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Perché vediamo sempre più volpi a Roma e Milano: dalla ricerca di cibo all’evoluzione

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Naturalista e comunicatore scientifico
Volpi urbane in italia
Le periferie delle grandi città italiane sono frequentate sempre da volpi urbanizzate, adattate a consumare rifiuti e più abituate alla presenza umana. Una loro domesticazione potrebbe portare a cambiamenti che ricordano, almeno in parte, i cani.

Un lampo rossastro illuminato dai fari della macchina, una fugace apparizione dietro un cassonetto oppure tra gli alberi del parco: le periferie delle grandi città italiane sono sempre più frequentate dalle volpi. In alcune metropoli europee, come Londra, le volpi di periferia sono molto diffuse già da molti anni, ma stanno diventando sempre più comuni anche in città italiane come Roma, Milano, Firenze e recentemente anche Napoli. L'ambiente dei parchi cittadini e delle periferie urbane è ben adatto a ospitare questi animali grazie a una combinazione di pochi elementi disturbanti rispetto al centro cittadino e di maggiore presenza di cibo rispetto alle zone boschive. Le dinamiche di questo fenomeno ricordano le stesse che hanno, migliaia di anni fa, portato alla domesticazione del lupo e rendendo le volpi sempre più tolleranti alla presenza umana.

Le volpi rosse urbane in Italia: esemplari di campagna che vivono in città

In Italia esiste solo una specie di volpe, la volpe rossa (Vulpes vulpes), suddivisa nelle sottospecie volpe rossa europea (Vulpes vulpes crucigera) e la più piccola volpe rossa sarda (Vulpes vulpes ichnusae), presente solo sull'isola. La volpe è un'onnivora opportunista e, nonostante le dimensioni relativamente ridotte, uno dei principali animali predatori della nostra fauna. È attiva principalmente al crepuscolo o di notte, ed ecco perché è più facile avvistarla, anche in città, dopo il tramonto. Pur essendo diffusa su tutto il territorio nazionale, non esiste un censimento unico che quantifichi il numero di volpi in Italia: nemmeno l'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), che si occupa di monitorare la fauna selvatica, è in grado di fornire una stima totale degli esemplari. La loro presenza quindi viene registrata tramite reti di monitoraggio locali, di solito tramite l'ausilio di fototrappole in luoghi di transito in aree boschive o parchi urbani, oppure contando il numero di abbattimenti avvenuti tramite la caccia. Nel 2025, il progetto Ur.Bio.Ecos Biodiversità ed Ecosistemi Urbani dell'Università Federico II di Napoli ha documentato per la prima volta la presenza di volpi nel Parco Metropolitano delle Colline di Napoli. Una analisi delle aree protette del Comune di Roma definisce invece "ampiamente diffusa" la popolazione di volpi urbane, con avvistamenti provenienti dal 67% delle aree all'interno del Grande Raccordo Anulare. Mentre uno studio in corso di pubblicazione su Mammalian Biology segnala un totale di 3000 avvistamenti di volpi su 8759 giorni di osservazione nelle aree urbane di Milano, Roma, Firenze e Campobasso.

Perché alcune Vulpes vulpes prediligono ambienti urbani

L'ambiente di periferia urbana presenta numerosi vantaggi per le volpi: tra tutti, la grande quantità e facile accesso al cibo. Le volpi hanno una dieta generalista, e non disdegnano di cibarsi anche dei rifiuti nei nostri cassonetti, ai quali possono accedere con più facilità nelle zone meno frequentate durante le ore notturne. Inoltre, dove c'è presenza umana si trovano anche roditori infestanti come topi e ratti, che le volpi sono in grado di cacciare abilmente. Il clima più mite di quello boschivo e l'assenza di altri predatori naturali della volpe, come i lupi, rende ancora più vantaggiosa la colonizzazione delle periferie urbane e dei parchi cittadini, dentro i quali le volpi trovano rifugio. La volpe è quindi un esempio di specie sinantropica, ovvero in grado di vivere in prossimità e di beneficiare della presenza umana, grazie alla sua dieta generalista e alla sua adattabilità. Un'altra possibile ragione dell'incremento di volpi negli ambienti urbani è l'eradicazione della rabbia nella fauna selvatica, ormai estremamente limitata nel continente europeo grazie a campagne di vaccinazione. Ciò avrebbe invertito il calo della popolazione che le volpi stavano sperimentando.

Una possibile domesticazione: come la variante di città si sta differenziando da quella rurale

Nonostante tolleri sempre di più la convivenza con gli esseri umani, la volpe rimane schiva, difficile da addestrare e per questo poco adatta come animale da compagnia. Ma è possibile che anche questo stia a poco a poco cambiando: uno studio dell'Università di Glasgow ha mostrato come le volpi urbane nella periferia londinese si stiano differenziando da quelle rurali, non solo a livello comportamentale ma anche morfologico. Hanno una scatola cranica di dimensioni più piccole e un muso più corto, che le aiuta a procacciarsi cibo in città, e vi è inoltre minore dimorfismo sessuale tra maschi e femmine. Questi cambiamenti rispecchiano, in parte, quelli a cui è andato incontro il cane durante il processo di domesticazione a partire dal lupo (che si stima sia avvenuto dai 17mila ai 40mila anni fa). I lupi meno aggressivi e più intraprendenti, avvicinandosi agli accampamenti umani alla ricerca di scarti di cibo, si sarebbero abituati alla nostra presenza e sarebbero stati di conseguenza allevati, per diventare animali da caccia, da guardia e di compagnia.

La sempre maggiore interazione tra esseri umani e volpi potrebbe quindi condurre a una graduale domesticazione, anche in un arco di tempo relativamente breve. Come testimonia la ricercatrice russa Ljudmila Trut nel suo libro Come addomesticare una volpe, l'Unione Sovietica portò avanti a partire dagli anni 60 degli esperimenti di addomesticamento delle volpi selvatiche, nel tentativo di incrementare la produzione di pellicce. Incrociando tra loro gli esemplari più mansueti, i ricercatori ottennero nel giro di poche generazioni animali più "dolci", ben abituati alla presenza umana, e dal comportamento simile al cane.

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