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20 Febbraio 2022
18:30

Avorio: cos’è, che tipi ci sono e la caccia agli elefanti

L'avorio è un materiale che si ricava da zanne e denti di animali come elefanti, trichechi e ippopotami. Ma per quale motivo è così richiesto? E quanto vale?

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Avorio: cos’è, che tipi ci sono e la caccia agli elefanti
avorio-elefanti

L’avorio è il materiale di cui sono fatte le zanne e i denti di molti animali, come elefanti, capodogli e ippopotami. Per ottenerlo si ricorre spesso all'uccisione o al mutilamento dell'animale stesso ed è quindi sempre più spesso nel mirino di Governi e associazioni ambientaliste. Ma quanti tipi di avorio esistono? E perché è così ricercato?

Cos'è l'avorio?

L’avorio è costituito da dentina, una sostanza formata da un minerale chiamato idrossiapatite (60% circa) e alcune proteine – in particolar modo collagene (30% circa). La dentina si presenta come una serie di strati sovrapposti, ciascuno composto da tante fibre disposte radialmente dal centro della zanna – detto “polpa” – fino al rivestimento esterno – detto “cemento”.

Struttura avorio
Struttura dell’avorio (Albéric et al., 2018)

La disposizione di questi filamenti permette di identificare l’origine dell’avorio, quindi capire se proviene da un elefante, da un mammut o da un facocero. Da un punto di vista tecnico, le proprietà dell'avorio sono uniche ed estremamente ricercate: si tratta di un materiale resistente, compatto, elastico, non molto duro e dal caratteristico colore bianco opaco.

zanna dentina
Diagramma sulla morfologia di una zanna d’avorio di elefante (credit: U.S. Fish and Wildlife Service).

Cosa si può fare con l’avorio?

L’avorio è un materiale versatile, utilizzato nel corso dei secoli per produrre monili a tema sacro e religioso (come in Cina o in Alaska), gioielli, sculture e oggetti decorativi… Insomma, è diventato prezioso principalmente a causa delle sue proprietà estetiche. In epoca più recente, però, è stato anche ampiamente utilizzato per la costruzione di tasti per pianoforti, tessere del domino e palle da biliardo. Tra l’altro, l’invenzione della plastica è avvenuta proprio in seguito alla necessità di trovare un materiale alternativo col quale fare le palle da biliardo!

L’avorio e la caccia agli elefanti

La caccia agli elefanti è uno degli aspetti più terribili della storia dell'avorio. Nei primi anni del ventesimo secolo, oltre alla triste moda dei "safari", si vide un rapido aumento della richiesta di avorio. Questo fu legato ad una crescente produzione di gioielli, oggetti per la casa, tessere del domino e persino tasti per il pianoforte. Pensate che negli anni ‘30 gli Stati Uniti consumavano annualmente circa 200 tonnellate di avorio.
Gli elefanti in Africa, nel frattempo, iniziarono a ridursi a 10 milioni, passando a un solo milione nel 1979.

Fortunatamente nel 1999 e nel 2008 la Convention on International Trade in Endangered Species (CITES) – che tutela oltre 35 mila specie di animali e vegetali – ha imposto il divieto di cacciare elefanti per l’avorio e, per questo motivo, alcuni stati africani hanno bruciato pubblicamente le loro riserve di questo bianco materiale, così da mandare un forte messaggio e segnare un punto di svolta nell’economia dei rispettivi Paesi.
Ciononostante, oggi sono rimasti meno di un milione di elefanti.

incendio avorio
credit: Mwangi Kirubi

Il traffico illegale

La maggior parte dell’avorio – talvolta chiamato anche “oro bianco” – proviene dai Paesi dell’Africa Centrale. Secondo le stime del 2021 della Commissione Europea, anche se le leggi ne hanno bandito la produzione e il traffico, la caccia all’avorio causa ogni anno la morte di 20-30 mila elefanti. L’export di questo materiale è oggi rivolto principalmente verso Paesi asiatici come Cina, Myanmar e Vietnam.

Secondo le stime della Wildlife Justice Commission, il prezzo dell’avorio sul mercato nero è in calo: fino al 2014 si poteva raggiungere la folle cifra di 2000 dollari al kg (per quello di elefante) mentre già nel 2017 si era attorno ai 200 dollari al kg. Nel 2020 il prezzo era di circa 92 dollari al kg: quindi, se consideriamo che una zanna pesa in media tra i 50 e gli 80 kg, il suo valore poteva aggirarsi indicativamente tra i 5000 e i 7000 dollari.

