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La pole position è la prima casella in griglia di partenza occupata dal pilota di Formula 1 che ha registrato il miglior tempo nella sessione di qualifiche (oggi strutturata in Q1, Q2 e Q3). In teoria, la pole position garantisce un vantaggio strategico: significa avere aria pulita, dettare il proprio ritmo sin da subito, evitare contatti e tensione nei primi metri di gara. Ma attenzione perché nella realtà di una gara lunga, piena di variabili e di colpi di scena, le cose possono cambiare. Per capire meglio se partire davanti a tutti in gara rappresenti effettivamente una chance concreta di vittoria bisogna affidarsi ai dati, e questi sono molto significativi. Negli oltre 1100 Gran Premi disputati dal 1950 ad oggi, in 470 occasioni, "solo" circa il 42% delle gare sono state vinte dal pilota che partiva in pole, dunque in media quasi 6 volte su 10 vince qualcun altro.
L'importanza della pole position in Formula 1: le statistiche
La pole position, quell’agognata prima casella sulla griglia di partenza, rappresenta da sempre un vantaggio strategico cruciale in Formula 1. Si ha il vantaggio del lato pulito della griglia, ovvero quello della traiettoria ideale. Questo lato è stato “gommato” da centinaia di passaggi durante prove e qualifiche, il che garantisce migliore aderenza e partenza più efficace. Ma è davvero così scontato che chi parte davanti vince? La stagione 2025 ci dice di sì, e con numeri aggiornati fino al Gran Premio dell'Ungheria sul circuito dell'Hungaroring, vale la pena fare un bilancio.
Finora, nei 14 Gran Premi disputati, 9 hanno visto vincere il pilota che partiva dalla pole, con una percentuale del 64%. Un dato che fa riflettere, perché storicamente la percentuale di chi trasforma la prima posizione in griglia in vittoria si aggira attorno al 42%, mentre negli ultimi anni, con auto più affidabili e circuiti più selettivi, si è alzata vicino al 50%. Cifra che si alza se si tiene conto di chi vince partendo dalla seconda posizione (66%).
In passato, con vetture meno affidabili e meno sicurezza in pista, partire in pole non garantiva affatto la vittoria, perché incidenti e problemi tecnici erano frequenti al punto che il pilota che partiva dalla prima casella a volte nemmeno riusciva a terminare la sua corsa. Oggi, con auto molto più robuste e con regolamenti che rendono il sorpasso più difficile, chi parte davanti ha molte più chance di arrivare per primo al traguardo. Prendiamo Ayrton Senna: in carriera ha convertito circa la metà delle sue pole position in vittorie (su 65 pole ne ha convertite 29), una percentuale altissima del 44%. Lewis Hamilton, invece, vanta un impressionante 58% di conversione da pole a trionfo (61 su 104).

Perchè la pole position non è sempre sinonimo di vittoria: dipende dal tipo di circuito
La conversione da pole a vittoria in Formula 1 varia di parecchio soprattutto in base al circuito. Ad esempio, nei circuiti cittadini – noti per la loro ristrettezza e la scarsità di punti di sorpasso – la pole vale oro. A Monaco, per esempio, chi parte in testa vince nel 75% dei casi. Eclatante il caso relativo alla stagione 2022 quando il pilota della Ferrari, Charles Leclerc, partito dalla pole in una gara influenzata dalla pioggia battente sul circuito di Monaco, si ritrovò al termine della corsa ad arrivare quarto a causa di una strategia sbagliata ai box.
Al contrario, nei circuiti ad alta velocità con lunghi rettilinei e zone DRS efficaci, la pole perde valore. A Monza, la "cattedrale della velocità", solo nel 35% dei casi il poleman ha tagliato il traguardo per primo. Anche a Spa-Francorchamps, il dato è simile: circa 39% di conversione da pole a vittoria, complice il lunghissimo rettilineo che porta a Les Combes dove i sorpassi sono frequenti. Al "Marina Bay Circuit" di Singapore invece il tasso di conversione da pole a vittoria è molto simile a quello di Monaco: qui il 66% delle vittorie sono arrivate dal pilota che partiva davanti, in quanto è un tracciato molto stretto e dove sorpassare è quasi impossibile.
Attenzione però, partire davanti a tutti non è sempre sinonimo di vittoria nemmeno nei circuiti dove sorpassare è una sfida alquanto ardua. Infatti, alla partenza, possono esserci già alcune sliding doors che influenzano il risultato finale: una partenza sbagliata, l'ingresso della Safety Car per eventuali incidenti, la temperatura di asfalto e pneumatici, condizioni meteo e altro ancora.
I piloti con il tasso più alto di vittorie partendo dalla pole position
Diamo un'occhiata ad alcuni tra i migliori piloti con il più alto tasso di vittorie partendo dalla pole position nella storia della Formula 1:
- Max Verstappen – 75%: il quattro volte campione del mondo domina questa classifica con ben 33 vittorie conquistate partendo dalla prima casella su 44 pole position in totale.
- Alberto Ascari – 64,29%: il leggendario pilota Ferrari degli anni ’50 vanta 9 vittorie da 14 pole. La sua capacità di tradurre la pole in successo è stata una delle chiavi del suo dominio nell’era post-bellica.
- Fernando Alonso – 63,64%: con 14 vittorie da 22 pole, il due volte iridato spagnolo nei suoi anni d’oro con la Renault ha sempre massimizzato le occasioni.
- Michael Schumacher – 58,82%: il tedesco, oltre ad aver vinto sette titoli mondiali in carriera, ha vinto 40 volte quando è partito dalla pole position, che sono 68 in totale.
- Lewis Hamilton – 58,65%: il pilota britannico nel corso della sua carriera è colui che ha conquistato più pole position di tutti in Formula 1 (104), tra queste ben 61 volte ha tramutato la prima posizione in qualifica nella vittoria della gara.
Non rientra in questa classifica uno dei piloti più talentuosi della griglia, ovvero Charles Leclerc. Il pilota monegasco, infatti, ha convertito soltanto 5 delle sue 27 pole position in vittoria nella sua carriera, circa il 18%. Si tratta del tasso di conversione più basso tra i piloti in attività con almeno 20 pole. A fargli compagnia tra i numeri meno lusinghieri ci sono anche alcuni nomi illustri del passato, come nel caso di René Arnoux che ha raccolto appena 2 vittorie su 18 pole (11%). Spicca poi Nelson Piquet, tre volte campione del mondo, che ha vinto solo 5 delle sue 24 pole position, con un tasso di conversione pari al 20,83%, insolitamente basso per un pilota del suo calibro.