
Film, fumetti, videogiochi e romanzi ci hanno abituato a pensare al jet pack (letteralmente "zaino-jet", spesso conosciuto anche con sinonimi come rocket pack) come a uno strumento relativamente comune per spostarsi nei cieli. Ma di cosa si tratta, esattamente? In linea generale, un jetpack è uno speciale zaino a reazione che permette a una persona di sollevarsi da terra e volare in autonomia sfruttando una fortissima spinta verso l'alto. Questa propulsione viene generata espellendo verso il basso gas caldi ad altissima velocità oppure, nella sua celebre variante acquatica, potenti getti d'acqua ad alta pressione.
La domanda sorge quindi spontanea: nella realtà esistono davvero o sono solo fantascienza? La risposta è sì, esistono. Nel corso dei decenni ne sono stati sviluppati diversi modelli, anche se spesso si tratta di dispositivi ancora in fase sperimentale, con autonomie limitate o destinati ad applicazioni molto specifiche.
I rocketpack
Partiamo dai rocketpack, i modelli più antichi, come il celebre Bell Rocket Belt degli anni '60. In questo caso la propulsione è affidata a veri e propri razzi. Nello zaino infatti è presente del propellente (come perossido di idrogeno) che viene spinto contro un catalizzatore d'argento, dando vita a una violenta reazione chimica. Questa produce vapore acqueo surriscaldato a 700 °C circa, che viene espulso da due ugelli laterali a velocità supersonica e generando una forte spinta verso l'alto.

Il problema? Quella reazione è talmente violenta da bruciare il carburante a una velocità assurda. Circa 20 litri di perossido di idrogeno venivano consumati in appena 20-21 secondi di volo. Per questo motivo il successivo step evolutivo di questi zaini è stato il jet pack.
I jet pack
I jet pack sono zaini dotati di vere e proprie turbine miniaturizzate. Il sistema aspira aria dall'ambiente, la comprime, la miscela con carburante liquido (come il cherosene) e la brucia. I gas ad alta energia mettono in rotazione la turbina – che alimenta il compressore – e vengono poi espulsi generando la spinta. Il grande vantaggio è che qui la massa del propellente necessario è ridotta e questa tecnologia permette di volare per diversi minuti consecutivi.
Per molto tempo il principale limite di questo sistema è stata la stabilizzazione durante la fase di volo ma, fortunatamente, ad oggi sono stati integrati sistemi automatici che sono in grado di gestire in volo tutte le turbolenze e le instabilità, rendendo il controllo molto più semplice e sicuro.

Certo, non dobbiamo aspettarci che da un giorno all'altro troveremo i nostri cieli pieni di persone volanti – restano pur sempre strumenti in fase di test e destinati in futuro ad applicazioni specifiche. Una di queste è il soccorso medico d'urgenza in ambienti ostili: con il jetpack è tecnicamente possibile raggiungere con facilità feriti in montagna, ad esempio, aggirando ore di cammino ed evitando di utilizzare elicotteri. Altre applicazioni possono essere in campo industriale e militare, anche è ancora tutto in fase di sperimentazione.
I jetpack ad acqua
Esiste però un'ultima tipologia di jetpack che vale la pena menzionare, cioè i water jetpack o flyboard. Come suggerisce il nome si tratta di strumenti che sfruttano l'acqua: nello specifico lo zaino è collegato tramite una lunga manichetta – tipo quella dei vigili del fuoco – allo scarico di una moto d'acqua, che funge da pompa e spinge l'acqua nel tubo a ritmi impressionanti: fino a 60 litri al secondo. L'acqua viene poi sparata verso il basso da due ugelli a circa 15 metri al secondo, cioè oltre 50 km/h.
Chiaramente si tratta di un sistema dove l'equilibrio del pilota è fondamentale: è semplice cadere se non si bilanciano bene i movimenti! Tuttavia, essendo in acqua, è considerata un'attività ricreativa e amata dai turisti in tutto il mondo.
