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I Firehawks, i rapaci australiani che userebbero il fuoco per cacciare: i dubbi sul comportamento unico

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firehawks
I nibbi affamati si radunano attorno a un incendio boschivo australiano. Credit: Dick Eussen
I firehawks sono nibbi e falchi del Nord Australia che, secondo testimonianze aborigene e di vigili del fuoco, trasporterebbero rametti accesi per diffondere gli incendi e stanare le prede. L’unico studio, del 2017, si basa su racconti: mancano video ed esperimenti, e l’intenzionalità resta un’ipotesi.

I firehawks ("falchi del fuoco") sono rapaci del nord dell'Australia come il nibbio bruno (Milvus migrans), il nibbio fischiatore (Haliastur sphenurus) e il falco bruno (Falco berigora)  che, secondo tradizioni aborigene e testimonianze locali, afferrerebbero rametti accesi per lasciarli cadere nell'erba secca, così da applicare nuovi incedi e stanare le prede dalle tane. Il comportamento di questi uccelli è descritto in un unico studio scientifico, pubblicato nel 2017 su Journal of Ethnobiology e basato su letteratura e interviste: non esistono foto, video o esperimenti che confermino l'intenzionalità del gesto. È invece documentato, in diversi continenti, che alcuni predatori cacciano ai margini degli incendi.

Lo studio sui falchi del fuoco in Australia

Il geografo Mark Bonta della Penn State University e Robert Gosford (Central Land Council australiano) tra il 2011 e il 2017 hanno raccolto 20 segnalazioni distribuite su circa 2.400 km di savana, da alcuni informatori non aborigeni (un antropologo, un linguista, dei gestori di allevamenti, alcuni vigili del fuoco) e dei gruppi di aborigeni.

Si tratta di uno studio di etnobiologia, la disciplina che studia il rapporto tra le popolazioni umane e gli organismi viventi, cioè come le persone conoscono, classificano, usano e interpretano piante e animali; più precisamente di etno-ornitologia (lo stesso approccio applicato agli uccelli). Il metodo non si basa su osservazioni sistematiche o misurazioni. Gli autori hanno passato in rassegna la letteratura scientifica e storica, poi hanno intervistato testimoni con domande aperte: cosa avevano visto, in quali condizioni e se il gesto sembrava intenzionale. Le segnalazioni vaghe, quelle di chi non rispondeva alle richieste di verifica e le testimonianze degli aborigeni legate a tradizioni sacre sono state scartate.

Per esempio, uno degli autori, Dick Eussen, ha raccontato di aver spento sette focolai attribuiti ai nibbi presso una miniera di uranio vicino al parco di Kakadu. Nathan Ferguson, capo dei vigili del fuoco di Tennant Creek, ha detto di aver visto il comportamento circa una dozzina di volte dal 2001, con rametti trasportati per oltre 50 metri.

I limiti: nessun video o esperimento

I ricercatori hanno chiesto foto e video ai testimoni, ma scrivono nel testo che non hanno ricevuto nulla di utilizzabile oltre ad ammettere che nessun biologo ha condotto test sperimentali sul fenomeno.

Inoltre, l'identificazione delle specie è spesso incerta per via delle difficili condizioni ambientali durante un incendio che rendono difficile distinguere con precisione un rapace dall'altro. Anche la frequenza del comportamento non è nota con certezza, con le attuali conoscenze sembra avvenga raramente. Alcuni focolai sono stati attribuiti agli uccelli per esclusione ma gli stessi autori riconoscono che tra le cause ci potrebbero essere anche mammiferi in fuga con il pelo in fiamme.

Milvus migrans
Esemplare di nibbio bruno (<em>Milvus migrans</em>). Credit: via Wikimedia Commons

Il questione più importante è quella dell'intenzionalità. Non è da escludere, come ritengono diversi esperti citati nello stesso paper, che il trasporto possa essere accidentale: l'uccello si getta su una preda vicino al fuoco ma afferra per caso un rametto ardente per poi lasciarlo cadere in una zona adiacente. Come ha osservato l'ornitologo Suhel Quader in un commento allo studio, servirebbero molte più osservazioni o un esperimento ben progettato, e nemmeno una foto basterebbe a dimostrare l'intenzione:

È una storia che si spera sia vera, perché è davvero incredibile. Le testimonianze oculari sono convincenti, ma sorprendentemente poche, considerando la frequenza degli incendi nella regione e il numero di persone impegnate a contenerli.

Tuttavia, per quanti dubbi rimangono sul fenomeno, non si tratta solo di una curiosità accademica. Secondo i gestori del territorio intervistati, gli incendi  che "saltano" strade, fiumi e linee tagliafuoco (le fasce di terreno ripulite per fermare le fiamme) sono un problema concreto. Lo scetticismo rende difficile includere azioni verso i rapaci nei piani antincendio, e lo studio riporta perfino il caso di un allevamento in cui i lavoratori sparano ai rapaci per proteggere i pascoli.

Come funziona la strategia: sfruttare il fuoco per cacciare

Quando la savana o le praterie bruciano, per scappare dalle fiamme e salvarsi, insetti, rettili e piccoli mammiferi vanno incontro a un altro pericolo: i predatori in agguato. Molti uccelli sfruttano questa occasione, si tratta del cosiddetto fire-foraging (letteralmente "foraggiamento sul fuoco"). Nel nord dell'Australia è una pratica diffusa proprio per i nibbi che si radunano a centinaia lungo il fronte delle fiamme. Comportamenti simili sono descritti in Africa, Papa Nuova Guinea, Brasile negli Stati Uniti.

Non è un metodo di caccia diffuso solo tra i volatili. Uno studio pubblicato a settembre 2026 sul Journal of Animal Ecology ha analizzato gli spostamenti dei lupi grigi nella foresta boreale della Columbia Britannica in Canada, in un'area colpita duramente dagli incendi record del 2023 e 2024. I lupi sceglievano zone vicine agli incedi attivi ma evitavano il fronte delle fiamme e si muovevano più velocemente del fumo. Per gli autori della ricerca questa scelta rappresenta un compromesso tra rischio e opportunità di caccia, anche se il successo predatorio non è stato misurato.

In ogni caso, c‘è un'enorme differenza tra sfruttare un incendio spontaneo e propagarlo intenzionalmente. Oggi l'essere umano è considerato l'unico animale capace di accendere e controllare le fiamme; eppure, stando all'ipotesi dei firehawks, esiste la possibilità che questi rapaci abbiano imparato a "domesticare" il fuoco addirittura prima di noi. Per verificare questa teoria, il ricercatore Mark Bonta e i suoi colleghi avevano proposto di appiccare incendi controllati, così da documentare il comportamento degli uccelli con strumenti scientifici adeguati. A oggi, però, non risultano ancora pubblicazioni definitive con questi risultati. Insomma, fino a prova contraria, quella dei firehawks resta un'ipotesi affascinante e plausibile, ma non un fatto scientificamente dimostrato.

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