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Come funziona il bob: a 140 km/h sul ghiaccio in uno degli sport più veloci delle Olimpiadi Invernali

Il bob è uno degli sport più affascinanti e veloci delle Olimpiadi invernali. Ma come si raggiungono i 140km/h e quali forze ed energie entrano in gioco sulla "slitta" in una disciplina così complicata che si decide sui millesimi di secondo?

19 Febbraio 2026
18:30
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Come funziona il bob: a 140 km/h sul ghiaccio in uno degli sport più veloci delle Olimpiadi Invernali
Video a cura di Stefano Gandelli
Geologo e divulgatore scientifico
bob olimpiadi

Il bob è uno degli sport olimpici più spettacolari, ma anche uno dei più “scientifici” delle Olimpiadi Invernali. Nessun motore a bordo: tutta l’energia che permette al mezzo di superare i 140 km/h deriva dalla spinta degli atleti e dalla semplice forza di gravità, sfruttata in modo ottimale. La gara inizia infatti con una fase di accelerazione in cui l’equipaggio, composto da una, due o quattro atleti in base alla specialità, spinge il bob per alcuni metri prima di saltare all’interno e iniziare la discesa su una pista lunga circa 1500 metri (quella di Milano-Cortina è lunga 1650 metri). Questa fase è fondamentale, e non è un caso se, specialmente nel bob a 4, alcuni atleti si cimentino nel bob dopo un passato da velocisti nell'atletica. È lo stesso motivo per cui dal 1988 in poi è comparsa più volte alle Olimpiadi invernali la nazionale giamaicana di bob, pur senza ottenere risultati di rilievo.

Come fa a raggiungere velocità superiori a 140 km/h: la fisica dietro il bob

In quei pochi secondi si genera una grande quantità di energia cinetica, fondamentale per la buona riuscita della manche, perché più alta è la velocità iniziale, maggiore sarà quella mantenuta lungo tutta la discesa. Dal punto di vista fisico, si tratta del passaggio dall’energia chimica dei muscoli all’energia cinetica del sistema bob-atleti.

Una volta che il bob entra in pista, la componente dominante diventa la trasformazione dell’energia potenziale gravitazionale in velocità. Le piste da bob sono infatti progettate come discese continue, con pendenze variabili e curve sopraelevate, in modo che la gravità continui ad accelerare il mezzo nel corso della gara. Se l’attrito fosse elevato, questa accelerazione verrebbe rapidamente annullata, ma nel bob l’attrito è ridotto al minimo grazie alle lame metalliche che poggiano sul ghiaccio. La pressione delle lame concentrata su una superficie molto piccola provoca la formazione di un sottilissimo film d’acqua tra lama e ghiaccio, che riduce drasticamente la resistenza al movimento. È lo stesso principio che rende scivolose le lame dei pattini, ma portato all’estremo.

pattini geopop bob
Render 3D delle lame dei pattini di un bob.

Quando la velocità aumenta, entra in gioco un altro fattore cruciale: la resistenza dell’aria. A quasi 140 km/h la forza aerodinamica diventa uno degli ostacoli principali alla velocità, per questo motivo i bob hanno forme arrotondate e superfici estremamente lisce, e gli atleti assumono una posizione quasi completamente chiusa all’interno del mezzo, con la testa abbassata e le spalle allineate al profilo del guscio. La progettazione dei bob moderni avviene anche tramite test in galleria del vento, in modo simile a quanto accade per le auto da competizione, perché anche piccole turbolenze possono costare millesimi di secondo che potrebbero separare chi si metterà al collo una medaglia olimpica da chi non riuscirà a salire sul podio.

posizione nel bob geopop
La posizione e le forme aerodinamiche del bob.

Forza G e aerodinamica: non solo atleti, ma anche piloti

Le curve rappresentano la parte più estrema della gara dal punto di vista fisico. A quelle velocità, gli atleti subiscono un’accelerazione che può arrivare a 4 o 5 volte la forza di gravità, la cosiddetta forza G. Le curve paraboliche sono progettate per trasformare parte della forza centrifuga in una spinta verso il basso, in un equilibrio tra velocità, raggio della curva e inclinazione in cui si gioca gran parte della spettacolarità dello sport.

Dal punto di vista del controllo, il pilota non guida il bob come fosse un’automobile. Lo sterzo avviene tramite piccoli tiranti collegati alle lame anteriori, e i movimenti sono minimi, quasi impercettibili. Più che “girare”, il pilota corregge la traiettoria con micro-aggiustamenti continui, basati sulla propria sensibilità e sulla perfetta conoscenza del tracciato.

freni geopop bob
Render 3D del sistema di sterzo del bob.

A queste velocità, anche un errore di pochi millimetri può causare un contatto con le pareti che rallenterebbe il bob e potrebbe compromettere l’intera discesa. È per questo che l’allenamento non è solo fisico, ma anche mentale: imparare una pista significa memorizzare sequenze di curve, traiettorie di ingresso e di uscita ideali, in una sorta di coreografia ad altissima velocità.

Tutta questa complessità tecnica è però regolata da norme molto rigide. La federazione internazionale impone limiti precisi relativi a peso, dimensioni e materiali, per evitare che la tecnologia crei differenze troppo marcate tra le squadre. L’obiettivo è che la gara resti una sfida tra atleti, non tra ingegneri.

Come si svolge una gara di bob alle Olimpiadi Invernali

Alle Olimpiadi invernali, il bob si articola in quattro eventi: monobob femminile, bob a 2 maschile e femminile e bob a 4 maschile. Ogni competizione non si decide in una sola discesa, ma sommando i tempi ottenuti in 4 manche, distribuite su due giorni di gara.

Questo formato premia non solo la velocità massima, ma soprattutto la costanza, perché un singolo errore in una delle manche può compromettere il risultato finale anche se le altre discese sono state molto veloci, rendendo il bob uno sport in cui la strategia conta quanto la prestazione pura.

Ai Giochi Olimpici invernali di Milano-Cortina 2026 tutte le gare di bob, skeleton e slittino si sono svolte e si stanno svolgendo nel nuovo Sliding Centre di Cortina intitolato a Eugenio Monti, una delle leggende italiane di questo sport. Le squadre hanno avuto a disposizione sessioni di allenamento ufficiali nei giorni precedenti alla competizione, fondamentali per memorizzare la pista e adattare la guida alle caratteristiche specifiche del tracciato, ma la pressione della gara olimpica rende ogni discesa diversa, perché entrano in gioco fattori psicologici, condizioni del ghiaccio variabili e la necessità di spingere sempre al limite per non perdere terreno dagli avversari.

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