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12 Ottobre 2026
13:30

Il MoSE protegge Venezia, ma riduce l’inondazione delle barene: lo studio sulla laguna e il sistema AThOS

Il Mo.S.E. tutela Venezia dalle maree più alte, ma riduce l’inondazione delle barene e quindi l’apporto di sedimenti necessario alla loro crescita. I ricercatori studiano nuove strategie, come il sistema AThOS, per limitare le chiusure e preservare l’equilibrio della laguna.

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Il MoSE protegge Venezia, ma riduce l’inondazione delle barene: lo studio sulla laguna e il sistema AThOS
mose venezia
Il Mo.S.E. a Venezia. Credit: MOSE Venezia

Il Mo.S.E. (Modulo Sperimentale Elettromeccanico) rappresenta l'attuale linea di difesa costiera di Venezia contro l'innalzamento del livello del mare e gli eventi meteorologici estremi. Poiché un’eventuale ricollocazione della popolazione non rappresenterebbe una strada percorribile, il sistema di paratoie mobili costituisce attualmente la principale soluzione per proteggere la città dal rischio di allagamenti. Sebbene queste barriere funzionino efficacemente, un recente studio pubblicato su Nature Water ha mostrato che il loro funzionamento può avere conseguenze sugli ecosistemi lagunari, con possibili implicazioni a lungo termine per gli equilibri costieri circostanti.

Cosa sono le "barene" in una laguna

Le aree parzialmente emerse dell’ambiente lagunare prendono il nome di barene. Colonizzati da vegetazione tollerante al sale, questi ecosistemi svolgono un ruolo cruciale per l’equilibrio dell’intera laguna. Il loro accrescimento nel tempo dipende dalla continua deposizione di sedimenti minerali, un processo essenziale che consente a queste zone umide di adattarsi progressivamente all’innalzamento del livello medio del mare. Le barene contribuiscono inoltre a migliorare la qualità dell’acqua, regolano il ciclo dei nutrienti, attenuano l’energia delle mareggiate e funzionano come importanti serbatoi per il sequestro del carbonio.

barene venezia
Le barene di Venezia, via Wikimedia Commons

L’accrescimento fisico dello spessore di questo strato lagunare parzialmente sommerso dipende da un processo idraulico legato alle mareggiate. In determinati periodi dell’anno, infatti, il livello dell’acqua aumenta e il movimento del fluido trasporta con sé una frazione di materiale solido che, quando la velocità della corrente diminuisce, tende a sedimentare. La deposizione continua di questi sedimenti contribuisce così a generare uno spessore sufficiente a compensare l’innalzamento del livello medio del mare, attualmente stimato in circa 4,4 mm all’anno. In assenza di questo progressivo accrescimento, il dislivello tra la superficie delle barene e il livello dell’acqua tenderebbe a ridursi, fino a determinare nel tempo la possibile scomparsa di queste aree emerse.

I ricercatori stanno quindi valutando una strategia alternativa, chiamata AThOS (Adaptive Threshold Operating Strategy), che prevede un’attivazione più contenuta delle paratoie mobili e favorire l'inondazione delle barene.

Come funziona il Mo.S.E. a Venezia e cosa succede attivandolo

La continua attivazione del Mo.S.E. rappresenta oggi un ostacolo alla naturale inondazione delle barene. Bloccare le maree non significa infatti soltanto proteggere la città dalle inondazioni, ma anche ridurre l’apporto di sedimenti, impedendo così a questi ecosistemi di accrescere e adattarsi al progressivo innalzamento del livello del mare. Il risultato, nel lungo periodo, è una progressiva erosione, che può culminare nella scomparsa di questa fondamentale componente dell’ambiente lagunare. A partire da questo problema, alcuni ricercatori italiani dell’Università di Padova, dell’Università di Southampton (UK) e dell’ISPRA hanno analizzato i dati raccolti dalla prima attivazione del Mo.S.E. a oggi, illustrando i risultati in un recente articolo scientifico pubblicato su Nature Water.

Le simulazioni numeriche e l’analisi dei dati condotte dai ricercatori, pubblicate nel giugno 2026, quantificano l’impatto ecologico descritto finora in termini generali: rispetto a uno scenario ipotetico privo di attivazioni del Mo.S.E., l’attuale protocollo operativo riduce in media del 27,5% l’estensione delle barene interessate dalle inondazioni. Durante eventi specifici, tuttavia, questa riduzione può superare il 75%, a seconda delle tempistiche di chiusura e delle condizioni del vento.

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Eventi di allagamento nell'ultimo secolo a Venezia. Fonte: Nature Water

Ma quali sono le conseguenze sull’accumulo di sedimenti e sull’accrescimento verticale delle barene? Lo studio stima che le chiusure avvenute tra il 2020 e il 2023 abbiano ridotto la sedimentazione di circa il 32% rispetto a uno scenario non regolato, cioè in assenza di chiusure artificiali. Questa diminuzione si traduce in un minore accrescimento verticale delle barene pari a 2,6 millimetri all’anno.

La strategia AThOS

La ricerca qui riassunta lancia un messaggio chiaro alla comunità scientifica: la riduzione del rischio idraulico per le aree urbane non può prescindere dalla sopravvivenza morfologica della laguna. Tuttavia, allo stato attuale, la soluzione ingegneristica offerta dal Mo.S.E. appare indispensabile. Per questo motivo, i ricercatori hanno valutato una possibile strategia operativa ottimizzata, chiamata AThOS (Adaptive Threshold Operating Strategy). Si tratta di un protocollo che prevede un’attivazione più contenuta delle paratoie mobili e, in particolare, l’entrata in funzione del Mo.S.E. solo quando i livelli dell’acqua superano soglie di sicurezza specifiche per i tre principali centri urbani: Venezia, Chioggia e Burano.

Applicando retrospettivamente questo protocollo ai dati storici disponibili, è emerso che la procedura AThOS avrebbe potuto ridurre il numero complessivo di chiusure del 30% circa. I ricercatori evidenziano inoltre che, con l’attuale gestione, il tempo cumulato di chiusura annuale risulta in media superiore del 107,2% rispetto a quanto strettamente necessario per garantire la sicurezza dei centri urbani.

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Sedimentazione registrata e stimata considerando apertura MoSE senza e con scenario AThOS. Fonte: Nature Water

Adottando lo scenario AThOS, la riduzione delle aree inondate di barene si limiterebbe a un modesto 2,9%. Contestualmente, questa gestione ottimizzata incrementerebbe la sedimentazione sulle zone umide del 19% rispetto allo scenario operativo attuale. Lo studio dimostra, quindi, che una gestione più oculata delle paratoie può promuovere un equilibrio sostenibile tra la protezione urbana e l'integrità dell'ecosistema, disinnescando i danni a lungo termine.

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