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Cos’è successo con la frana di Niscemi in Sicilia e cos’è una frana da scorrimento: analisi geologica

La frana che ha colpito Niscemi, in provincia di Caltanissetta in Sicilia, nella giornata di ieri è una frana a scorrimento: una rottura sotterranea nel pendio a margine del paese ha separato due strati di rocce, la superiore delle quali ha scivolato su quella sottostante.

26 Gennaio 2026
18:30
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Cos’è successo con la frana di Niscemi in Sicilia e cos’è una frana da scorrimento: analisi geologica
frana niscemi sicilia

Dal punto di vista geologico, la frana che ha colpito Niscemi in provincia di Caltanissetta in Sicilia nella giornata di ieri dopo le forti piogge della tempesta Harry ha provocato 1000 evacuati, danni e scuole chiuse. è una frana a scorrimento: una rottura sotterranea nel pendio a margine del paese ha separato due strati di rocce, la superiore delle quali ha scivolato su quella sottostante spinta dal peso dell'acqua accumulata dalle forti piogge dei giorni scorsi, con la separazione tra i due strati lubrificata da quella stessa acqua. Si tratta di una frana di grandi dimensioni (con un distacco di 15-25 metri lungo un fronte lungo circa 4 km) in una zona a elevato rischio frane e già fragile dal punto di vista idrogeologico (una frana più piccola era già avvenuta il 16 gennaio).

Le cause di una frana a scorrimento come quella di Niscemi in Sicilia

Come suggerisce il nome, una frana di scorrimento avviene quando uno strado di roccia cade scorrendo sopra un altro strato di roccia lungo una superficie di rottura in profondità. Questa superficie può essere curva (superficie rotazionale), piatta (superficie planare) o un mix delle due.

Ma come fanno due strati di roccia a scorrere l'uno sopra l'altro? Sicuramente la gravità aiuta, ma anche a intuito ci rendiamo conto che le forze di attrito tra i due strati devono essere molto imponenti. Solitamente, le frane a scorrimento necessitano di un lubrificante tra le due superfici. In questo caso non dobbiamo guardare lontano: basta pensare alle precipitazioni torrenziali che per giorni hanno colpito la Sicilia per via della tempesta Harry. La pioggia si infiltra nel terreno e lo imbeve, fino a raggiungere uno strato argilloso. Le argille, come sappiamo, sono rocce impermeabili, quindi qui l'acqua si ferma e si accumula: ecco che si forma uno strato lubrificante. Ma non solo: l'acqua si accumula sopra lo strato di argille, andando ad appesantire le rocce e il terreno sovrastanti.

A questo punto abbiamo un lembo di terra che diventa sempre più pesante e che poggia sopra una superficie sempre più scivolosa: questa è la ricetta per creare una frana a scorrimento.

frana scorrimento
Anatomia di una frana a scorrimento. Fonte: Manuale del Geologo

Da cosa dipende la velocità di una frana

Nelle frane da crollo (in cui una massa di roccia precipita a terra) o nelle colate di fango, la velocità di caduta è molto alta: si può risolvere tutto nel giro di minuti, anche secondi.

Le frane a scorrimento sono più lente. A Niscemi, lo strato di rocce franate ha impiegato ore per cadere di circa 20 metri. Probabilmente la roccia sta ancora continuando a scendere e la frana è ancora in atto. Frane a scorrimento possono anche durare mesi, anni, talvolta secoli. Questo non le rende di certo meno pericolose.

Ecco i fattori principali da cui dipende la velocità di una frana.

  • Pendenza: intuitivamente, più un versante è inclinato maggiore sarà la velocità di caduta.
  • Saturazione: il contenuto d'acqua. Più la saturazione d'acqua è elevata nel livello argilloso, minore è l'attrito tra gli strati di roccia in scorrimento. Questo aumenta la velocità dell'evento franoso.
  • Materiale: le rocce più compatte tendono a cadere più velocemente, mentre materiali incoerenti o detriti fini tendono a scorrere più lentamente, poiché parte della loro energia viene spesa nella deformazione del materiale stesso.
  • Volume: le grandi frane tendono a essere più lente di quelle piccole. Quindi, generalmente, più la superficie di scorrimento è profonda più sarà il volume coinvolto e più bassa sarà la velocità della frana.
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Filippo Bonaventura
Content editor coordinator, Autore
Coordinatore editoriale di Geopop, autore di contenuti e responsabile del magazine geopop.it, dove scrivo principalmente di astronomia, spazio, fisica e meteorologia. Ho una laurea in Astrofisica, un Master in Comunicazione della Scienza alla SISSA di Trieste e in passato ho fatto divulgazione scientifica con il progetto “Chi ha paura del buio?”.
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