Tipi di avorio

Quando pensiamo all'avorio la prima cosa che ci viene in mente sono le zanne di elefante, anche se da un punto di vista chimico denti e zanne di altri animali sono fatte dello stesso materiale – vedi ad esempio trichechi, narvali e ippopotami (Baker et al., 2020). Attenzione: nonostante anche il rinoceronte sia braccato per ricavarne il corno, non si tratta di avorio ma di cheratina, e quindi non ne parleremo qui.

Elefanti e mammut

avorio elefante

Le zanne di elefanti e mammut sono tra le tipologie di avorio più richieste e le differenze tra le due sono minime. Uno dei principali metodi per distinguerle è quello di guardare il cemento, cioè lo strato protettivo esterno: le zanne di mammut tendono ad averlo più spesso rispetto a quello degli elefanti. Inoltre, le zanne di mammut, essendo rimaste seppellite nel terreno per molto tempo, presentano talvolta delle aree con colorazioni blu-marroni che permettono di distinguerle da quelle degli elefanti, che invece ne sono prive.

Ippopotami

avorio ippopotamo

Solitamente gli ippopotami hanno grandi canini e incisivi, distinguibili gli uni dagli altri in base alla forma e alla curvatura. Visto che rispetto a narvali, orche e capodogli ci sono sicuramente più esemplari di ippopotamo in circolazione, i loro denti occupano buona parte del mercato dell’avorio. Solitamente gli oggetti che vengono scolpiti tendono a preservare la forma originale della zanna.

Trichechi

avorio tricheco

Le zanne di tricheco posso raggiungere il metro di lunghezza e sono solitamente caratterizzate da striature che corrono lungo tutta la loro lunghezza. Oltre alle zanne, dal tricheco vengono prelevati anche i denti che sono molto più piccoli – attorno ai 5 cm di lunghezza – ma comunque utilizzabili per creare piccoli manufatti.

Orche e capodogli

Immagine

I denti di capodoglio e di orca sono sfruttati di solito per la creazione di piccole sculture a tema marinaresco. Nonostante siano strutturalmente simili, hanno come principali differenze la dimensione e la forma. Quelli di capodoglio infatti sono lunghi circa 20 cm mentre quelli dell’orca vanno dai 2 ai 7 cm circa. Oltre alla misura, l’altra grande differenza tra i due denti è la sezione: quelli del capodoglio hanno una sezione ovale, mentre quelli dell’orca sono quasi rettangolari.

Narvali

avorio narvalo

I narvali maschi hanno un’unica grande zanna (il cui ruolo biologico è ancora in discussione) che può essere lunga dai due ai sette metri di lunghezza. La sua particolarità è il fatto di non essere “liscia” ma a spirale, di solito in senso orario. Quindi quel “corno” che vediamo è a tutti gli effetti un grosso dente del narvalo, più precisamente un canino!

Facoceri

avorio facocero

Sono diversi i suinidi dai quali possono essere prelevati i denti per ricavarne oggetti in avorio, ma tra tutti sicuramente il facocero è tra i più ricercati. Le due zanne che vediamo sporgere dai lati della bocca non sono altro che i due canini superiori e, visti in sezione, hanno una forma tendenzialmente rettangolare schiacciata al centro.

Bibliografia
Albéric, Marie, et al. "The three-dimensional arrangement of the mineralized collagen fibers in elephant ivory and its relation to mechanical and optical properties." Acta biomaterialia 72 (2018): 342-351.
Baker, B., Jacobs, R., Mann, M., Espinoza, E., Grein, G. (2020). CITES Identification Guide for Ivory and Ivory Substitutes (4th Edition, Allan, C. (ed.)), World Wildlife Fund Inc., Washington DC. Commissioned by CITES Secretariat, Geneva, Switzerland.
Espinoza, Edgard O., and Mary-Jacque Mann. "Identification guide for ivory and ivory substitutes." (1992).
Rath, Thaddäa, et al. "Developing an ivory-like material for stereolithography-based additive manufacturing." Applied Materials Today 23 (2021): 101016.

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Stefano Gandelli
Redattore
Sono un geologo appassionato di scrittura e, in particolare, mi piace raccontare il funzionamento delle cose e tutte quelle storie assurde (ma vere) che accadono nel mondo ogni giorno. Credo che uno degli elementi chiave per creare un buon contenuto sia mescolare scienza e cultura “pop”: proprio per questo motivo amo guardare film, andare ai concerti e collezionare dischi in vinile.
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