
Ogni volta che un grande acceleratore di particelle entra in funzione, torna una domanda che affascina e spaventa: “E se creasse un buco nero?”. È un’idea che circola da anni, alimentata da film e fantascienza, ma che non trova alcun fondamento nella fisica reale. Capire il perché ci aiuta a distinguere tra ciò che è possibile e ciò che è solo immaginazione.
Perché gli acceleratori non possono creare buchi neri
Gli acceleratori come il Large Hadron Collider (LHC) del CERN fanno scontrare tipicamente protoni a energie altissime su scala subatomica, ma minuscole rispetto a quelle con cui abbiamo a che fare nella vita quotidiana. I raggi cosmici che colpiscono l’atmosfera terrestre ogni giorno raggiungono energie milioni di volte superiori a quelle ottenibili in laboratorio. Se tali collisioni potessero creare buchi neri distruttivi, la Terra non sarebbe qui da miliardi di anni.

Alcune ipotesi speculative sulla gravità quantistica prevedono in teoria – ma al momento non vi sono conferme – la possibilità di micro‑buchi neri, oggetti minuscoli che evaporerebbero immediatamente (tramite radiazione di Hawking) e non avrebbero massa sufficiente per crescere, né per interagire con la materia circostante.
Il CERN ha pubblicato più volte analisi indipendenti che escludono qualsiasi rischio. Il punto chiave è semplice: anche se un micro‑buco nero venisse prodotto, sarebbe instabile, evaporerebbe subito e non potrebbe in alcun modo inghiottire materia. Queste conclusioni sono basate su modelli fisici verificati e su dati sperimentali raccolti in decenni di osservazioni cosmiche.
Somiglianze e differenze con i buchi neri astrofisici
I buchi neri che conosciamo hanno origine astrofisica: nascono dal collasso di una stella molto massiccia o dall'esplosione catastrofica di una nana bianca. Hanno quindi masse pari a molte volte quella del Sole – i più massicci che conosciamo arrivano a decine di miliardi di masse solari – e una gravità tale da deformare drasticamente lo spazio-tempo circostante.
Un ipotetico micro‑buco nero, invece, avrebbe una massa infinitesimale, non avrebbe un orizzonte degli eventi stabile, non potrebbe crescere e cesserebbe di esistere quasi subito.
Gli acceleratori quindi non possono creare buchi neri “pericolosi”, ma a esplorare le leggi fondamentali dell’universo. Permettono di studiare la struttura della materia, le interazioni fondamentali, la natura della massa e possibili nuove particelle. Sono strumenti che hanno portato a scoperte rivoluzionarie, come la prima rilevazione del bosone di Higgs, e che continuano a spingere la tecnologia oltre i limiti attuali.