
WhatsApp mostra la scritta “sta scrivendo…” quasi in tempo reale non appena una persona comincia a digitare in una chat. A prima vista può sembrare una contraddizione. Se i messaggi personali sono protetti dalla crittografia end-to-end e il loro contenuto non è leggibile dal servizio, come fa l'app a sapere che qualcuno sta preparando una risposta?
La spiegazione sta nel modo in cui viene gestito ciò che accade all'interno della conversazione. L'indicatore e il contenuto del messaggio sono infatti due informazioni diverse e, per capire come questa distinzione permetta di mostrare subito l'attività, bisogna vedere cosa succede quando si inizia a digitare.
Come risulta che stai scrivendo su WhatsApp e quando
L'app può rappresentare l'azione del cominciare a scrivere come uno stato temporaneo della conversazione. Non serve pertanto trasmettere le parole presenti nella casella di testo per far sapere all'altra persona che è in corso la composizione di una risposta.
Un'analogia aiuta a capirlo. Vedere una persona prendere carta e penna permette di intuire che sta scrivendo qualcosa, ma non consente di leggere le parole prima che vengano mostrate. Sul piano digitale avviene qualcosa di simile. L'indicatore descrive l'azione in corso, non ciò che verrà inviato.
Un esempio concreto arriva dalla WhatsApp Cloud API, l'interfaccia di Meta che permette alle aziende di integrare WhatsApp nei propri servizi. Tra le funzioni disponibili c'è infatti un “typing indicator” che può essere inviato come elemento distinto attraverso l'API, separatamente dal contenuto di un eventuale messaggio di testo. Questo strumento non documenta nel dettaglio il funzionamento interno dell'app usata ogni giorno dagli utenti, ma mostra che per la piattaforma l'indicatore di digitazione e il testo del messaggio possono essere rappresentati come dati differenti.
Dal momento in cui si inizia a digitare, dunque, il servizio può gestire un segnale di attività separato dal testo che si sta componendo. Se la digitazione si interrompe, anche questo stato può cambiare. Al momento dell'invio, invece, il testo diventa il contenuto vero e proprio della comunicazione. Per cui, la comparsa dell'indicatore non implica che la bozza venga trasmessa o letta parola per parola mentre viene scritta.
Lo stesso principio vale quando compare l'indicazione relativa alla registrazione di un vocale. Il servizio classifica tra le informazioni di utilizzo sia la digitazione e la sua interruzione sia la registrazione di una nota audio. Non significa che l'app debba conoscere in anticipo quello che verrà detto. Viene comunicato semplicemente che è iniziato un certo tipo di interazione.
Questi segnali rendono lo scambio più naturale. Sapere che l'altra persona sta preparando una risposta evita, per esempio, di interpretare qualche secondo di silenzio come la fine della conversazione. L'app utilizza altre informazioni per descrivere ciò che accade intorno a una chat, come la presenza online o le conferme di lettura. Sono però elementi diversi. La prima segnala che la persona sta usando l'app, le spunte riguardano un messaggio già inviato, mentre “sta scrivendo…” descrive un'attività ancora in corso.
La distinzione serve pure a evitare un altro equivoco. La scritta “sta scrivendo…” non è una previsione di ciò che verrà inviato e non ha nulla a che vedere con il testo predittivo della tastiera, che può suggerire parole in base ai caratteri già inseriti. L'indicatore si limita a comunicare che la persona sta digitando nella chat.
Gli indicatori di attività dei 3 puntini sospensivi e la crittografia end-to-end
La crittografia end-to-end protegge il contenuto dei messaggi, ma questo non significa che ogni informazione necessaria al funzionamento del servizio debba essere trattata nello stesso modo. Meta indica il protocollo Signal come base del sistema crittografico di WhatsApp e come riferimento per mantenere lo stesso livello di sicurezza anche nelle chat con app di terze parti.
Quando un messaggio viene effettivamente inviato, il protocollo Signal protegge la comunicazione da un'estremità all'altra. Il contenuto resta accessibile soltanto ai partecipanti coinvolti nello scambio, mentre WhatsApp non può leggerlo.
Il punto fondamentale è che proteggere il contenuto dei messaggi non significa rendere invisibili tutti i segnali legati all'uso del servizio. Per far funzionare un'app di messaggistica servono infatti anche informazioni che descrivono ciò che accade intorno alla conversazione, come lo stato online o offline e gli indicatori relativi alla digitazione o alla registrazione di un vocale.
Queste informazioni sono quindi distinte dal contenuto del messaggio. La piattaforma può gestire uno stato della chat senza avere bisogno di conoscere la frase che l'utente sta componendo.
È la stessa differenza che esiste tra sapere che una telefonata è in corso e conoscere ciò che le persone stanno dicendo. La prima informazione descrive l'esistenza dell'interazione, la seconda riguarda invece quello che viene comunicato. Nel caso di WhatsApp, “sta scrivendo…” appartiene al primo gruppo.
Per questo l'indicatore non rappresenta di per sé una falla nella protezione delle conversazioni. Il sistema può mostrare al destinatario che l'altra persona è impegnata a digitare e, allo stesso tempo, mantenere separato il testo del messaggio vero e proprio. La crittografia end-to-end protegge quest'ultimo quando viene scambiato tra i partecipanti.
In definitiva, il meccanismo che permette di mostrare quando una persona sta digitando rende evidente la differenza tra contenuto di una comunicazione e dati che descrivono ciò che accade nella chat. La crittografia protegge il primo, mentre alcuni segnali di attività permettono all'app di rendere la conversazione più immediata e interattiva.