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Cosa succederà a Venezia nel futuro, lo studio con 4 scenari: da laguna aperta a dighe di chiusura

Dal MoSE a dighe e argini, fino all’ipotesi estrema di abbandono della città, uno studio dimostra che Venezia potrà difendersi dall’innalzamento del livello del mare causati dal cambiamento climatico solo entro certi limiti.

7 Ottobre 2026
18:30
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Cosa succederà a Venezia nel futuro, lo studio con 4 scenari: da laguna aperta a dighe di chiusura
Video a cura di Stefano Gandelli
Geologo e divulgatore scientifico
4 scenari di venezia thumb

Venezia gestisce il suo delicato equilibrio con la natura e con la laguna che la circonda in ragione di mirati e complessi interventi umani. L'innalzamento del livello del mare unito alla subsidenza del terreno però minacciano il futuro della città, soprattutto nel medio-lungo termine. Sebbene questa sua posizione portuale nel corso dei secoli sia stata un punto di forza, oggi infatti rischia di trasformarsi in un grande limite. A tal proposito, un recente studio pubblicato su Scientific Reports (Nature) analizza le possibili strategie di mitigazione e intervento perseguibili, che vengono qui riproposte nei loro punti salienti.

Venezia e le stime per il 2100 sul livello del mare e subsidenza

Venezia è un caso unico al mondo: oltre metà della città si trova a meno di 1,2 metri sul livello del mare. Questa scarsa elevazione fa sì che anche un minimo innalzamento delle acque mandi in crisi la viabilità e la vita quotidiana. Negli ultimi 23 anni, la frequenza delle inondazioni è incrementata: ben 18 eventi estremi hanno sommerso oltre il 60% del centro storico. Il problema si innesca per la concausa di due fattori combinati:

Le stime per il futuro sono preoccupanti: entro il 2100, il livello del mare potrebbe salire di 40-80 cm, con il rischio concreto di superare il metro negli scenari più pessimistici.

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Credit: Consorzio Venezia Nuova.

Alla luce di questa delicata condizione ambientale, la principale strategia protettiva messa in campo ad oggi è stata la progettazione, costruzione e messa in funzione del MoSE, acronimo di Modulo Sperimentale Elettromeccanico: si tratta di un sistema di paratoie mobili, 78 totali e tra loro indipendenti, che si alzano e abbassano a seconda della necessità grazie all'utilizzo della spinta idrostatica dell'acqua, variando quindi il peso della singola paratoia per favorirne l'innalzamento senza utilizzare un motore termico o elettrico. Questo sistema artificiale, realizzato a partire dal 2003 e inaugurato parzialmente nel 2020, protegge la laguna di Venezia mediante l'apertura di una o più paratoie al superamento di determinate soglie di livello idrico indotte dalle maree.  Dal 2022 il sistema di barriere mobili MoSE protegge Venezia dalle acque alte più intense.

Tuttavia, come spiegano gli autori dello studio, questo futuro incremento del livello marino comporterà inevitabilmente la messa in funzione frequente e prolungata del MoSE: ciò verosimilmente comporterà costi crescenti, interferenze con il porto, peggioramento della qualità delle acque e danni agli ecosistemi lagunari. Nella sostanza, questa condizione dimostra, sul lungo termine, il fatto che il MoSE non possa essere interpretato come una soluzione definitiva al problema, ma piuttosto uno strumento di risoluzione parziale e temporanea del problema.

I 4 possibili scenari per contrastare lo sprofondamento della città

In ragione dello studio previsionale condotto sull'innalzamento dei livelli idrici attesi, gli autori tracciano possibili strategie risolutive – di complessità crescente – identificando contestualmente gli impatti socio-economici che ne conseguono.

