0 risultati
video suggerito
video suggerito
27 Settembre 2026
13:00

Sui data center in UE arriva l’etichetta energetica obbligatoria dal 2027 per leggere i consumi

La Commissione Europea ha dato il via libera a un regolamento che, a partire dal 2027, imporrà ai data center con potenza superiore a 500 kW di dotarsi di un'etichetta energetica. La misura punta a quantificare con precisione i consumi di elettricità e di acqua di queste infrastrutture, così da contenerne le ricadute sull'ambiente.

Ti piace questo contenuto?
Sui data center in UE arriva l’etichetta energetica obbligatoria dal 2027 per leggere i consumi
Immagine
Credit: Stratos Project.

Bruxelles mette i data center sotto osservazione con il Data Centre Energy Efficiency Package, il pacchetto di regole con cui la Commissione Europea vuole quantificare l'impronta ambientale delle infrastrutture digitali dei Paesi membri, tenendo d'occhio in particolare quanta elettricità e quanta acqua consumano. Le nuove disposizioni si applicano agli impianti che superano i 500 kW di potenza, mentre le prime etichette compariranno nel 2027.

Ogni ricerca sul web, ogni video guardato in streaming, ogni domanda rivolta a un chatbot passa attraverso un data center, un edificio industriale che raccoglie migliaia di server in funzione senza interruzione, giorno e notte, per elaborare dati. È un lavoro che assorbe grandi quantità di elettricità e produce altrettanto calore, da smaltire con impianti di raffreddamento a loro volta energivori e alimentati ad acqua.

Quanto pesi tutto questo lo ha provato a quantificare Google circa un anno fa, con un report tecnico dedicato ai consumi e alle emissioni di un prompt testuale mediano di Gemini. Stando al documento, una richiesta di testo tipica (cioè mediana in termini di energia) assorbiva 0,24 wattora (Wh), generava 0,03 grammi di anidride carbonica equivalente (CO2e) e richiedeva 0,26 millilitri d’acqua.

I consumi dei data center nell'UE

Numeri minuscoli se presi singolarmente e che moltiplicati per miliardi di richieste raccontano un'altra storia. Un report pubblicato dall'Agenzia internazionale dell'energia mette nero su bianco quanto strumenti come ChatGPT assorbano quantità crescenti di elettricità e acqua, tanto nella fase di addestramento dei modelli quanto nel loro impiego quotidiano. Dietro ogni risposta generata lavorano data center e infrastrutture di calcolo di enorme complessità, la cui domanda energetica, secondo le stime, è destinata a raddoppiare da qui al 2030: infatti, nel 2024 il consumo di energia elettrica dei centri dati nell'UE si è attestato a 68 TWh, e si prevede che entro il 2030 crescerà fino a 114 TWh, arrivando a rappresentare il 3,2 % della domanda di energia elettrica dell’Unione. È proprio questa traiettoria a rendere urgente l'adozione di criteri di misurazione condivisi e affidabili, capaci di orientare lo sviluppo dei modelli verso la massima efficienza e di contenerne il peso sull’ambiente.

In questa direzione si muove la Commissione Europea, che ha presentato recentemente una proposta con l’obiettivo preciso di introdurre un sistema di etichette energetiche specifico per i data center. Un progetto che arriva proprio in un momento in cui l'Unione ha messo in atto una strategia ambiziosa per giocare da protagonista nella corsa all'intelligenza artificiale, puntando a fare dell'Europa un riferimento mondiale del settore. Da qui la scelta di puntare sulla creazione di almeno 19 fabbriche di AI, distribuite in tutta Europa, cinque gigafactory pensate per addestrare modelli complessi e triplicare la capacità dei data center europei nell'arco di cinque-sette anni, dando priorità a strutture sostenibili.

