NIMBY

NIMBY: acronimo inglese che significa Not In My Back Yard, “non nel mio cortile sul retro”.
In sintesi è l’opposizione a priori, da parte della comunità locale e di associazioni, comitati e rappresentanze politiche di un preciso contesto, a ospitare temporaneamente o permanentemente sul proprio territorio opere o infrastrutture di interesse pubblico. È un effetto di cui si parla da decenni ed è studiato, tra le tante discipline, dalla psicologia sociale e ambientale. L’esempio classico è quello della discarica: serve (anche se in futuro speriamo servirà sempre meno), ma nessuno la vuole vicino a casa propria.

Effetto NIMBY

In casi come quello di una discarica, in effetti, è abbastanza semplice aspettarsi un rifiuto a priori e quindi l'innescarsi dell'effetto NIMBY: avere una discarica sotto casa difficilmente può far piacere. Lo stesso si può dire per infrastrutture più grandi e invasive e che spaccano l'opinione pubblica, come la linea TAV Torino-Lione o il gasdotto TAP pugliese. Tuttavia l'effetto NIMBY si attiva spesso anche in associazione a opere e infrastrutture di cui sono perlopiù riconosciuti il valore e l’utilità sociale e ambientale – un parco pubblico, una pista ciclabile, un impianto di energia rinnovabile – e può innescarsi anche rispetto a singoli edifici, come per esempio un ospedale o una scuola. D'altro canto non sempre gli interessi di un gruppo ristretto di individui coincidono con quelli dello Stato o di una collettività più ampia e viceversa.

proteste NIMBY

A seconda dei casi, l'effetto NIMBY può sfociare in proteste o manifestazioni, scatenare scontri, portare al boicottaggio o al blocco dei cantieri e spingere i cittadini a intentare cause legali contro chi sta proponendo o realizzando l'opera o l'infrastruttura contestata. L’argomento è sicuramente spinoso e le proteste a volte sono sostenute e suffragate da analisi e dati scientifici, per cui bisognerebbe valutare volta per volta. In questo articolo non possiamo né vogliamo entrare nel merito dei casi specifici e più famosi, ma vi offriremo una panoramica dei cantieri contestati, analizzeremo le cause dell'effetto NIMBY, le sue possibili soluzioni e infine scopriremo l'effetto opposto, detto PIMBY (Please In My Back Yard , "per favore, nel mio cortile sul retro").

Panoramica in Italia

Una panoramica rispetto ai principali cantieri contestati in Italia è offerta dal Nimby Forum, un osservatorio permanente che gestisce l’unico database nazionale delle opere pubbliche contestate e il cui lavoro è stato patrocinato dalla Commissione Europea, dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare e dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti. Si tratta di una panoramica relativa al 2017-2018 (XIII edizione del rapporto) e, quindi, da aggiornare, ma ci può offrire un quadro di massima sul tema.

Comitato NIMBY

Nel periodo considerato gli impianti contestati sono stati 317 (di cui 80 per la prima volta). Il 57% del totale ha riguardato il settore energetico, il 36% il trattamento dei rifiuti, il 6% le infrastrutture e l'1% altre tipologie di opere. Soffermandoci sul settore energetico, la ricerca di idrocarburi risulta in testa alla classifica delle contestazioni, seguita dalle centrali a biomasse. All'interno del macro-ambito, però, è sorprendente e controintuitivo il dato che riguarda gli impianti di produzione di energia elettrica contestati: il 73% ha interessato impianti da fonti rinnovabili (centrali a biomasse, centrali geotermiche, parchi eolici, centrali idroelettriche) e solo il 37% impianti da fonti convenzionali.

Settori di contestazione (grafico rielaborato a partire dai dati di Nimby Forum)
in foto: Settori di contestazione (grafico rielaborato a partire dai dati di Nimby Forum)

Per quanto riguarda i soggetti che contestano opere e infrastrutture, invece, i cittadini sono coinvolti nel 35% dei casi, gli enti locali nel 26%, le rappresentanze politiche nel 25%, le associazioni ambientaliste nel 10% e le associazioni di categoria e i sindacati nel 4%.

