
In concomitanza con il lancio di Artemis II alla volta della Luna la NASA ha ribadito che l'obiettivo ultimo del programma Artemis rimane la costruzione di basi e infrastrutture sulla superficie lunare. La Luna però non è un obiettivo soltanto degli USA: anche Cina e Russia, per esempio, sono interessate al nostro satellite naturale, spesso alle le stesse zone strategiche, come la regione del Polo Sud lunare. È facile quindi immaginare che in un futuro più o meno prossimo potrebbero sorgere problemi che oggi troviamo soltanto sulla Terra. Per esempio, cosa succederebbe se due rover lunari di due nazioni diverse avessero un incidente? Come ci si regolerebbe in caso di controversie o, addirittura, azioni che qui sulla Terra darebbero origine a conflitti? A oggi non esiste nessuna regolamentazione: ci si può basare su quanto afferma il diritto spaziale internazionale.
Come si potrebbe gestire un incidente sulla Luna: il rischio di conflitti
Attualmente dunque le norme del diritto internazionale scoraggiano e vietano le azioni belliche sulla Luna ma non danno un quadro giuridico chiaro nel caso di conflitti basati sullo sfruttamento minerario o territoriale. Questo sicuramente richiede un aggiornamento dei Trattati internazionali che regolano lo spazio extra-atmosferico. A questo proposito, un gruppo di scienziati formato da Kevin M. Hubbard, Linda T. Elkins-Tanton e Tanja Masson-Zwaan ha pubblicato sulla rivista PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences) una bozza di codice spaziale per le estrazioni minerarie di ghiaccio dei poli lunari. Mancano, infatti, leggi internazionali che regolino le attività di estrazione e di salvaguardia in ambiente lunare (come ad esempio fa l’Autorità internazionale dei fondali marini – ISA), interessandosi anche al piano ambientale.
Guardando poi a fattispecie come collisioni, ad esempio, in caso di collisione tra un rover cinese e uno americano, secondo gli attuali Trattati la procedura che i due Stati dovrebbero seguire è scambi di informazioni diplomatiche, analisi dei dati telemetrici e qualora ci fossero danni, meccanismi di risarcimento da parte dei rispettivi Stati e dialogo tra le rispettive agenzie spaziali, in questo caso CNSA e NASA.
Il trattato del 1967: aspetti legali e “zone grigie”
Esistono dei fumetti, come Mooncop di Tom Gauld, che parlano di poliziotti lunari. Ma nella realtà esiste una polizia lunare? La risposta è no. Infatti, la sorveglianza e la giurisdizione sulle attività lunari sono regolate da trattati internazionali spaziali, in primis dal Trattato sullo spazio extra-atmosferico del 1967. Secondo l’articolo 1 di questo Trattato, esiste libero accesso a tutte le regioni dei corpi celesti e questo significa che lo spazio extra-atmosferico, compresa la Luna, può essere esplorato e utilizzato liberamente da parte di tutti gli Stati, che devono promuovere la ricerca scientifica e la cooperazione internazionale in quest’ambito.
L’art. 4, invece, sottolinea che sulla Luna e sui corpi celesti è vietato installare basi militari, strumenti per la difesa militare o testare armi e manovre militari. Quello che invece è lecito è l’uso di personale militare per missioni di ricerca scientifica o comunque missioni di esplorazione che abbiano un fine pacifico. Il Trattato sullo spazio extra-atmosferico dunque vieta sia l’uso di armi di distruzione di massa e nucleari sia nell’orbita terrestre che nello spazio, quindi anche sulla Luna. Questo lascia una zona grigia per quanto riguarda tutto ciò che non rientra negli armamenti, cosa che risulta in contraddizione con i fini esclusivamente pacifici consentiti dal diritto spaziale internazionale.