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14 Gennaio 2026
15:40

Dal magnete energetico alla capsula anti-età: tutti i metodi “alternativi” dell’infinita carriera di Djokovic

A quasi 39 anni Novak Djokovic si appresta ad iniziare la sua 23a stagione da tennista professionista: una longevità sportiva che ha pochi eguali nella storia. Nel corso della sua carriera il serbo ha utilizzato diversi "metodi alternativi" per trarre benefici psico-fisici che in molti, soprattutto gli esperti del campo scientifico, hanno definito quantomeno bizzarri. Passiamo in rassegna i principali.

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Dal magnete energetico alla capsula anti-età: tutti i metodi “alternativi” dell’infinita carriera di Djokovic
Novak Djokovic nella capsula Regenesis in Qatar. Instagram
Novak Djokovic nella capsula Regenesis in Qatar. Credit: Instagram

Novak Djokovic è un esempio vivente di come la cura per il corpo sia uno degli aspetti più importanti per la longevità di una carriera di un'atleta: il tennista serbo si avvicina ai 39 anni, ma è ancora n° 4 del mondo e si conferma ad oggi l'unico guastafeste credibile al duopolio formato da Sinner e Alcaraz. Djokovic è alla ricerca dello Slam n° 25 che lo renderebbe il tennista più vincente di sempre sia nel maschile che nel femminile, superando il record che detiene a pari merito con Margaret Court (il prossimo appuntamento con la Storia sarà agli Australian Open in programma dal 18 gennaio). Nel corso della sua carriera Nole ha utilizzato diversi "metodi alternativi", anti-convenzionali, per trarre benefici psico-fisici che in molti, soprattutto gli esperti del campo scientifico, hanno definito quantomeno bizzarri. Passiamo in rassegna i principali.

L'uovo pressurizzato

La cronologia dei metodi alternativi di Djokovic ha inizio nel 2011 (una delle sue stagioni più vincenti) con il cosiddetto "uovo" pressurizzato da 75mila dollari della società californiana CVAC System, in cui si infilava per migliorare il recupero post-partita. Si tratta di una camera iperbarica con una pompa a depressione per simulare l'aria rarefatta d’alta quota e comprimere i muscoli ad intervalli ritmici. La società promette che tre sessioni alla settimana da 20 minuti possono accrescere le prestazioni atletiche migliorando la circolazione sanguigna, aumentando il numero dei globuli rossi ricchi di ossigeno e riducendo l’acido lattico. Inoltre, è possibile stimolare la biogenesi mitocondriale e la produzione di cellule staminali. Come rivelato all'epoca dal Wall Street Journal, Djokovic era talmente convinto dalla terapia da recarsi regolarmente, prima degli Slam, nella località di Alpine, in New Jersey, nella casa dell’amico Gordon Uehling, ex professionista e ora allenatore di tennis, proprietario di uno di questi apparecchi. Col tempo il serbo ha abbandonato il suo "uovo" anche perchè la comunità sportiva aveva iniziato a interrogarsi sulla "moralità" del metodo, nonostante l'agenzia mondiale anti-doping non avesse posto alcun veto nell'utilizzo.

I tunnel energetici nelle "Piramidi del Sole" e la memoria dell'acqua

La prima apparizione pubblica di Djokovic dopo la prima ondata di Covid (che in seguito fu materia di grandi critiche per il serbo a causa della sua posizione no-vax) fu alle cosiddette "Piramidi del Sole", un complesso collinare a forma piramidale della zona di Visoko, 30 chilometri a nord-ovest di Sarajevo, in Bosnia, in cui, parola di Nole, ci sarebbero "tunnel energetici con proprietà particolarmente positive". Il loro "scopritore", il bosniaco Semir Osmanagic, sostiene che le due colline siano in realtà il prodotto di un’antica civiltà illirica. La comunità scientifica ha rifiutato tutte le ipotesi di Osmanagic, affermando come in realtà le formazioni siano di origine naturale.

