre rare. Questi minerali e gli elementi delle terre rare sono componenti essenziali nelle tecnologie emergenti, soprattutto nel settore energetico, come i veicoli elettrici e le turbine eoliche, oltre ad avere applicazioni per la sicurezza nazionale nel campo delle tecnologie militari avanzate: droni e sistemi di guida missilistica su tutti. A differenza di altri, i giacimenti groenlandesi di metalli rari sono ancora poco sfruttati ed esplorati, anche a causa delle difficoltà legate alle condizioni climatiche: si trovano infatti al di sotto di spessi strati di ghiaccio difficilmente accessibili. Inoltre le infrastrutture logistiche ed estrattive presenti sull’isola non sono ancora pienamente sviluppate.

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Una mappa che mostra l’ipotetica formazione del territorio degli Stati Uniti in seguito all’acquisizione della Groenlandia. Fonte: Wikimedia commons

Le similitudini tra Venezuela e Groenlandia

Numerosi osservatori ed analisti internazionali hanno paragonato le situazioni dei due Paesi, declinandole in base alle ambizioni e agli interessi strategici USA. L’interesse sia per la Groenlandia – per il controllo della Rotta Artica – sia per il Venezuela – per ribadire l’ ”egemonia” statunitense sui territori dell’America Latina e per arginare la presenza russa e cinese in quei territori – è comune ad entrambe.

In secondo luogo, la componente legata al controllo delle risorse energetiche e minerali è indubbiamente forte in entrambi i casi, seppur con le dovute differenze legate principalmente all’accessibilità delle risorse e dei giacimenti minerari. Dunque sia l'aspetto economico e di approvvigionamento energetico che quello militare-strategico per limitare la presenza cinese e russa in questi territori sono un denominatore comune per Venezuela e Groenlandia, insieme ad una volontà chiara di ribadire l'egemonia e la grandezza degli Stati Uniti nel contesto internazionale.

Quali sono le differenze tra i due casi

Il premier della Groenlandia, Jens Frederik Nielsen, ha voluto però rimarcare la differenza con il Venezuela, ridimensionando le dichiarazioni del Presidente Trump.  In primis, la Groenlandia è un Paese che ha un ordinamento politico democratico e formalmente è parte del Regno di Danimarca, nonostante goda di uno status di autonomia. Stiamo parlando di un Territorio Speciale dell'Unione Europea – nonostante non faccia parte dell’UE – di un paese alleato degli Stati Uniti, e sotto l’ombrello NATO.

Al contrario, il Venezuela aveva un Presidente ed un governo non riconosciuti dagli Stati Uniti e da altri dieci Paesi (Paraguay, Argentina, Costa Rica, Cile, Ecuador, Guatemala, Panama, Perù, Repubblica Dominicana e Uruguay) considerato un regime autoritario e anche isolato internazionalmente dal punto di vista della difesa. Sebbene infatti Cina e Russia abbiano sempre espresso il proprio supporto al Venezuela, condannando anche l’azione di Trump dal punto di vista del diritto internazionale, ad oggi nessuna di queste potenze fornisce supporto in termini difensivi al Venezuela.

La Groenlandia, essendo sotto l’ombrello NATO, gode di tutt’altra posizione. Inoltre l’ipotesi di un intervento militare nel Paese o di azioni coercitive – come quelle avvenute in Venezuela – nel caso della Groenlandia sembra remota, rispetto ad una via “diplomatica” o di negoziazione, compresa l’assurda ipotesi di acquisto dalla Danimarca.

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