Soggetti contestatori (grafico rielaborato a partire dai dati di Nimby Forum)
in foto: Soggetti contestatori (grafico rielaborato a partire dai dati di Nimby Forum)

Cause

L'effetto NIMBY può innescarsi in base a un mix di fattori che, a seconda dei casi, riguarda a diverso titolo i progetti stessi delle opere/infrastrutture sgradite, i cittadini, le aziende/gli enti proponenti/realizzatori, i mezzi di informazione, il terzo settore e la politica.

  1. Anzitutto, diremo un’ovvietà: non esiste un’opera o un’infrastruttura che sia in assoluto positiva o negativa. Ognuna presenta dei vantaggi e degli svantaggi che, peraltro, possono cambiare a seconda della prospettiva di chi osserva il progetto. Per cui, a fronte di un’analisi costi-benefici il più inclusiva possibile, pensare di mettere sempre d’accordo tutti o di realizzare un’opera che non abbia difetti è una missione impossibile.
  2. Le comunità locali si oppongono spesso a decisioni che percepiscono come imposte dall’alto o dall’esterno, da autorità spesso avvertite come lontane e poco attente alle esigenze locali. Le reazioni di molti cittadini, inoltre, sono anche frutto di una certa titubanza generale rispetto al cambiamento e alla novità. Le persone, in questo senso, sono spesso molto legate al luogo in cui vivono e lo incorporano e lo esprimono nella loro quotidianità. Pertanto, non è per tutti semplice accettare subito potenziali cambiamenti. In generale, infine, le persone possono vedere certe opere e infrastrutture come una minaccia alla propria salute o sicurezza, all’integrità dell’ambiente e degli ecosistemi locali oppure come la causa della potenziale diminuzione dello status e del valore economico del proprio territorio. In merito, ecco i dati emersi dall'indagine di Nimby Forum:
    Motivi delle contestazioni (tabella rielaborata a partire dai dati di Nimby Forum)
    in foto: Motivi delle contestazioni (tabella rielaborata a partire dai dati di Nimby Forum)
  3. Entrambe le questioni appena elencate si legano a una terza: la frequente mancanza di trasparenza e di un’informazione chiara da parte di chi propone e/o realizza l’opera o l’infrastruttura contestata. Non è raro che i progetti, i relativi costi, le garanzie di salute e sicurezza e gli stessi benefici in termini ambientali, sociali ed economici rimangano nascosti, siano poco chiari o vengano comunicati in modo poco accessibile e poco professionale. Questo ovviamente incide sull’immagine che si trasmette e sulla benevolenza o meno che si riceve per contrasto.
  4. D’altro canto, spesso molti mezzi di informazione – per attirare l’attenzione e creare traffico e introiti – distorcono la realtà, la gonfiano, la manipolano, specialmente nei titoli e sottotitoli di articoli e servizi, generando emozioni negative nel loro pubblico. Questo è dannoso per tutti: toglie anzitutto credibilità a chi ha diffuso la notizia e crea o alimenta il contrasto sociale. Su temi delicati l'informazione andrebbe fatta con i guanti di velluto, riportando scientificamente informazioni e dati certi, essendo critici laddove è corretto esserlo, ma senza creare il panico.
  5. Molte associazioni, d'altra parte, si muovono a volte per pura ideologia, a prescindere dalla correttezza delle informazioni e della comunicazione. In questi casi il "dogma" supera la scientificità di qualsiasi analisi e rischia di impedire qualsiasi forma di dialogo, mediazione e compromesso.
    associazioni nimby
  6. L'ideologia e l'interesse muovono anche le rappresentanze politiche. Per quest'ambito, anzi, è stato addirittura creato un acronimo apposito: NIMTO, Not In My Terms of Office, "non durante il mio mandato". Con l'avvento dei sondaggi, molti politici seguono sempre di più le onde emozionali e il "qui ed ora" e sono incapaci di prendere delle decisioni apparentemente impopolari, ma che avrebbero senso e sarebbero vincenti sul medio e lungo periodo per il bene comune. Il motivo? I voti. Scelte impopolari significano meno voti alle successive elezioni e quindi il rischio di non mantenere il proprio posto. Questo purtroppo preclude ai territori e alle comunità delle opportunità di sviluppo e non persegue il bene pubblico.

