19 Febbraio 2023
7:30

A chi appartiene lo spazio? Breve storia dei trattati internazionali sul diritto aerospaziale

Approfondiamo gli accordi firmati negli anni ’60 e ’70 da Stati Uniti, Unione Sovietica e altri Paesi per regolamentare l’esplorazione dello spazio e le sfide giuridiche da affrontare di fronte alla “nuova corsa allo spazio”.

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A cura di Erminio Fonzo
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A chi appartiene lo spazio? Breve storia dei trattati internazionali sul diritto aerospaziale
a chi appartiene lo spazio

Di chi sono lo spazio e la Luna? Quando iniziarono le missioni spaziali, si pose appunto il problema di stabilire regole precise per l’esplorazione e l’eventuale «utilizzo» dello spazio e degli altri pianeti. Il trattato internazionale più importante fu firmato nel 1967 da tutti i Paesi impegnati nelle missioni spaziali e ancora oggi è alla base del diritto aerospaziale. Negli anni successivi furono sottoscritti altri accordi, relativi a materie specifiche, come la salvaguardia degli astronauti e la responsabilità di eventuali danni provocati dalle missioni.

Fino a ora sono questi accordi stati rispettati, con l’eccezione di alcune rivendicazioni prive di valore giuridico, ma la rivalità che si è sviluppata negli ultimi anni tra USA e CINA per il controllo dello spazio lascia presagire che il trattato del 1967 diverrà presto obsoleto e che il diritto aerospaziale andrà rivisto.

L'uomo sulla Luna
L’uomo sulla Luna

Origini del diritto aerospaziale

La necessità di trovare regole condivise per le missioni spaziali emerse tra la fine degli anni ’50 e i primi anni ’60, quando furono costruiti per la prima volta mezzi capaci di superare l’atmosfera terrestre. Nell’ambito della Guerra Fredda, Stati Uniti e Unione Sovietica, diedero avvio a una vera e propria corsa allo spazio, motivata dalla ricerca di prestigio politico e dai possibili vantaggi in termini militari. Le due superpotenze, però, riuscirono a mettersi d’accordo su alcune questioni importanti.

Prima pagina del trattato sulla messa al bando dei test nucleari
Prima pagina del trattato sulla messa al bando dei test nucleari

Il primo trattato che faceva cenno allo spazio fu quello sulla limitazione dei test nucleari, firmato nel 1963 da USA, URSS e altri Paesi. Il trattato vietava di effettuare test atomici, cioè di far esplodere bombe atomiche «per prova», nell’atmosfera, in mare e nello spazio (i test erano ammessi solo nel sottosuolo).

Il trattato sullo spazio extra-atmosferito del 1967

Negli anni ’60 la tecnologia aerospaziale fece passi da gigante, consentendo di lanciare le prime missioni con equipaggio umano e di mettere in orbita numerosi satelliti artificiali. Iniziava a intravedersi, inoltre, la possibilità di sfruttare le risorse di altri corpi celesti. Per tale ragione, era necessario stabilire delle regole e affrontare alcune questioni: a chi «appartengono» lo spazio e i corpi celesti? Come gestire la presenza di oggetti in orbita? Chi può sfruttare le risorse di altri pianeti?

Sotto l’egida dell’ONU fu trovato un accordo che per molti aspetti ricalcava un trattato firmato nel 1959 a proposito dell’Antartide. Il 27 gennaio 1967 i rappresentanti di Stati Uniti, Unione Sovietica e altri Paesi sottoscrissero il Trattato sullo spazio extra-atmosferico, in base al quale nessuno Stato può rivendicare la sovranità su altri pianeti:

Lo spazio extra-atmosferico, inclusa la Luna e gli altri corpi celesti, non è soggetto ad appropriazione nazionale.

Lo spazio, in sostanza, rientra nel concetto di res communis (cosa comune): tutti possono usarlo, ma nessuno se ne può appropriare. Il trattato, inoltre, proibisce di collocare nello spazio armi di distruzioni di massa, prescrive di servirsi delle esplorazioni solo per scopi pacifici e impone agli Stati di far rispettare gli accordi anche ai privati.

Il trattato entrò in vigore il 10 ottobre 1967. Negli anni successivi hanno aderito altri Paesi e oggi firmatari sono 112, tra i quali tutte le potenze capaci di condurre missioni spaziali (oltre a Usa, Russia, anche l’India, la Cina e i Paesi europei). Il trattato, perciò, costituisce la base del diritto aerospaziale.

Paesi firmatari del trattato del 1967. Blu firmato e ratificato; Giallo firmato ma non ratificato; Rosso non firmato
Paesi firmatari del Trattato del 1967. Blu: firmato e ratificato; Giallo: firmato ma non ratificato; Rosso: non firmato

I trattati successivi

Dopo il 1967 sono stati firmati altri accordi.

