
Le pillole non sono tutte uguali e, per alcune persone, deglutirle può essere davvero difficile. Spezzarle o triturarle non si può sempre fare: alcune formulazioni, come quelle gastroresistenti, devono rimanere integre per funzionare correttamente. La tecnica di deglutizione può fare la differenza: uno studio del 2014, pubblicato su Annals of Family Medicine dall'University of Heidelberg, ha suggerito per le compresse di bere da una bottiglia tenendo le labbra strette attorno all'imboccatura (pop-bottle method) e, per le capsule, di inclinare la testa in avanti durante la deglutizione (lead-forward techinque). I risultati sono interessanti, ma le evidenze disponibili sono ancora limitate e le tecniche non vanno considerati infallibili o universali. In caso di dubbi è sempre meglio rivolgerli al farmacista o al proprio medico.
Disclaimer: questo articolo ha uno scopo puramente divulgativo. Per qualsiasi informazione medica, vi consigliamo di rivolgervi al vostro medico curante.
Compresse e capsule: la tecniche per la deglutizione secondo gli studi scientifici
Innanzitutto, bisogna saper distinguere tra compresse e capsule. Una compressa viene generalmente ottenuta comprimendo una miscela polverosa di principio attivo ed eccipienti. Una capsula, invece, è costituita da un involucro, spesso di gelatina, che racchiude il medicinale sotto forma, per esempio, di polvere, granuli o liquido. Compresse e capsule possiedono una diversa densità: mentre le compresse tendono generalmente ad affondare nell'acqua, le capsule sono più leggere e tendono a galleggiare. Ed è proprio da questa differenza che nasce l'idea che la tecnica migliore per mandarle giù possa non essere la stessa.

Nel 2014 un gruppo di ricercatori dell'Università di Heidelbergha provato a verificarlo coinvolgendo 151 adulti, ai quali sono state fatte deglutire diverse compresse e capsule placebo. Per le compresse è stato testato il cosiddetto pop-bottle method: si appoggia la compressa sulla lingua, si chiudono bene le labbra attorno all'imboccatura di una bottiglia e si beve aspirando l'acqua, deglutendo compressa e liquido insieme. La tecnica ha migliorato la facilità di deglutizione nel 59,7 % delle prove.
Per le capsule, invece, è stata usata la lead-forward techinque: dopo aver appoggiato la capsula sulla lingua e preso un sorso d'acqua senza inghiottirlo, si inclina la testa in avanti, avvicinando leggermente il mento al petto, e si deglutisce mantenendo questa posizione. In questo modo la capsula, che tende a galleggiare, si sposta verso la parte posteriore della bocca. In questo caso, il miglioramento è stato osservato nell'88,6% delle prove.
Una revisione pubblicata nel 2o22 ha continuato a riportare i risultati ottenuti con entrambe le tecniche, ma ha classificato come bassa la qualità dell'evidenza fornita dallo studio, visto il numero limitato di partecipanti e di prove. Questo non significa che i due metodi siano smentiti: anzi, vengono proposti anche dal National Health Service britannico tra le strategie che possono aiutare chi ha difficoltà a deglutire le pillole. Significa, più semplicemente, che sarebbe eccessivo considerarli una soluzione infallibile o definitivamente dimostrata dalla scienza.
E se neanche queste tecniche bastano, esistono altri piccoli aiuti. In farmacia si possono trovare gel lubrificanti per la deglutizione, nei quali inserire compresse o capsule per facilitarne lo scorrimento, e prodotti come ostie, pensate per racchiudere la forma farmaceutica e renderla meno fastidiosa da mandare giu. I gel per la deglutizione sono una vera e propria categoria di dispositivi medici, ma, come ricorda uno studio pubblicato sul British Medical Journal, gli studi dell'interazione tra questi prodotti e l'assorbimento dei medicinali sono ancora limitati e hanno dato risultati diversi a seconda del farmaco e del gel presi in considerazione.
Quando mandare giù le pillole diventa un problema
Le pillole, termine che indica nel linguaggio comune le diverse forme farmaceutiche destinate all'uso orale, non sono tutte uguali: esistono compresse masticabili, effervescenti da sciogliere in acqua, orodispersibili (cioè che si sciolgono in bocca senza bisogno d'acqua) e poi, forse le più temute, quelle da deglutire intere. Per alcune persone mandare giù una compressa è un gesto quasi automatico, per altre può invece trasformarsi in un piccolo ostacolo quotidiano. Le ragioni possono essere diverse e non necessariamente legate a una vera difficoltà nella deglutizione: una compressa particolarmente grande, la sensazione che possa rimanere "bloccata" in gola o una precedente esperienza spiacevole, nostra o di qualcuno che conosciamo, possono rendere il gesto meno semplice da fare. Nei casi più marcati si può arrivare alla cosiddetta fagofobia, cioè una paura persistente legata alla deglutizione non solo di farmaci, ma anche di alimenti solidi e liquidi. Si tratta però di una condizione che richiede una valutazione professionale: provare fastidio o avere difficoltà nel mandare giù una pillola non significa automaticamente soffrire di questa fobia.
Spezzare la pastiglia? Non sempre si può: cosa dice il Ministero della Salute
Ma cosa si può fare quando una compressa proprio non vuole saperne di andare giù? La tentazione può essere quella di spezzarla o triturarla. Attenzione però: non sempre si può fare. In alcuni casi assumere la forma farmaceutica integra è indispensabile affinché il medicinale si comporti nel modo previsto. È il caso, per esempio, delle compresse gastroresistenti, dotate di un rivestimento progettato per resistere all'ambiente acido dello stomaco e consentire il rilascio del principio attivo successivamente, nell'intestino. Questa caratteristica può servire, a seconda del medicinale, a proteggere il principio attivo dall'acidità gastrica oppure a evitare che venga liberato proprio nello stomaco. Prima di dividere, triturare o aprire un medicinale, quindi, è sempre necessario verificare che quella specifica formulazione possa essere manipolata.
La Raccomandazione n.19 del Ministero della Salute sulla manipolazione delle forme farmaceutiche orali solide indica che, quando una persona non è in grado di assumere una forma farmaceutica integra, come una compressa intera, deve innanzitutto verificare l'esistenza una forma alternativa dello stesso medicinale, per esempio: gocce, sciroppo, compresse effervescenti o orodispersibili, granulato per sospensione orale o altre formulazioni adatte alle esigenze del paziente.