Secondo un'indagine di Facile.it e mUp Research, più di un milione di italiani tra i 29 e i 39 anni vorrebbe comprare casa, ma non dispone delle necessarie risorse economiche. A pesare sono gli stipendi troppo bassi, la precarietà lavorativa, la difficoltà di accumulare risparmi per l'anticipo e le spese iniziali, oltre ai requisiti richiesti dalle banche per concedere un mutuo.
Per molti, inoltre, il sostegno della famiglia è determinante: tra chi ha acquistato casa negli ultimi cinque anni, quasi sette persone su dieci hanno ricevuto un aiuto dei genitori nella fase del finanziamento o per coprire i costi dell'acquisto. I dati Eurostat mostrano anche quanto sia tardivo il raggiungimento dell'indipendenza abitativa: nel 2025, in Italia si lasciava la casa dei genitori a un'età stimata di 30,2 anni, contro i 26,3 anni della media europea
L’indagine e i dati stipendi bassi e lavoro precario
I risultati dell’Indagine condotta da Facile.it e mUP Research nel 2025 stimano che complessivamente, oltre un milione di italiani tra i 29 e i 39 anni vorrebbe comprare casa, ma non ha risorse economiche sufficienti. Lo studio stima inoltre che circa 830mila giovani avessero già capito di non poter permettersi una casa senza l'aiuto dei genitori prima ancora di procedere all’acquisto, mentre 276mila sarebbero riusciti a comprare un'abitazione senza ricorrere a un mutuo grazie al sostegno familiare.
Un altro dato, che aiuta a inquadrare meglio il fenomeno, arriva dall’Eurostat: nel 2025, in Italia i giovani hanno lasciato la casa dei genitori a un'età stimata di 30,2 anni, quasi quattro anni dopo la media dell'Unione europea, pari a 26,3 anni. Il momento in cui si lascia la famiglia d'origine è legato anche alle condizioni economiche e occupazionali: Eurostat rileva che nei Paesi in cui i giovani escono di casa prima, il tasso di occupazione nella fascia 20-29 anni tende a essere superiore alla media europea.
Anche la precarietà lavorativa può rendere più difficile comprare casa. Secondo l'OCSE, nel 2025 oltre il 39% dei lavoratori italiani tra i 15 e i 29 anni aveva un contratto a tempo determinato. Un reddito discontinuo o un contratto a termine possono rendere più difficile accumulare i risparmi necessari per l'acquisto e ottenere un mutuo, perché le banche valutano la capacità di rimborso e la stabilità delle entrate.
Tuttavia, l'indipendenza abitativa non dipende soltanto da questi fattori, ma anche dalla possibilità di accumulare risparmi e di contare su risorse patrimoniali familiari. Avere un impiego, infatti, non significa necessariamente poter sostenere le spese quotidiane, mettere da parte il denaro necessario per l'anticipo e ottenere un mutuo.
Il rapporto “Abitare l’Italia di domani”, commissionato da Assonime e Confindustria Assoimmobiliare al Centro Einaudi, evidenzia poi un paradosso italiano: l’Italia dispone di quasi 36 milioni di abitazioni a fronte di meno di 26 milioni di famiglie, ma questo patrimonio non garantisce che ci siano alloggi accessibili nei luoghi in cui le persone devono vivere. L'offerta abitativa, infatti, varia molto tra grandi città, piccoli comuni e aree rurali, mentre le opportunità di lavoro e studio sono concentrate in specifici territori.
Perché avere uno stipendio non basta per avere un mutuo
Il prezzo della casa è soltanto una parte del problema. Per acquistare un’immobile bisogna generalmente disporre di risparmi iniziali, sostenere le spese accessorie della compravendita e ottenere un finanziamento dalla banca. Un giovane con uno stipendio modesto o un contratto a tempo determinato può quindi incontrare difficoltà anche quando la rata del mutuo sembra compatibile con le entrate mensili. Gli istituti di credito valutano infatti la capacità di rimborso, la stabilità del reddito e le garanzie disponibili.
In questo contesto, per molti giovani, l'aiuto economico dei genitori può fare la differenza tra riuscire a comprare casa e dover rimandare l'acquisto. L'aiuto può assumere forme diverse: una garanzia per il mutuo, un contributo alle spese iniziali o una somma che riduce l'importo da chiedere in prestito. Nel 2024, tra coloro che hanno acquistato una casa, ben il 70% degli under 35 dichiara di aver ricevuto, in tutto o in parte, un aiuto economico da parte dei genitori o di altri familiari. L’importanza della disponibilità di garanzie e risorse patrimoniali iniziali, soprattutto per i più giovani, è poi dimostrata anche dal fatto che le famiglie con un capofamiglia sotto i 35 anni hanno una probabilità di rifiuto del credito immobiliare quasi 30 punti percentuali più elevata rispetto alle famiglie più anziane.
Perché l’affitto non è sempre un'alternativa sostenibile
L’affitto può consentire di raggiungere l'autonomia abitativa senza l’onere di dovere acquistare una casa. Nella pratica, però, anche questa soluzione può essere difficile da sostenere. Al canone mensile si aggiungono infatti le spese laterali: le bollette, le spese condominiali, il deposito cauzionale, gli eventuali costi di agenzia e le spese per il trasloco e l'arredamento. Per chi si trasferisce per studiare o lavorare, queste uscite possono assorbire una parte consistente delle entrate.
Il problema è particolarmente evidente nei grandi centri urbani, dove la domanda di alloggi è alimentata dalla presenza di università, aziende e servizi. In queste aree, la disponibilità di abitazioni a prezzi accessibili non sempre corrisponde alle esigenze di studenti e lavoratori fuori sede.
Quando il reddito non basta a coprire le spese iniziali, anche per affittare un'abitazione può diventare importante il sostegno della famiglia. E se il canone assorbe una parte consistente dello stipendio, risparmiare per comprare casa diventa ancora più difficile. Per molti giovani, quindi, le due difficoltà si alimentano a vicenda: vivere da soli ha un costo elevato, mentre accumulare le risorse necessarie per acquistare un immobile richiede tempo e stabilità economica. L'indipendenza abitativa dipende così non soltanto dalla disponibilità di alloggi, ma anche dalla possibilità concreta di sostenerne il costo con il proprio reddito.
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