
Detto in parole semplici, un terrarium è di per sé un "pezzo" di natura messo dentro un contenitore di vetro. Ma basta una differenza apparentemente minima – la presenza o l'assenza di un coperchio – per cambiare tutto: il modo in cui circola l'acqua, l'umidità dell'aria, la temperatura interna e soprattutto il tipo di piante che ci possono sopravvivere. Ed è proprio questo a distinguere i terrarium chiusi dai terrarium aperti, e capire come funzionano è il modo migliore per non far morire le piante che li compongono.
Come funziona un terrarium chiuso
Il terrarium chiuso è sigillato, o quasi, da un coperchio o da un tappo. La sua caratteristica principale è che trattiene l'umidità e mette in moto un piccolo ciclo dell'acqua tutto interno: l'acqua presente nel terreno viene assorbita dalle radici e portata alle foglie, da qui evapora, condensa sulle pareti di vetro sotto forma di goccioline e infine ricade nel substrato, dove riparte il ciclo. È lo stesso meccanismo che, su scala enormemente più grande, regola il rapporto tra oceani, nuvole e pioggia: in pratica, è una versione in miniatura del ciclo idrologico terrestre. Il risultato è un ambiente caldo, umido e stabile, simile a quello di un sottobosco tropicale. Per questo nel terrarium chiuso danno il meglio le piante che amano l'umidità costante e la luce filtrata: muschi, felci, fittonia, alcune specie di Tradescantia. In condizioni favorevoli un terrarium chiuso può andare avanti per mesi o anni con pochissimi interventi – il caso limite è il celebre giardino in bottiglia di David Latimer, sigillato dal 1960 e innaffiato l'ultima volta nel 1972.

A tenere in equilibrio questo piccolo mondo non è solo l'acqua, ma anche lo scambio dei gas. Durante il giorno la fotosintesi clorofilliana consuma anidride carbonica e produce ossigeno; la respirazione cellulare fa l'opposto, consumando ossigeno e producendo anidride carbonica. È proprio l'equilibrio tra questi due processi a determinare la stabilità del sistema.
Esistono poi diverse varianti di terrarium chiuso. I terrari a vassoio, per esempio, mantengono le tipiche caratteristiche di questa categoria ma sono particolarmente decorativi. Si possono realizzare anche ecosistemi ben più complessi, che includono piccoli animali e funghi capaci di smaltire la materia organica e mantenere sano il suolo: in questo caso, però, vanno progettati con grande cura per restare stabili a lungo senza troppi interventi di manutenzione.

Come funziona un terrarium aperto
Il terrarium aperto, invece, non ha coperchio. Qui l'umidità non si accumula: l'aria circola liberamente e l'acqua evapora senza ritornare nel sistema. La conseguenza è che va innaffiato con regolarità, esattamente come un normale vaso da appartamento.
A differenza di quello chiuso, insomma, è un sistema "aperto" sull'esterno, con cui scambia di continuo gas, umidità, calore e nutrienti. Ciò significa anche che i suoi parametri – temperatura e umidità in primis – sono più variabili, e che le piante adatte sono quelle abituate ad aria più secca e a una buona ventilazione. Sono proprio le specie che soffrirebbero in un clima troppo umido, come piante grasse e succulente. In un terrarium chiuso queste piante marcirebbero in fretta, proprio per quell'eccesso di umidità che per loro è un problema, e non una risorsa.