  • Trattato sul salvataggio degli astronauti: entrato in vigore nel 1968, prevede che i Paesi firmatari garantiscano assistenza agli astronauti di qualunque nazionalità costretti ad atterrare nel loro territorio.
  • Trattato sulla responsabilità dei danni cagionati da oggetti spaziali: firmato nel 1972, prevede che, nel caso in cui una missione spaziale provochi dei danni a un Paese terzo, sia considerato responsabile lo Stato dal quale la missione è partita. Il Trattato è stato invocato nel 1978, quando il satellite sovietico Cosmos 954 cadde in territorio canadese. L’URSS dovette rimborsare il Canada per i danni subiti.
  • Trattato sulla registrazione degli oggetti spaziali: firmato nel 1974 ed entrato in vigore nel 1976, stabilisce che chiunque mandi in orbita un oggetto deve darne comunicazione all’ONU.
Misurazione delle radiazioni provocate dal satellite Cosmos 954
Misurazione delle radiazioni provocate dal satellite Cosmos 954

Il trattato sulla Luna del 1979 e gli altri accordi

Un caso diverso è quello del Trattato sulla Luna, firmato nel 1979 ed entrato in vigore nel 1984. Il trattato conferma alcuni principi degli accordi precedenti e ne introduce altri, tra i quali l’obbligo di effettuare le eventuali estrazioni di risorse lunari sotto regime internazionale. Il trattato, però, non è stato sottoscritto da nessuno dei Paesi capaci di effettuare missioni spaziali e perciò non ha alcuna rilevanza.

In anni recenti sono stati firmati altri accordi tra piccoli gruppi di Paesi, come quelli degli anni ‘90 per la messa in orbita della Stazione spaziale internazionale.

stazione spaziale internazionale

Le rivendicazioni

I principi stabiliti dal trattato del 1967 e dagli altri accordi sono stati sempre rispettati? Nel corso degli anni non sono mancate «rivendicazioni», avanzate da individui un po’ stravaganti che hanno dichiarato di essere proprietari della Luna o di altri pianeti. Si tratta, naturalmente, di dichiarazioni prive di ogni valore.

L’unica rivendicazione degna di nota è la Dichiarazione di Bogotá del 1976, con la quale i Paesi situati lungo la linea dell’equatore (Colombia, Brasile, Congo Brazzaville, Equador, Indonesia, Kenya, Uganda e Zaire/Congo Kinshasa) hanno dichiarato la loro sovranità sull’orbita geostazionaria, cioè la «porzione di spazio» situata a un’altezza dalla Terra tale che la durata dell’orbita di un oggetto (un giro completo intorno al nostro pianeta) abbia la stessa durata della rotazione terrestre.

Rappresentazione dell'orbita geostazionaria
Rappresentazione grafica dell’orbita geostazionaria

Nell’orbita geostazionaria sono collocati numerosi satelliti artificiali, in particolare quelli per le telecomunicazioni. Secondo la Dichiarazione di Bogotá, l’orbita fa parte delle risorse naturali dei Paesi equatoriali e non dello spazio, perché è perpendicolare all’equatore, ma la rivendicazione non è mai stata riconosciuta a livello internazionale.

Fino a ora, del resto, gli Stati impegnati nell’esplorazione dello spazio non hanno violato gli accordi, anche perché le tecnologie disponibili non hanno ancora consentito lo sfruttamento delle risorse di altri pianeti. La situazione, però, potrebbe cambiare rapidamente.

Il diritto aerospaziale oggi e i suoi limiti

Da alcuni anni la rivalità tra Stati Uniti, Russia e Cina nelle esplorazioni spaziali è sempre più accesa, anche perché sono stati sviluppati programmi per collocare basi permanenti sulla Luna e, in prospettiva futura, per sfruttarne le risorse. Inoltre, è diventato molto più importante del passato il ruolo dei privati, come testimonia il successo dell’azienda SpaceX di Elon Musk, leader nella messa in orbita di satelliti.

Prototipo della Starship di SpaceX (credit Jared Krahn)
Prototipo della Starship di SpaceX (credit: Jared Krahn)

Su molte questioni, come lo sfruttamento delle risorse degli altri corpi celesti, il Trattato del 1967 è piuttosto vago e, di conseguenza, non è sufficiente a regolare tutti i problemi che possono sorgere. Per esempio, è possibile installare una base permanente sulla Luna ed estrarre risorse dal sottosuolo? E che fare se un altro Paese intende sfruttare lo stesso territorio? Al momento tali questioni non sono definite ed è da vedere se in futuro sarà possibile negoziare un nuovo accordo o se l’eventuale sfruttamento di risorse spaziali sarà effettuato senza la «copertura» garantita da un trattato internazionale.

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