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5 Agosto 2026
16:45

Come costruire un terrarium in quattro passaggi e come fare per mantenerlo

Costruire un terrarium è più facile di quanto sembri, anche se si è alle prime armi. Abbiamo realizzato per voi una guida completa per spiegarvi quali sono i passaggi da seguire per realizzarne uno, dalla scelta del contenitore alle piante.

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Come costruire un terrarium in quattro passaggi e come fare per mantenerlo
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I terrarium sono contenitori di vetro solitamente chiusi (esistono anche quelli aperti) che ospitano piante a crescita lenta. Colorati e raffinati, sono un ottimo modo per portare un po' di natura in casa, specialmente se non si ha il pollice verde: queste mini serre sono, infatti, facili da mantenere e molto creative da realizzare.

Abbiamo realizzato una guida semplice ma esaustiva per comprendere al meglio i vari aspetti determinanti per costruirne uno: cosa fare, cosa evitare, quali piante scegliere e quale sistema farà al caso nostro, spiegando anche quali sono gli step da seguire e cosa tenere in considerazione durante la fase di progettazione.

La progettazione del terrarium

Il primo passo per costruire un terrarium è la sua progettazione. Cosa coltivare? Cosa si desidera osservare? Che tipo di ecosistema sviluppare? Un’idea potrebbe essere quella di partire dal contenitore.

Il contenitore deve offrire spazio sufficiente per inserire e raggiungere la pianta anche in futuro, evitando le dimensioni microscopiche. Per chi si sta cimentando per la prima volta con i terrarium, buttarsi sulle taglie più piccole potrebbe essere un’arma a doppio taglio: sebbene sia vero che si usa meno materiale, maneggiare terra, piante e oggetti molto piccoli potrebbe richiedere l’uso di pinze e utensili di precisione. Meglio quindi iniziare con un contenitore trasparente a bocca larga, in cui è facile inserire le mani o direttamente le braccia. È fondamentale che il vaso sia trasparente, per consentire il passaggio della luce necessaria alla fotosintesi, meglio ancora se in vetro: è da preferire alla plastica per la sua perché è più stabile e lascia passare meglio la luce.

Non è necessario comprare un vaso apposta: anche in casa potrebbe esserci un contenitore con queste caratteristiche, e anche se non ci fosse il coperchio, non c’è problema: è possibile realizzare terrarium sia aperti che chiusi, stando però attenti ai passaggi successivi (che non sono sempre intercambiabili).

La selezione delle piante

Il secondo step è quello di scegliere le specie vegetali per il terrarium.

È consigliabile selezionare piante di piccole dimensioni e a crescita lenta, prestando sempre attenzione all’ambiente che si vuole ricreare: aperto e quindi asciutto, oppure chiuso e quindi umido. Rispetto a ciò, le piante per terrari chiusi devono tollerare alta umidità e luce diffusa (come ad esempio felci e muschi, che sono ben adattati ad ambienti umidi e ombreggiati), le succulente invece si sono adattate a condizioni aride grazie al loro metabolismo, che riduce la perdita d’acqua attraverso la traspirazione. Nel primo caso bisogna quindi assicurarsi che il coperchio sia ben sigillato per evitare che l’umidità fuoriesca seccando l’ambiente.

Tra le scelte più comuni e facilmente reperibili ci sono:

  • Tradescantia zebrina (Commelinaceae)
  • Tillandsia stricta – pianta aerea originaria del Sud America (Bromeliaceae)
  • Selaginella apoda – pianta vascolare primitiva affine ai licopodi / muschio di prato (Selaginellaceae)
  • Hypoestes phyllostachya – pianta a foglie maculate / a pois (Acanthaceae)
  • Nepenthes – piante carnivore tropicali (Nepenthaceae)
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Tradescantia zebrina (Commelinaceae)

Stratificazione del substrato e scelta del terriccio

Sulla base di quanto scelto (contenitore sigillato o meno e relative specie vegetali) è necessario assicurarsi che le piante possano crescere in un ambiente favorevole.

Bisogna quindi prestare attenzione allo strato drenante, affinché sia ben progettato per evitare ristagni idrici che causano ristagni che fanno marcire le radici. Materiali come ghiaia o argilla espansa migliorano la percolazione dell’acqua ed evitano marciume, perlite e sabbia aumentano la porosità del suolo, mentre il carbone attivo è utilizzato per adsorbire sostanze organiche e prevenire la proliferazione batterica. In sintesi, il substrato colturale deve garantire equilibrio tra ritenzione idrica e aerazione.

