
L’intelligenza artificiale è incredibilmente brava a farci cambiare idea. Così brava da riuscire a influenzare anche le nostre posizioni politiche. A scoprirlo è stato un gruppo di ricerca composto da ricercatori statunitensi, canadesi e polacchi, che ha pubblicato i propri risultati sulla rivista scientifica Nature a dicembre 2025. Il team ha studiato tre diverse elezioni: le presidenziali statunitensi del 2024, le federali canadesi del 2025 e le presidenziali polacche del 2025.
I risultati mostrano che il dialogo con modelli linguistici, come ad esempio ChatGPT o DeepSeek, opportunamente allenati per sostenere un certo candidato può modificare in modo significativo (fino a 10 punti percentuali) le preferenze degli elettori, con effetti misurabili anche dopo un mese.
Questa osservazione ha implicazioni rilevanti sia per il futuro delle campagne elettorali sia per la democrazia stessa. Vediamo allora com’è stato strutturato lo studio, quali sono i risultati più significativi e quali strategie ha usato l’AI per riuscire ad essere così persuasiva.
Com’è stato strutturato lo studio sull’AI e la persuasione politica
Per studiare gli effetti delle interazioni tra esseri umani e AI nel contesto elettorale, il gruppo di ricerca ha coinvolto 2306 cittadini negli Stati Uniti, 1530 in Canada e 2118 in Polonia. Ai partecipanti è stato chiesto di indicare la propria preferenza per uno dei due candidati principali utilizzando una scala da 0 a 100.
Dopo questa fase iniziale, sono stati tutti assegnati casualmente a un’AI progettata per sostenere uno dei due candidati (non necessariamente quello preferito dal partecipante) e ci hanno interagito per tre conversazioni della durata di circa 6 minuti ciascuna.
Ciascuna AI doveva persuadere a votare per il proprio candidato. Per farlo, l’AI è stata progettata per essere positiva e rispettosa, per portare argomentazioni basate sui fatti, per cercare punti di connessione con il proprio interlocutore e per affrontare le controargomentazioni in modo ponderato.
Prima delle conversazioni, sono state fornite all’AI informazioni sulle preferenze politiche dichiarate dal partecipante e sulle motivazioni del voto, così da personalizzare il dialogo.
L’intelligenza artificiale è molto più efficace delle campagne elettorali tradizionali
Per capire la durata dell’effetto delle conversazioni con l’AI sulle intenzioni di voto, i partecipanti hanno risposto allo stesso questionario sia immediatamente dopo le conversazioni che dopo più di un mese.
I risultati sono stati impressionanti: le conversazioni con l’AI hanno spostato positivamente il supporto per un candidato di 2-3 punti per le elezioni statunitensi, e di circa 10 per quelle canadesi e polacche. Se 2-3 punti percentuale possono sembrare pochi, gli autori dello studio ricordano che le campagne elettorali tradizionali statunitensi tendono a spostare le preferenze di meno di un punto percentuale. L’effetto della conversazione con l’AI, quindi, sembrerebbe essere circa tre volte più influente delle campagne elettorali classiche. Per circa un terzo dei partecipanti, inoltre, l’effetto persuasivo era ancora visibile dopo un mese, suggerendo che il cambiamento non fosse soltanto temporaneo.
Secondo i ricercatori, l’impatto minore osservato negli Stati Uniti potrebbe dipendere dal fatto che, rispetto ai contesti canadese e polacco, molti elettori avevano già opinioni molto consolidate su candidati estremamente noti come Trump e Harris, rendendo più difficile modificarle.
Infine, il team fa notare che l’effetto persuasivo non era uniforme. La persuasione era più forte quando la chat si concentrava su questioni politiche piuttosto che sulla personalità del candidato e quando l'IA forniva prove o esempi specifici. Addirittura, l’effetto era più forte sui partecipanti inizialmente contrari al candidato sostenuto dal modello. In sostanza, l’AI era più brava a far cambiare idea che a rafforzare delle convinzioni già esistenti.
Ma come ha fatto l’AI ad essere così convincente?
Gli elettori vengono convinti con i fatti, anche inventati
Analizzando le 27 strategie retoriche utilizzate dai modelli di AI per persuadere gli elettori che interagivano con loro, il team ha scoperto che utilizzare fatti, notizie e dati era uno dei fattori più determinanti per il successo. I tentativi di anticipare le obiezioni dei partecipanti, gli appelli emotivi o gli inviti espliciti al voto si sono rivelati meno persuasivi.
Il problema è che non tutti i “fatti” citati erano reali. Verificando le migliaia di affermazioni prodotte dai modelli di AI, il team ha scoperto differenze significative di accuratezza tra i modelli. Per tutti e tre i paesi e per tutti i modelli linguistici considerati, le affermazioni fatte dalle AI che sostenevano candidati più conservatori risultavano mediamente meno accurate rispetto a quelle dei modelli di AI che sostenevano candidati progressisti. Nel caso statunitense, addirittura, l’AI pro-Trump mostrava uno scarto di accuratezza di circa 20 punti rispetto all’AI pro-Harris.
Il team di ricerca osserva infine che questi esperimenti offrono spunti che vanno oltre l’intelligenza artificiale e riguardano il dibattito politico in generale. Le persone erano più persuadibili quando l'IA argomentava in modo educato basandosi su prove concrete, qualità che spesso sembrano mancare nel dibattito politico umano.