La proposta della Commissione europea per il 2027

In questa cornice l'etichetta energetica assume un senso molto specifico perché diventa un modo per rendere trasparente l’impiego delle risorse idriche ed energetiche e parallelamente per agevolare l’integrazione di queste infrastrutture nella rete elettrica europea. Il primo passo, deciso il 21 settembre dalla Commissione Europea, è creare un'etichetta comune che dica quanto una struttura è efficiente e quanta acqua impiega, valorizzando chi offre flessibilità al sistema o recupera il calore prodotto. Il formato ricalca quello già familiare per gli elettrodomestici ovvero due scale colorate dal verde al rosso, una per il PUE e una per il WUE, ciascuna divisa in sette classi, una pagella da A a G.

Il regolamento delegato adottato dalla Commissione istituisce un sistema di classificazione per i data center con potenza installata superiore ai 500 kW, le stesse strutture già soggette agli obblighi di rendicontazione previsti dalla direttiva sull'efficienza energetica, con i siti più piccoli che potranno aderire su base volontaria. Le etichette saranno documenti elettronici, generati in automatico a partire dai dati caricati nel database europeo dei data center, e dotate di un codice QR che rimanda alla scheda completa della struttura. La prima tornata è attesa entro il 15 agosto 2027, con validità di un anno, una revisione del meccanismo è prevista entro la fine del 2028 e poi ogni tre anni.

Come funziona l'etichetta energetica per i data center: le classi da A a G

La lettura è quella a cui siamo abituati da anni con frigoriferi e lavatrici. La classe A, in verde, contrassegna le strutture più virtuose, la G, in rosso, quelle con i consumi più elevati. Sul fronte energetico, l'allegato tecnico del regolamento assegna la classe A ai data center con un PUE pari o inferiore a 1,15, si scende poi in classe B fino a 1,25, C fino a 1,35, D fino a 1,5, E fino a 1,7, F fino a 1,9, mentre oltre quel valore scatta la G. Sul fronte idrico la scala indica che per la A occorre un WUE non superiore a 0,1 la B arriva a 0,2, la C a 0,4, la D a 0,6, la E a 0,8, la F a 1, e chi supera anche quest'ultima soglia finisce in classe G.

Alla base della misura c'è il primo rapporto tecnico commissionato dalla Direzione generale Energia a EY, Borderstep Institute e AIT, che ha passato al setaccio i dati del primo ciclo di rendicontazione. 770 data center hanno risposto, ovvero circa il 36% di quelli stimati nell’Unione. La valutazione dell'efficienza energetica e della sostenibilità si basa sul calcolo di quattro parametri, ovvero efficacia dell'uso della potenza (PUE), efficacia dell'uso dell'acqua (WUE), fattore di riutilizzo dell’energia (ERF) e fattore di energia rinnovabile (REF).

Sull'efficienza energetica il quadro è discreto. Il PUE, il rapporto tra l'energia totale assorbita da un sito e quella che finisce davvero ai server, si attesta in Europa a 1,36, con oscillazioni nazionali tra 1,15 e 1,66. L'Italia registra 1,46, sopra la media, ma sotto la soglia di 1,5 oltre la quale, scrive il rapporto, i valori rivelano margini di miglioramento. Lo studio nota anche che l'efficienza cresce con le dimensioni, perché le grandi strutture sono spesso più giovani, gestite in modo più professionale e beneficiano di economie di scala.

I prossimi passi

Il capitolo idrico è quello in cui il nostro Paese fa più fatica. Il WUE, che misura i metri cubi d'acqua consumati per ogni megawattora di energia IT, ha una media europea di 0,58 con una forbice compresa tra 0,07 e 1,28. L'Italia si colloca a 0,70, il secondo valore più alto tra i grandi Paesi dopo il Belgio e ben distante dalla soglia di riferimento di 0,4 indicata dal Climate Neutral Data Centre Pact. Il rapporto ricorda che il consumo idrico dipende soprattutto dalla tecnologia di raffreddamento adottata e che i sistemi evaporativi pesano molto più di quelli ad aria o a liquido diretto.

Il regolamento passerà al vaglio di Parlamento Europeo e Consiglio che hanno due mesi per sollevare obiezioni prima dell'entrata in vigore. La Commissione ha aperto una consultazione pubblica, in programma fino al 14 dicembre, per stabilire le soglie minime di rendimento cui l'intero settore dovrà attenersi.

Sfondo autopromo
Cosa stai cercando?
api url views