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8 Ottobre 2026
11:30

Dove si trova il relitto dell’Andre Doria oggi e perché sta scomparendo 70 anni dopo il naufragio

A 70 anni dal naufragio, il relitto dell’Andrea Doria, il più noto transatlantico della storia della marineria italiana, è in rapido deterioramento. Correnti, corrosione, saccheggi e cedimenti strutturali stanno deformando la nave, rendendo sempre più difficili le immersioni e minacciandone la conservazione.

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Dove si trova il relitto dell’Andre Doria oggi e perché sta scomparendo 70 anni dopo il naufragio
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L'Andrea Doria in navigazione. Credit: Di Fotografo sconosciuto – http://www.naviearmatori.net/ita/foto–127553–1.html, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=50344261

A settant’anni dal suo affondamento, l’Andrea Doria non è soltanto il relitto di uno dei più celebri transatlantici italiani. È anche una struttura che il mare sta lentamente trasformando e distruggendo. La nave giace nell’Atlantico settentrionale, al largo dell’isola di Nantucket, nel Massachusetts, nel nordest degli Stati Uniti, a circa 75 metri di profondità, appoggiata sul fianco di dritta. Il punto si trova a circa 80 chilometri dalla costa americana e una cinquantina di miglia nautiche a sud di Nantucket.

Il transatlantico, che al suo tempo fu l'orgoglio della marineria italiana del secondo dopoguerra, fu intitolato ad Andrea Doria (1466-1560), ammiraglio genovese del periodo rinascimentale. Varato a Genova nel 1951, servì sulla rotta Genova-New York dal 1953 al 1956, per la Italia-Società di Navigazione. Era lungo 210 metri, largo 27 metri e con un pescaggio di 9 metri. L'Andrea Doria era ritenuta al suo tempo una delle navi più belle ed eleganti al mondo.

Per le decorazioni degli interni era stato ingaggiato fior fiore di artisti e designer italiani dell'epoca, inclusi Gio Ponti e Lucio Fontana. La nave è nota per il suo drammatico naufragio, avvenuto al largo dell'isola di Nantucket tra il 25 e il 26 luglio del 1956. L'Andrea Doria venne speronata per errore dalla nave svedese Stockholm. Morirono 52 persone, ma le vittime sarebbero potute essere molte di più, se non fosse stato per l'esperienza del capitano Piero Calamai, del capitano francese De Beaudéan, al comando del transatlantico Île de France, e delle altre navi che giunsero sul luogo.

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Uno degli eleganti interni della nave. Credit: Di Sconosciuto – http://www.betasom.it/forum/index.php?showtopic=1625, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=50345921

Ad oggi, il relitto del transatlantico, pur non trovandosi a una profondità eccessiva, si trova in condizioni critiche. La posizione contribuisce in modo determinante alla difficoltà delle immersioni. Il relitto si trova in una zona caratterizzata da correnti forti e imprevedibili, capaci di cambiare rapidamente le condizioni sul fondo e di sollevare sedimenti che riducono drasticamente la visibilità. A questo si aggiunge la presenza di reti da pesca e soprattutto di sottili lenze impigliate nella struttura, che costituiscono un pericolo concreto per i subacquei.

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L'affondamento immortalato dal fotografo Harry Trask. Credit: Di Harry A. Trask – [http://www.ebay.com/itm/DRAMATIC–1956–Wire–Photo–SS–ANDREA–DORIA–Ocean–Liner–COLLIDES–and–SINKS–/251762047036?pt=LH_DefaultDomain_0&hash=item3a9e2ff83c eBay]front backhttps://www.flickr.com/photos/nostri–imago/4427916761/, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=37588307

Ma il principale problema dell’Andrea Doria è ormai il relitto stesso. Per decenni la nave è stata esplorata e, in parte, privata di oggetti e componenti. La ricchezza del suo arredamento e la posizione nota del relitto hanno chiamato nel corso degli anni numerosi saccheggiatori. Nel frattempo la struttura metallica ha continuato a degradarsi sotto il proprio peso e sotto l’azione dell’ambiente marino. Quando nel 2016 un sommergibile effettuò una nuova ricognizione, dopo circa vent’anni dall’ultima esplorazione con un mezzo analogo, le immagini mostrarono un relitto molto diverso da quello conosciuto dai primi esploratori. Parti della prua risultavano deteriorate e numerosi elementi della sovrastruttura erano già crollati.

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Rappresentazione del progressivo deterioramento del relitto. Credit: Ken Marshall.

Il processo di degrado non si è arrestato recentemente, anzi. Le osservazioni effettuate durante immersioni recenti hanno documentato nuove fratture nella prua, il collasso di alcune sezioni e il progressivo distacco della poppa dal corpo principale. Anche i ponti, un tempo facilmente riconoscibili, sono diventati sempre più inclinati o inaccessibili. Alcune delle caratteristiche che per decenni hanno permesso ai subacquei di orientarsi sul relitto stanno quindi scomparendo.

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I componenti di una immersione del 2018, con gli oggetti recuperati dal relitto. Credit: Joe Mazraani.

La dinamica del degrado è in parte strutturale: dopo settant'anni sul fondo, l'Andrea Doria non costituisce più un insieme rigidamente sostenuto come quando era una nave operativa. Il peso della sovrastruttura grava ormai su una struttura progressivamente indebolita; quando una sezione cede, il collasso modifica a sua volta le sollecitazioni sulle parti circostanti. Il risultato è una trasformazione continua del relitto, con ponti che cedono, lamiere che si deformano e ambienti interni che vengono progressivamente riempiti dai detriti.

Anche alcuni dei punti di riferimento più celebri, un tempo necessari ai subacquei per orientarsi, sono cambiati. Le eliche, un tempo facilmente riconoscibili nella sagoma del relitto, si trovano oggi molto più vicine al fondale: quella inferiore è quasi completamente sepolta dalla sabbia, mentre quella superiore si trova a circa 70 metri di profondità. Nel 2025, inoltre, un'immersione nell'area di prua ha documentato ulteriori cedimenti; una sezione della sovrastruttura del ponte di comando, un tempo situata a circa 51 metri, è stata ritrovata crollata fino a 73 metri. Di questo passo, è probabile che il relitto dell'Andrea Doria possa divenire irriconoscibile nel giro dei prossimi dieci anni. Ogni cedimento cancella una parte della sua struttura e quando questa avrà perso definitivamente la propria forma, sul fondale resterà soprattutto un enorme accumulo di lamiere, sedimenti e detriti.

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