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Scenari di intervento. Fonte: Lioniello et al. 2026

Soluzione 1: mantenere la laguna aperta

Venezia continua a vivere dentro una laguna aperta al mare, protetta dalle maree estreme tramite il sistema MoSE installato alle bocche di porto. Mantenere l’attuale configurazione lagunare è chiaramente l’approccio meno invasivo dal punto di vista paesaggistico, culturale e simbolico. La strategia prevede la messa in funzione del MoSE nel caso di acque alte eccezionali, preservando le dinamiche morfologiche ora presenti. Si dovranno affiancare quindi delle misure di adattamento locale, come protezioni temporanee agli edifici, barriere monumentali o sollevamento artificiale del suolo. La strategia richiede un incremento sempre maggiore dell'utilizzo del MoSE, con annessi costi e rischi di malfunzionamento. Al tempo stesso – anche con tutte le misure possibili – gli studi mostrano come una stima di un innalzamento nell'ordine dei 75 – 175 cm appaia comunque non più gestibile da questa strategia di intervento.

Scenario 2: il ring-diking

In questo scenario, Venezia viene protetta da argini continui che la isolano idraulicamente dalla laguna (ring-diking), la quale resta però aperta al mare. Gli argini circondano la parte storica della città e le isole abitate, e all'interno l'acqua viene gestita per il tramite di sistemi di drenaggio e pompe in grado di regimentarla in maniera corretta. A questo punto, il MoSE perde utilità e il grado di protezione della zona bassa della città si incrementa sensibilmente. Ciononostante, la città verrebbe totalmente separata dalla laguna, con un drastico cambiamento di paesaggio e la perdita della sua identità storica del legame acqua- città. Inoltre, una falla nel sistema di argini causerebbe un repentino allagamento della città, che potrebbe diventare dunque poco resiliente in tal senso.

Scenario 3: dighe di chiusura definitiva della laguna

L’opzione più radicale predilige una separazione definitiva della laguna dalla città. Questa soluzione prevederebbe la realizzazione di dighe permanenti alle bocche del porto in sostituzione del MoSE e, grazie a grandi sistemi di pompaggio, il livello di acqua nella laguna potrebbe essere mantenuto artificialmente stabile. Questo offrirebbe la massima protezione possibile alla città, con minima riduzione dei rischi di allagamento. Tuttavia, la soluzione si imbatte in costi economici elevatissimi, con annessa una irreversibile distruzione della laguna quale ecosistema naturale che oggi conosciamo. Ne consegue anche un grave impatto sull'acquacoltura, la cultura lagunare e le attività di pesca, nonché la necessità di ripensare completamente al sistema portuale attualmente presente.

Scenario 4: abbandono

Lo scenario estremo accetta che – oltre certi limiti climatici – difendere Venezia non sia più tecnicamente o socialmente sostenibile. La soluzione, pertanto, sarebbe quella di abbandonare progressivamente la città, spostare (se possibile) alcuni monumenti e rinunciare a Venezia come insediamento vivo. È la soluzione con i costi economici diretti più bassi e una riduzione estrema dei rischi di disastri catastrofici improvvisi. Tuttavia, la perdita culturale e simbolica conseguente a una simile decisione risulta incalcolabile.

Un occhio al futuro globale

Venezia non dovrà scegliere una sola strategia, ma passerà probabilmente da una all’altra nel tempo, man mano che il mare salirà. Esistono però dei “punti di svolta” oltre i quali una strategia non è più sostenibile. Poiché opere di questo tipo richiedono decenni di progettazione e realizzazione, le decisioni cruciali andrebbero prese molto prima che l’emergenza diventi ingestibile.

Sebbene lo studio si focalizzi su Venezia come città cuore del problema, città costiere di tutto il mondo si troveranno ad affrontare dilemmi simili nei prossimi decenni. Il caso veneziano mostra che non esistono soluzioni indolori, ma scelte consapevoli tra valori in competizione: tutela dell’ambiente, sicurezza, patrimonio culturale, identità sociale. In questo contesto, giova anche sottolineare che una forte mitigazione climatica può rallentare l’innalzamento del mare e mantenere aperto lo spazio delle soluzioni, annullando o riducendo in maniera sostanziale possibili scenari catastrofici.

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