0 risultati
video suggerito
video suggerito
8 Giugno 2026
7:00

Quanta acqua consuma l’AI: entro il 2030 i data center potrebbero arrivare a 9.300 miliardi di litri all’anno

Un nuovo studio dell’Università delle Nazioni Unite analizza l’impatto ambientale dell’intelligenza artificiale, tra consumi elettrici, utilizzo di acqua dolce, emissioni di CO₂ e spazio occupato dai data center.

Ti piace questo contenuto?
Quanta acqua consuma l’AI: entro il 2030 i data center potrebbero arrivare a 9.300 miliardi di litri all’anno
Immagine

Un nuovo studio condotto dall’Università delle Nazioni Unite (UNU-INWEH) ha analizzato il costo ambientale legato allo sviluppo e all’utilizzo dei sistemi di AI.

L’intelligenza artificiale viene spesso considerata una tecnologia quasi immateriale, capace di elaborare informazioni e generare contenuti in pochi istanti. In realtà, ogni richiesta inviata a un sistema di AI viene elaborata da una rete di server e infrastrutture che richiedono enormi quantità di risorse per funzionare. Si tratta di un aspetto poco visibile agli utenti, ma destinato ad assumere un peso sempre maggiore con la crescente diffusione di questi strumenti.

Secondo il rapporto dell'UNU, la sua rapida espansione sta contribuendo ad aumentare il fabbisogno di elettricità, acqua e spazio necessario per sostenere i data center che ne rendono possibile il funzionamento.

Perché l’AI consuma così tante risorse: la temperatura

Quando si parla di impatto ambientale dell’intelligenza artificiale, il dibattito si concentra spesso sull’enorme quantità di energia richiesta per il suo sostentamento. In realtà il fenomeno coinvolge molti altri aspetti.

Per funzionare, i sistemi più avanzati richiedono enormi capacità di calcolo. Ogni richiesta viene elaborata da migliaia di server che operano senza sosta in grandi centri di elaborazione distribuiti in tutto il mondo. Queste strutture consumano energia non solo per alimentare i processori, ma anche per mantenere sotto controllo la temperatura delle apparecchiature ed evitare il surriscaldamento dei componenti.

Dietro l’AI non ci sono quindi soltanto algoritmi e modelli matematici, ma pure una complessa rete di infrastrutture che comprende reti elettriche, componenti hardware, materie prime e data center indispensabili per la loro operatività.

Non solo energia: le emissioni, il consumo di acqua e di suolo

Uno degli aspetti più interessanti evidenziati dallo studio riguarda il fatto che l’impatto ambientale dell’AI non può essere misurato soltanto attraverso le emissioni di carbonio. I ricercatori hanno infatti analizzato tre diverse impronte ambientali: quella legata alle emissioni di CO₂, quella relativa al consumo di acqua e quella associata all’occupazione del territorio. Ogni chilowattora utilizzato per alimentare un sistema di intelligenza artificiale comporta infatti anche un consumo d’acqua, necessario sia per il raffreddamento degli impianti sia per la produzione dell’energia stessa, oltre a un impiego del suolo destinato ai sistemi energetici e informatici.

Nel 2025, lo studio stima che i data center globali abbiano consumato 448 TWh di elettricità: se li considerassimo come un Paese, si collocherebbero all'11° posto a livello globale per consumo di energia elettrica, che sarebbe stata sufficiente a soddisfare il fabbisogno elettrico residenziale annuo dell'intera popolazione dell'Africa subsahariana (1,3 miliardi di persone) per 2,6 anni. Questi consumi hanno generato un'impronta di carbonio pari a 189 milioni di tonnellate di CO₂ (per compensarla servirebbe il numero totale di alberi presenti nell'intero Regno Unito) e un'impronta idrica di  4.500 miliardi di litri d'acqua, sufficienti a riempire 1,8 milioni di piscine olimpioniche o a soddisfare il fabbisogno idrico domestico di base annuale di oltre 600 millioni di persone nell'Africa subsahariana.

Secondo le stime del rapporto, entro il 2030 i data center legati alla diffusione dell’AI potrebbero arrivare a consumare circa 945 TWh di elettricità all’anno, una quantità paragonabile all’attuale fabbisogno energetico del Giappone. Nello stesso periodo, si potrebbero raggiungere i 9.300 miliardi di litri d'acqua all'anno consumati e si arriverebbe a ben 399 milioni di tonnellate di emissioni associate. L'impronta sul suolo associata al consumo di elettricità sarebbe superiore a 14.500 km², circa 10 volte la superficie di Città del Messico, circa il doppio dell'area metropolitana di Giacarta, che ospita oltre 32 milioni di persone, o circa l'intera regione Campania o Calabria.

L’impatto dipende anche da dove viene prodotta l’energia

Lo studio sottolinea inoltre che il peso ambientale di queste tecnologie può cambiare sensibilmente in base alla localizzazione geografica dei data center e alle fonti energetiche utilizzate.

Un sistema alimentato da elettricità prodotta principalmente da combustibili fossili avrà un’impronta carbonica molto diversa rispetto a uno alimentato da fonti rinnovabili. Tuttavia il problema non è così semplice: ridurre le emissioni non significa necessariamente ridurre anche il consumo di acqua o di territorio. In alcuni casi, infatti, una soluzione energetica può diminuire la produzione di CO₂ ma aumentare altre forme di impatto ambientale.

Per questo motivo gli autori del rapporto invitano governi e aziende a considerare contemporaneamente tutti questi fattori quando si valutano i costi ambientali legati all’adozione dell’intelligenza artificiale.

Il vero costo nascosto dell’intelligenza artificiale

La diffusione dell’AI sta trasformando settori come ricerca online, produttività, programmazione e creazione di contenuti. Tuttavia questa rivoluzione tecnologica ha anche una dimensione materiale che spesso passa inosservata.

Gli autori dello studio sottolineano che il futuro di questa tecnologia non dipenderà soltanto dalla potenza degli algoritmi, ma anche dalla capacità di rendere più sostenibili le strutture necessarie al suo uso. Data center più efficienti, sistemi di raffreddamento meno energivori e una maggiore trasparenza sui consumi potrebbero diventare elementi sempre più importanti man mano che la diffusione dell’AI continuerà a crescere.

Questo perché, dietro ogni risposta generata da un chatbot o da un modello generativo, non ci sono soltanto algoritmi e dati, ma anche energia elettrica, acqua, territorio e una complessa rete di risorse fisiche che rende possibile il funzionamento di queste tecnologie.

Sfondo autopromo
Cosa stai cercando?
api url views