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1 Gennaio 2026
18:30

Dall’airbag ai caschi anti-rotazione: come la tecnologia ha rivoluzionato la sicurezza nello sci alpino

Nelle discipline più estreme, gli sciatori superano i 140 km/h affrontando urti, torsioni e lame affilate. Airbag progettati per gonfiarsi in pochi millisecondi e materiali capaci di adattarsi alla violenza dell’impatto stanno cambiando il modo in cui il corpo viene protetto in gara.

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Dall’airbag ai caschi anti-rotazione: come la tecnologia ha rivoluzionato la sicurezza nello sci alpino
thumb sci protezioni

Se si pensa ad una gara di sci alpino, vengono subito in mente la velocità e il rumore delle lamine sulla neve. Dietro ciò che si vede in pista, però, si nasconde un elemento spesso trascurato: la tecnologia dei dispositivi di protezione. Negli ultimi anni, l’equipaggiamento degli sciatori si è trasformato in un sistema sempre più sofisticato: airbag in grado di gonfiarsi in pochi millisecondi, caschi progettati per contrastare le rotazioni della testa e paraschiena flessibili che si irrigidiscono all’impatto. Soluzioni nate, in molti casi, da incidenti drammatici, che hanno spinto la tecnologia verso un obiettivo chiaro: permettere agli sciatori di continuare a spingersi oltre i propri limiti, riducendo il prezzo da pagare quando qualcosa va storto.

Il giubbotto salvavita: l’Airbag

Discesa Libera e Super-G non sono solo le gare più veloci dello sci alpino, in cui si raggiungono anche 140 km/h, ma sono anche le più pericolose. Per anni, la protezione contro i traumi ad alta energia si è affidata a soluzioni passive, fino a quando non è arrivata l’idea rivoluzionaria dell’airbag. La sua adozione obbligatoria nelle competizioni di velocità è una dimostrazione concreta di come tragedie e innovazione possano andare a braccetto: l’incidente della giovane promessa italiana Matilde Lorenzi, che ha perso la vita durante un allenamento nel 2024, ha accelerato l’introduzione di questa tecnologia nelle gare.

Il sistema airbag per lo sci agonistico è un gilet tecnico indossato sotto la tuta, progettato per restare completamente invisibile fino al momento dell’attivazione. Al suo interno, sensori come accelerometri e giroscopi, monitorano in tempo reale il movimento dell’atleta e la sua dinamica in pista. Questi dati vengono elaborati da un algoritmo capace di riconoscere le situazioni tipiche di una caduta. Quando il sistema identifica un evento potenzialmente pericoloso, attiva lo “Shield”, una sacca airbag realizzata in tessuto tecnico ad alta resistenza, progettata per garantire un gonfiaggio rapido e uniforme.

L’airbag si gonfia in pochi millisecondi, coprendo principalmente il torace e le zone più esposte agli impatti laterali e frontali. Grazie alla sua struttura interna, distribuisce la forza dell’urto in modo più omogeneo rispetto ai protettori rigidi, riducendo il rischio di traumi. Nel caso del Dainese D-Air, la sacca è progettata per essere utilizzata fino a tre volte, grazie al sistema FRS (Fast Replacement System) che permette allo sciatore di sostituire autonomamente il generatore di gas e ripristinare la funzionalità del dispositivo tra una gara e l’altra.

MIPS: la protezione contro gli impatti rotazionali

Per anni, si è creduto che il problema principale fosse assorbire la forza di un impatto diretto, o lineare. I caschi venivano testati lasciandoli cadere in verticale. Eppure, la maggior parte delle cadute ad alta velocità in gara non avviene in modo lineare; sono impatti angolati contro neve, paletti o reti di protezioni, che causano una torsione improvvisa e violenta della testa.

Qui entra in gioco il MIPS (Multi-directional Impact Protection System), riconoscibile dal piccolo punto giallo su molti caschi da gara. Si tratta di una sottilissima calotta inserita tra imbottitura e guscio rigido. In caso di impatto obliquo, consente alla testa di muoversi in modo controllato di 10 – 15 mm, deviando parte dell’energia rotazionale e riducendo il rischio di traumi cerebrali. Nei caschi omologati FIS da competizione, l’integrazione del MIPS ha ridefinito la protezione della testa, combinando sicurezza e leggerezza.

Lo sviluppo del paraschiena e delle fibre anti-lacerazione

Il paraschiena è un componente ormai fondamentale per la sicurezza sugli sci, evolutosi dai vecchi gusci rigidi verso dispositivi molto più flessibili e adattivi. Gran parte dei modelli moderni utilizza polimeri viscoelastici (come il D3O), che combinano libertà di movimento e protezione avanzata: in condizioni normali il materiale resta morbido e segue i movimenti dell’atleta, mentre in caso di impatto si irrigidisce istantaneamente per ridurre la forza trasmessa alla colonna vertebrale e distribuire l’energia dell’urto su un’area più ampia.

Oltre agli urti, uno dei rischi meno visibili ma più pericolosi nello sci è rappresentato dalle lacerazioni causate dalle lamine degli sci. Per proteggersi, gli atleti indossano indumenti antitaglio sotto la tuta da gara, realizzati con fibre ad altissima resistenza come Kevlar (usato nei giubbotti antiproiettili) o UHMWPE (polietilene ad alto peso molecolare). Questi capi, che includono pantaloni e maglie aderenti, riescono a deviare le lame senza ostacolare i movimenti, proteggendo gambe, collo e braccia.

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Infografica che riporta tutte le protezioni degli sciatori.

Le protezioni aggiuntive degli slalomisti

In discipline come lo Slalom e lo Slalom Gigante, gli urti non derivano solo dalle cadute, ma anche dai pali snodati che gli atleti impattano ripetutamente per accorciare la traiettoria.

Per proteggersi da questi impatti frequenti, gli sciatori professionisti indossano:

  • Parastinchi, para-avambracci e paramani: in fibra di carbonio, leggeri ma resistenti. Proteggono tibie, avambracci e mani dagli urti diretti senza ridurre l’agilità dello sciatore.
  • Mentoniera: un rinforzo rigido in metallo o plastica collegato al casco, che salvaguarda il mento e la mascella dai colpi dei pali.
Immagine
Nello slalom sono necessarie protezioni aggiuntive a causa dei frequenti impatti con i paletti; Credit: rom@nski photo from Rakov Potok, Hrvatska, CC BY 2.0 <https://creativecommons.org/licenses/by/2.0>, via Wikimedia Commons

Nello sci alpino il margine di errore resta minimo, ma l’evoluzione delle protezioni ha cambiato profondamente il modo in cui gli atleti affrontano il rischio.

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