Per ricreare un profilo di suolo funzionale come quelli naturali bisognerà seguire quest’ordine dal basso verso l’alto: strato drenante in ghiaia o argilla espansa, strato filtrante in carbone attivo, strato colturale in torba o in fibra di cocco con l’aggiunta di sabbia o perlite e materia organica per favorire lo sviluppo radicale.

Illuminazione diretta o indiretta

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La luce è il principale fattore limitante per la fotosintesi ma può causare un aumento eccessivo della temperatura interna delle piante e provocarne la morte. Ecco perché la scelta della fonte luminosa può essere un passaggio cruciale.

La luce indiretta garantisce un apporto energetico sufficiente senza surriscaldamento ma in casa può essere limitata e molto incostante. In alternativa, c’è la possibilità di utilizzare della luce artificiale ad hoc. Esiste in commercio un’enorme varietà di prodotti specifici per terrarium e piante indoor: luci che irradiano specifiche lunghezze d’onda a intensità e tempi modulabili che vanno incontro alle piante più esigenti.

E ora mani nella terra…3, 2, 1, via!

Ricapitolando: scelta del contenitore, umidità relativa, temperatura, intensità luminosa e capacità drenante del substrato sono le principali caratteristiche che determinano la selezione delle specie e il layout generale del terrarium.

Ecco una lista di quanto sarà necessario:

  • Contenitore in vetro trasparente, con o senza coperchio (barattolo, vecchi acquari, vasi di fiori, damigiane, ecc.)
  • Sassolini o ciottoli;
  • Carbone attivo, meglio se arricchito con sfagno e fibra di cocco;
  • Terriccio specifico per le piante selezionate (cactus, muschi, felci, ecc.);
  • Perlite;
  • Sabbia fine;
  • Cucchiaio;
  • Bastoncino;
  • Livella (è possibile realizzarne una infilzando un tappo di sughero con uno spiedino in legno);
  • Pinze e forbici (opzionali);
  • Decorazioni extra (sabbia colorata, conchiglie, ecc.);
  • Piante selezionate.

Una volta che si hanno tutti questi oggetti, si può avviare il procedimento.

In un contenitore ben pulito e completamente asciutto si sistemano i sassolini o la ghiaia, creando uno strato (lo strato drenante) uniforme alto circa 2–3 cm. In questa fase si può utilizzare un cucchiaio o una piccola livella fai-da-te per pressare leggermente la ghiaia. Dovranno rimanere dei piccoli spazi d’aria che fungeranno da intercapedine.

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In seguito, va distribuito del carbone attivo, ma senza coprire tutta la superficie: basta spargerlo in modo irregolare. Questa mossa aiuterà a prevenire i cattivi odori e manterrà l’ambiente pulito. Si può poi aggiungere uno strato di terriccio sufficiente ad accogliere le radici delle piante. Attenzione però: bisogna evitare di riempire gran parte del contenitore di solo substrato, perché la pianta avrà bisogno di aria e di godere della sua piccola atmosfera. È consigliabile occupare circa 1⁄3 dello spazio con il suolo e lasciare i restanti 2⁄3 del contenitore liberi.

A questo punto si possono piantare le piante, iniziando da quella più grande (che occuperà gran parte dello spazio) con una piccola paletta o un cucchiaio dal manico lungo. Le radici dovranno essere completamente coperte e non troppo anguste. In questa fase bisogna fare attenzione a non schiacciare troppo la pianta contro il vetro, lasciandole un minimo di spazio per svilupparsi. Le altre piante vanno aggiunte seguendo lo stesso procedimento. A piacere, si possono anche inserire degli elementi decorativi come piccole pietre, muschio o sabbia per coprire il terriccio.

Infine, le piante vanno vaporizzate con dell’acqua, e – se si è scelto un terrarium chiuso – il contenitore dev'essere collocato vicino ad una fonte di luce non diretta per qualche ora, senza apporvi il tappo. È raccomandabile chiudere il tappo solo dopo aver atteso che il sistema abbia assorbito l’acqua necessaria e fatto evaporare quella in eccesso. Il terreno, infatti, deve essere umido ma mai zuppo. Infine, si può sigillare il contenitore con il coperchio.

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Nicole Pillepich
Divulgatrice
Credo non esista una parola giusta per definirmi: sono naturalista, ecologa, sognatrice e un po’ artista. Disegno da quando ho memoria e ammiro il mondo con occhio scientifico e una punta di meraviglia. Mi emoziono nel capire come funziona ciò che mi circonda e faccio di tutto per continuare a imparare. Disegno, scrivo e parlo di ciò che amo: natura, animali, botanica e curiosità.
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