
Il gossip – condividere informazioni o notizie indiscrete o non verificate all'insaputa della persona interessata – è un comportamento che gli esseri umani mettono in atto fin dai tempi antichi. In origine aveva una funzione ben precisa: serviva a rafforzare i legami, a condividere informazioni e a definire ruoli all’interno della società. Con il tempo spettegolare di qualcuno si è trasformato in uno strumento per affermare o difendere la propria posizione sociale, in modo non sempre benevolo. In ogni caso, molti studi confermano che non sia solo una pratica femminile, ma anche maschile: la differenza non sta tanto nella quantità, ma nel contenuto.
Nelle prime comunità, il parlare degli altri non era soltanto un passatempo ma un meccanismo sociale: serviva a capire di chi potersi fidare e a mantenere la coesione del gruppo. Attraverso il resoconto e la condivisione di informazioni, vere o presunte, le persone definivano ruoli, alleanze e reputazioni. Ad esempio dell'Antica Roma le voci che circolavano nelle piazze o nei fori influenzavano la percezione pubblica dei personaggi politici e delle famiglie nobili.
Storia e origine della parola gossip
Secondo l’Oxford English Dictionary la parola "gossip" deriverebbe dal termine anglosassone godsibb, che letteralmente vuol dire "parente in Dio", una persona cioè con cui si condivideva il legame del battesimo, come un padrino o una madrina. Nel corso del XVII secolo il termine "gossip" cominciò ad essere usato per indicare chi partecipava alle conversazioni intime o alle chiacchiere domestiche. Assunse dunque la connotazione di "chiacchiera oziosa" o "pettegolezzo". Al 1811 risale la prima occorrenza della parola intesa nell’accezione moderna di "voci infondate" o "chiacchiera futile".
In Italia, la parola entrò ufficialmente nel lessico verso la fine dell’Ottocento: il dizionario Zingarelli la registra per la prima volta nel 1890, segno dell’’influenza crescente della lingua e della cultura inglese. Nella tradizione cattolica, tuttavia, il concetto corrispondente era già noto e condannato come maldicenza o chiacchiera malevola, cioè quel parlare dell’altro che può ledere la sua reputazione o la sua dignità morale.
Differenza tra gossip e pettegolezzo
A livello etimologico bisogna fare una distinzione tra gossip e pettegolezzo:
- Gossip, come abbiamo detto, deriva dall’inglese godsibb e inizialmente aveva un’accezione neutra o addirittura positiva, poiché serviva a mantenere dinamiche sociali bene definite;
- Pettegolezzo, ha origini incerte ma deriva dalla parola "pettegolo", cioè una persona che parla troppo degli affari altrui; il termine nasce con una connotazione negativa legata al chiacchiericcio frivolo.
Seppur vengano spesso usati come sinonimi, il pettegolezzo e il gossip hanno due sfumature diverse. Il primo indica qualcosa di indiscreto e maligno, il secondo ha una valenza più neutrale, in riferimento alla circolazione di informazioni e narrazioni sociali, indipendentemente dal loro contenuto positivo o negativo. Ciò che però accomuna i due termini è il fatto che entrambi implichino il parlare di qualcuno in sua assenza, condividendo notizie o giudizi su di lui senza che sia presente per confermarli o smentirli.
Spettegolano di più gli uomini o le donne?
L'immaginario comune associa il pettegolezzo al mondo femminile: le donne che si riuniscono nei salotti, condividono confidenze e fanno "due chiacchiere" sugli altri. In parte, questa immagine trova radici storiche reali: un tempo gli spazi di socialità femminile erano proprio quelli domestici, dove il racconto e lo scambio di informazioni costruivano una forma di connessione e potere relazionale.
Gli studi scientifici sull'oggi smentiscono l'idea che le donne spettegolino più degli uomini. La differenza non sta tanto nella quantità, quanto nel contenuto: le donne spettegolano di più sulle relazioni sociali e sull'aspetto fisico, mentre gli uomini su risultati, status e performance; è stato inoltre riscontrato che il gossip femminile sia più positivo della controparte maschile. Altre ricerche infatti, mettono in risalto come le donne traggano più piacere nel "fare salotto"rispetto agli uomini, ma solo nella categoria neutra/informativa e non necessariamente in quella negativa o distruttiva.
I risvolti positivi del gossip
Un interessante studio condotto dalla psicologa Eshin Jolly e dal neuroscienziato Luke Chang del Dartmouth College ha esplorato i risvolti positivi del gossip, mostrando come questo comportamento – spesso considerato superficiale o malevolo – possa invece avere un ruolo fondamentale nella fiducia e nella cooperazione sociale.