Possibili soluzioni

Come si fa a evitare l'effetto NIMBY? In parte, esso è inevitabile perché, come abbiamo già detto, la modifica e la trasformazione di un territorio suscita emozioni nelle persone che lo vivono quotidianamente. Il cambiamento può spaventare in sé, insomma. D’altra parte, un primo grande aiuto per evitare polemiche e proteste potrebbe arrivare da un'informazione – o, meglio – da una comunicazione chiara, trasparente e semplice. La differenza tra informazione e comunicazione non è scontata: l'informazione è unidirezionale, è in qualche modo imposta; la comunicazione presuppone almeno due interlocutori e genera quindi un dialogo. E il dialogo è il contesto in cui ci si può meglio confrontare e comprendere. Gli enti e le aziende che propongono un intervento dovrebbero pianificare con largo anticipo la comunicazione associata, prevenendo le critiche e rendendo espliciti costi e benefici, vantaggi e svantaggi.

partecipazione
in foto: Progettazione partecipata (credit alphaspirit)

Nel migliore dei mondi possibili, poi, si potrebbe inserire già negli stadi di analisi e proposta di un'opera o di un'infrastruttura una fase di progettazione partecipata con tutti gli stakeholder ("portatori di interesse") potenzialmente coinvolti. È un modello già in essere in altri Stati europei (per esempio la Francia e il Belgio) e, sebbene magari possa rallentare i lavori all’inizio, previene in seguito le insurrezioni e magari addirittura il blocco completo dei cantieri. In sostanza, una volta ideato in bozza un progetto che incide su un territorio, vanno individuate e contattate tutte le realtà che verrebbero toccate dall'opera (ovviamente individuando dei rappresentanti). La progettazione a quel punto diventa partecipata: ogni attore offre il suo contributo per modificare o arricchire l'intervento e si cerca di produrre il miglior risultato possibile rispetto alle varie istanze, coinvolgendo attivamente tutti gli attori in gioco. Questo processo diventa ancora più interessante laddove esistano spazi urbani, ad esempio, da riconvertire o rigenerare: la progettazione partecipata in questi casi può partire da zero, dalla fase di analisi e ideazione.

In Italia la progettazione partecipata non è completamente assente, ma nella sua forma più efficace è ancora molto rara. Ciò che più le si avvicina sono le cosiddette fasi di consultazione pubblica che permettono di intervenire nel processo di elaborazione delle decisioni prima che queste siano formalmente assunte. Solitamente ciò avviene, però, già in uno stadio avanzato di sviluppo e i soggetti proponenti quasi sempre si limitano ad accogliere o a scartare le osservazioni eventualmente pervenute.

Effetto PIMBY

Esiste con minore frequenza anche un effetto inverso al NIMBY ovvero l’effetto PIMBYPlease In My Back Yard , "per favore, nel mio cortile sul retro" – che si verifica quando una comunità richiede a gran voce sul proprio territorio l’installazione di un’opera o un’infrastruttura di interesse pubblico. Pensiamo, ad esempio, a grandi eventi come le Olimpiadi o i Campionati del Mondo, le Esposizioni Universali, grandi centri di studio e ricerca o sedi di aziende prestigiose che portano lavoro e possono risolvere problemi occupazionali.

expo milano

Non è raro che di fronte a uno stesso progetto si generino due fazioni, alcuni favorevoli all'opera e altri contrari. Dal report di Nimby Forum emerge però che di solito i sostenitori di un intervento sono meno "rumorosi" dei contestatori: chi si oppone a un’opera, cioè, tende ad attivarsi e a organizzarsi maggiormente. È abbastanza intuitivo. Ma quali sono i motivi che invece attirano di più il parere favorevole della comunità locale nei confronti di un intervento? Eccoli, per concludere, nella tabella seguente:

favorevoli nimby
in foto: Motivi favorevoli (tabella rielaborata a partire dai dati di Nimby Forum)
Articolo a cura di
Alessandro Beloli