Sempre durante il periodo della pandemia il serbo ha illustrato alcune teorie sul benessere personale prive di basi scientifiche, in linea con il teorico della "memoria dell'acqua", il saggista giapponese Masaru Emoto: "Se hai pensieri ed emozioni specifiche, nel caso siano pensieri felici, buoni pensieri, questi creano una struttura molecolare che ha un geoprisma basato sulla geometria sacra, il che significa che c’è equilibrio. Al contrario, quando si dà all’acqua dolore, paura, frustrazione o rabbia, quell’acqua si rompe".

Il magnete anti-distorsione

Al Roland Garros 2023 Djokovic sfoggiò sotto la maglietta un piccolo bottone attaccato al costato che si scoprì essere un Q Magnete, una mini-calamita fatta in lega di boro, ferro e neodimio che, emanando campi magnetici, ridurrebbe gli effetti di distorsioni e stiramenti. La tecnologia in questione risponde al nome di Taopatch Sport della Tao Technologies, azienda di Castelfranco Veneto, fondata nel 2012 da Fabio Fontana. Anche in questo caso il metodo alternativo del Djoker ha diviso la comunità scientifica: alcuni esperti hanno espresso scetticismo, parlando di "benefici fasulli".

Il disco verde energetico

Si prosegue con l'Australian Open 2025 quando Novak si presentò a Melbourne con uno strano disco verde energetico. E' lo stesso tennista serbo che ne raccontò i benefici in un'intervista a GQ: "Crea un campo elettromagnetico attorno a sé. Quando lo applichi su una determinata parte del tuo corpo, come per esempio quando si hanno problemi di stomaco o problemi di indigestione, questo crea calore. Quindi inizia a migliorare le funzioni metaboliche o riduce l'infiammazione in alcune parti del corpo". A idearlo e realizzarlo sarebbe stato un medico-ingegnere serbo: "Lo ha creato per me e lo porto ovunque". Boris Becker, ex coach del 24 volte campione Slam, non la prese bene: "Si concentri sul campo", disse la leggenda tedesca nel suo podcast.

La capsula anti-età

Si arriva infine all'attualità: in occasione del Gran Premio di Formula 1 del Qatar, Djokovic ha presentato un nuovo progetto: si tratta di Regenesis, una capsula immersiva (non tanto diversa dall'uovo del 2011) per il recupero del proprio fisico, che combina diverse tecnologie volte a favorire il benessere e il reset mentale tra cui terapia della luce, frequenze sonore, campi elettromagnetici e aromaterapia. "Regenesis è una soluzione moderna per una vita frenetica: puoi ricaricare le tue energie in otto minuti”, ha spiegato il serbo. Un progetto che nasce a Bali sei anni fa: è in questa circostanza che il tennista incontra l’australiano Tav Keen, specialista nell’uso di tecnologie che inducono stati meditativi profondi, e fonda con lui il progetto Regenesis.

A completare questa missione di "ringiovanimento", volta a colmare il gap con Alcaraz e Sinner in questa ultima parte di carriera (che, stando alle sue parole, "continuerà almeno fino le Olimpiadi di Los Angeles 2028"), l’ex n° 1 del mondo ha poi deciso di ampliare il proprio team, affidandosi al dottor Mark Kovacs, un punto di riferimento per atleti d’élite per ottimizzare le prestazioni, oltre ad essere amministratore delegato e cofondatore dell'International Tennis Performance Association, azienda che si occupa di formazione e certificazione nel campo del fitness per il tennis. Con Kovacs Djokovic si concentrerà in particolare sulla preparazione fisica, la prevenzione degli infortuni, la biomeccanica, il recupero e l’ottimizzazione della performance in campo. Di una cosa possiamo essere certi: nella sua infinita carriera il tennista di Belgrado ha reso il suo corpo un mezzo per raggiungere risultati e record come pochi atleti sono riusciti nella storia dello sport. E non è ancora finita…

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