Nel loro esperimento, i ricercatori hanno coinvolto gruppi di partecipanti in un gioco economico, che simulava le dinamiche di un piccolo gruppo sociale: ciascuno riceveva una somma di denaro e poteva decidere se tenerla per sé o contribuire a un fondo comune, che poi veniva raddoppiato e ridistribuito in parti uguali a tutti. In alcune versioni del gioco, i partecipanti non potevano osservare direttamente le scelte degli altri, ma avevano la possibilità di comunicare privatamente e scambiarsi impressioni e commenti sul comportamento altrui. I risultati sono stati sorprendenti: i gruppi che potevano "fare gossip" mostravano livelli di cooperazione più alti e una maggiore fiducia reciproca rispetto a quelli che non potevano comunicare. Parlare degli altri, insomma, permetteva ai partecipanti di condividere informazioni indirette, di farsi un’idea più completa del gruppo e di decidere di conseguenza con chi essere solidali. Inoltre, il gossip favoriva la coesione sociale, perché permetteva di creare un terreno comune di percezioni e valutazioni, anche in assenza di osservazioni dirette. In altre parole, quando non possiamo sapere tutto sugli altri, come accade nella vita quotidiana, sembra il gossip possa agire come un meccanismo di regolazione sociale, che aiuta a capire di chi fidarsi e come comportarsi.
Questo esperimento mostra come il gossip non è solo un passatempo frivolo o un atto di maldicenza: in molti casi è una forma di comunicazione utile, che serve a mantenere la cooperazione e a rafforzare la fiducia all’interno dei gruppi.
Gossip negativo e possibili cause psicologiche
Concentriamoci ora sulla sfumatura più negativa del gossip, quella che si avvicina al pettegolezzo vero e proprio. Se nella sua forma neutra può rafforzare legami e favorire la fiducia, nella sua versione intenzionalmente negativa può distruggere reputazioni, isolare individui e provocare sofferenze profonde.
A livello psicologico, il pettegolezzo diventa una forma di aggressione relazionale e in contesti come scuola o lavoro può generare forti stati ansiosi, vergogna, perdita di autostima ed esclusione sociale. Le cause psicologiche alla base di questo meccanismo possono essere diverse; tra le più comuni troviamo:
- Bisogno di affermazione personale: parlare male di qualcuno può servire a sentirsi superiori, competenti o moralmente migliori, rafforzando la propria identità e facendo risaltare la propria persona, a scapito dell’altro. In un certo senso, in questo caso può aiutare anche a proteggere il proprio status.
- Desiderio di appartenenza: condividere un pettegolezzo crea un senso di complicità con chi ascolta, è un modo per sentirsi parte di un gruppo e rafforzare legami, anche se a discapito di un altro.
- Invidia o competizione: spesso il pettegolezzo nasce da un confronto interiore. Sminuire l’altro aiuta a ridurre la distanza tra ciò che si è e ciò che si vorrebbe essere (può capitare infatti quando qualcun altro ha proprio quelle caratteristiche o quei riconoscimenti che noi vorremmo avere).
- Bisogno di controllo: conoscere (o credere di conoscere) la vita altrui dà l’illusione di avere potere sugli altri, di poterne anticipare mosse e intenzioni.
- Frustrazione o insoddisfazione: chi vive situazioni di insicurezza o disagio personale, può scaricare le proprie tensioni parlando degli altri, trasformando il malessere in critica; in questo caso, in realtà, si cela una bassa autostima.
- Scarsa consapevolezza emotiva: in alcuni casi, il pettegolezzo è un automatismo, una forma di comunicazione impulsiva, usata per riempire vuoti sociali, attirare attenzione o per cercare contatto con gli altri senza sapere come farlo in modo autentico.
Sebbene le motivazioni psicologiche che spingono al pettegolezzo non derivino, nella maggior parte dei casi, dal desiderio di screditare deliberatamente gli altri, ma più spesso dal bisogno di confermare o rafforzare la propria immagine, le conseguenze restano comunque potenzialmente dannose per chi lo subisce.
In ogni caso, ciò che è certo (e le neuroscienze ne danno conferma) è che ascoltare gossip nonostante possa essere una pratica dal dubbio valore morale, attiva i circuiti cerebrali della ricompensa mostrando di avere un indiscutibile effetto gratificante: insomma, i pettegolezzi ci ci piacciono eccome!