
"Scambierei i due ori per la vita prima dell’infortunio". L'impresa di Federica Brignone, bi-campionessa di discesa libera e slalom gigante ai Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina, è racchiusa in questa frase. Potentissima. Gli ultimi 10 mesi della 35enne valdostana sono il simbolo della resilienza sportiva. Una storia da film, per davvero: una importante casa di produzione, infatti, racconterà i 315 giorni della "Tigre" dall'inferno al Paradiso di Cortina. Proviamo a ripercorrere le tappe dell'epico ritorno di Brignone, facendo chiarezza sul percorso clinico e riabilitativo del fenomeno di La Salle.
Inferno: l'infortunio all'Alpe Lusia e le due operazioni
Proseguendo nella metafora dantesca, l'inferno di Federica è iniziato il 3 aprile 2025, ai Campionati italiani all’Alpe Lusia. Una gara "minore" dopo aver conquistato in pompa magna la Coppa del mondo. Un destino beffardo. La diagnosi della caduta rovinosa nella seconda manche è drammatica: frattura scomposta pluriframmentaria del piatto tibiale e della testa del perone della gamba sinistra con rottura del crociato. Difficile immaginare un recupero per le Olimpiadi di casa, complice anche la carta d'identità. La sciatrice classe 1990 viene trasportata in elicottero a Trento. L’equipe medica della Fisi (Federazione italiana sport invernali) decide di operarla subito alla clinica La Madonnina di Milano. A capo dell'intervento il n° 1 della commissione medica Andrea Panzeri che a fondo pista a Cortina, a impresa avvenuta, parlerà di "miracolo".
L'intervento prevede l'inserimento di una placca e 7-8 viti per contenere la frattura: Federica se le porterà sulla pista Olimpia delle Tofane. Ma non è finita qui: il 29 luglio c'è una seconda operazione, in artrolisi artroscopica, sempre a Milano, che permette di ovviare all’irrigidimento del ginocchio. L'atleta che appartiene al gruppo sportivo militare dei Carabinieri non lo piegava oltre i novanta gradi. Il percorso clinico si chiude in estate, ma nel frattempo è già iniziato il purgatorio.
Purgatorio: i 100 giorni al J Medical di Torino e il ritorno sulla neve
Come racconta Eurosport, Federica Brignone si è rimessa (letteralmente) in piedi grazie al J Medical di Torino. La sciatrice si è affidata al centro di eccellenza italiano per inseguire il sogno olimpico (così come la 18enne Flora Tabanelli, bronzo nel Freeski Big Air dopo la rottura del crociato subita lo scorso 6 novembre). La struttura, situata all'interno dell'Allianz Stadium, casa della Juventus, propone una vasta gamma di servizi, che vanno dalla diagnostica alla medicina specialistica, dalla riabilitazione alla medicina dello sport. Brignone trascorre più di 100 giorni a Torino, forzando solo quando è il caso di forzare, trovando risposte sempre più convincenti.
È il momento più delicato: l'azzurra vive alla giornata, ascoltando il proprio corpo. "Nella rieducazione il momento critico era trovare l’equilibrio tra quanto caricare, quanto piegare – spiega Panzeri – Si doveva far guarire l’osso e i legamenti". Federica viene seguita da Federico Bristot (con un passato già in Fisi), Luca Stefanini, Marco Freschi (anche lui ex Fisi) e Giovanni Bianchi, medico del gruppo Elite (ovvero Brignone, Goggia e Bassino). Con lei, in ogni singolo passo, anche il fratello-allenatore Davide. Torino è vicino a casa, Brignone vive tra dolore e infiltrazioni.
La prima sciata a Cervinia, in un mercoledì di fine novembre, in mezzo a sciatori dilettanti, viene salutata come una liberazione dopo i lunghi mesi di "rieducazione". Qui entra in scena Darwin Pozzi, fisio del gruppo Elite, che la segue negli ultimi due mesi verso le Olimpiadi, sempre in collaborazione con Bristot. "A dicembre ho rimesso gli sci da turismo e andavo sulle piste. All’inizio è stato un disastro. Dopo due settimane ho cominciato a vedere un po’ di luce, ma è stata tosta. Ogni giorno ho pensato di non farcela". Manca poco all'ascesa in paradiso.
Il 22 dicembre Fede riceve il tricolore da Mattarella: a quel punto la decisione è presa. Il 20 gennaio a Plan de Corones si piazza sesta nel gigante a 292 giorni dall'infortunio. Fa un’ultima gara di Coppa, il superG di Crans-Montana: diciottesima. La sfilata a Cortina sulle spalle di Amos Mosaner è la prima vera boccata d'ossigeno dopo mesi impossibili. La Tigre sorride. Nella gara di discesa libera non rischia: decima. Negli ultimi giorni confessa di aver avuto dolore, di aver interrotto alcuni allenamenti. È in dubbio per il super-G olimpico finché non arriva il comunicato della Fisi. Fede c’è.
Paradiso: due ori in tre giorni, la tigre nel Gotha dello sci alpino
Quello che accade il 12 e il 15 febbraio, rispettivamente nelle gare di Super-G e slalom gigante (315 e 318 giorni dall'infortunio agli Assoluti italiani), sulla pista Olimpia delle Tofane di Cortina d'Ampezzo è già Storia dello sport. Prima di Brignone solo due uomini erano riusciti a vincere ori olimpici in queste discipline, Markus Wasmeier (doppietta superG/gigante a Lillehammer 19494) e Hermann Maier (doppio oro a Nagano '98).
All'arrivo del gigante, Hector e Stjernesund, sue dirette avversarie appena battute, si inchinano davanti a lei. Un'immagine che resterà indelebile nei ricordi di tanti italiani. A 35 anni e 216 giorni è anche la più longeva sciatrice a conquistare una medaglia del metallo più prezioso ai Giochi Invernali. Con otto viti nel ginocchio. L'euforia purtroppo, però, lascia spazio al dolore, onnipresente. "Il programma per i giorni a venire prevede di andare al J Medical, vedere come vanno le cose. Poi deciderò cosa fare. Fin qui io ho tenuto duro, ho preso antinfiammatori tutti i giorni, ma d’ora in poi basta. O la mia gamba regge, e riesco a sciare più o meno senza dover disinfiammare ogni volta la gamba, oppure…". La vita di una campionessa è magnificamente, ma allo stesso tempo terribilmente, complicata.