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14 Febbraio 2026
7:00

Perché si dice colpo di fulmine: il significato dell’amore “a prima vista”

L’espressione “colpo di fulmine” deriva dal francese coup de foudre e significa un innamoramento improvviso. Nato tra i “giochi elettrici” del Settecento e il mito degli Androgini di Platone, il termine unisce scienza e leggenda: scintille tra persone o metà perdute evocano attrazione istantanea e intensa.

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Perché si dice colpo di fulmine: il significato dell’amore “a prima vista”
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L'espressione "colpo di fulmine" deriva dal francese "coup de foudre", e descrive con una metafora l’innamoramento improvviso e intenso che avviene al primo incontro tra due persone, come se tra loro scoccasse una scintilla. L’origine dell’espressione è incerta, ma si può collocare nella Francia del ‘700, quando a corte e nei salotti parigini erano in voga i cosiddetti “giochi elettrici”: esperimenti pubblici in cui si sperimentavano scariche elettriche, scintille e fenomeni di elettrostatica con materiali e acqua. In questo contesto, l’immagine del “fulmine” divenne metafora perfetta per descrivere l’attrazione improvvisa tra due persone.

Perfino Platone, nel Simposio, usa il simbolo del fulmine: racconta che Zeus divise gli esseri umani in due metà e, quando queste si ritrovano, sentono ancora la carica del fulmine che un tempo le separò, un richiamo all’idea di un legame immediato e irresistibile.

Origine e significato del “colpo di fulmine” nel ‘700

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Scultura marmorea di Antonio Canova (1788–1793) rappresentante "Amore e Psiche". La favola mitologica che l’ha ispirata viene narrata da Apuleio nelle sue Metamorfosi.

I “giochi elettrici” della Francia settecentesca erano veri e propri divertissement basati su esperimenti elettrici che coinvolgevano le persone comuni, con l’obiettivo di dimostrare il funzionamento dell'elettricità, e divertire. Nel 1767, lo scienziato inglese Joseph Priestley pubblicò il trattato The History and Present State of Electricity, dove scrisse:

"L'elettricità ha una prerogativa rispetto agli altri rami della scienza: offre infatti sia materia di meditazione per gli scienziati, sia divertimento per tutte le persone indifferentemente. […] Si vedono scintille di fuoco uscire da un pezzo di freddo metallo e persino dall'acqua [ … ] e ciò che è ancor più meraviglioso è che una normale bottiglia di vetro, dopo una semplice preparazione, acquista il potere di dare a chiunque una violenta scossa e questa scossa è accompagnata da un colpo di tuono e da una massa di fuoco somigliante al fulmine".

Negli stessi anni, grazie a Charles Dufay, botanico e sovrintendente dei giardini reali, e al suo collaboratore, l’abate Antoine Nollet, si sperimentavano numerosi fenomeni elettrici: scintille che saltavano tra metalli, piume o fili di seta che si sollevavano apparentemente da sole, getti d’acqua che si respingevano per effetto di cariche opposte, e bolle di sapone che si muovevano come animate da spiriti invisibili.

Uno degli esperimenti più sorprendenti era quello in cui le persone diventavano parte del circuito elettrico. Nollet, celebre per le sue dimostrazioni pubbliche, faceva disporre in fila decine di spettatori tenuti per mano: attraverso di loro faceva passare la scarica di una bottiglia di Leida, una delle prime forme di condensatore elettrico, provocando grida e risate mentre tutti avvertivano simultaneamente la scossa. In altri esperimenti, una dama veniva caricata elettricamente con la macchina elettrostatica: i suoi capelli si alzavano, il vestito frusciava e chi le si avvicinava riceveva piccole scintille, tra lo stupore e l’allegria dei presenti. Negli stessi anni, si diffusero esperimenti che spiegavano fenomeni elettrici con strumenti diversi, come globi di vetro e macchine elettrostatiche, mostrando attrazione, repulsione e scintille in modi spettacolari.

Questi spettacoli, che oggi potremmo considerare precursori della “fisica divulgativa”, avevano un duplice scopo: incuriosire e istruire. L’elettricità diventava così un modo per spiegare la scienza attraverso la meraviglia, trasformando un fenomeno naturale in strumento di conoscenza e puro divertimento.

“Colpo di fulmine”: tra psicologia e mito di Platone

Questo concetto di “fulmine” legato all’innamoramento non è solo moderno: Platone, nel Simposio (190 a.C.), racconta il mito di Aristofane e degli Androgini. Secondo la leggenda, Zeus divise gli esseri umani originari, tutti “androgini” con due teste, quattro braccia e quattro gambe, scagliando su di loro un vero fulmine. Da quel momento, ogni metà cerca la propria altra metà, e quando le due si incontrano, nasce un nuovo “colpo di fulmine”.

“Finalmente Zeus ebbe un'idea e disse: “Credo di aver trovato il modo perché gli uomini possano continuare ad esistere rinunciando però, una volta diventati più deboli, alle loro insolenze. Adesso li taglierò in due uno per uno, e così si indeboliranno e nel contempo, raddoppiando il loro numero, diventeranno più utili a noi”.

Platone spiega che l’anima, qui sulla Terra, tenta di ricongiungersi alla sua metà originaria, conservando legami e reminiscenze con il mondo perfetto delle Idee, dove tutto era unitario e armonico. L’incontro con la bellezza, intesa non solo come aspetto fisico, ma soprattutto come armonia interiore, può scatenare una scintilla intensa, un vero “colpo di fulmine”, che avvicina le due metà e riattiva il contatto con quel mondo ideale. Come conclude Platone:

"Dunque al desiderio e alla ricerca dell'intero si dà nome amore".

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