
Mentre la frana di Niscemi prosegue, con nuovi smottamenti registrati nel corso delle precedenti notti, resta alta l'attenzione mediatica sui rischi idrogeologici del nostro territorio: secondo l'ultimo report dell'ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale), il 94,5% dei comuni italiani è esposto a rischio per frane, alluvioni, valanghe e/o erosione costiera.
Complessivamente, circa 8 milioni di abitanti risiedono in territori considerati vulnerabili dal punto di vista idrogeologico: nel giro di soli 3 anni, la superficie a rischio frana è aumentata del 15% (un dato che va letto guardando anche alle migliori capacità di mappatura), con 742.000 edifici e 75.000 imprese ora esposti a smottamenti o alluvioni. Vediamo quindi nel dettaglio i risultati del Rapporto sul dissesto idrogeologico in Italia.
La mappa del rischio idrogeologico in Italia
Oggi in Italia, circa 8 milioni di abitanti (il 13,6% della popolazione totale) vivono in territori vulnerabili dal punto di vista idrogeologico. Di questi, oltre 6,8 milioni persone risiedono in zone a rischio alluvione a pericolosità idraulica media, mentre 1,28 milioni abitano in aree a pericolosità da frana elevata o molto elevata.
A tutto questo vanno poi aggiunti 742.000 edifici e 75.000 imprese esposti a rischio elevato, oltre ai 14.000 beni culturali che si trovano in aree a pericolosità elevata o molto elevata per frane.
Come evidenzia anche la mappa qui sotto, la pericolosità per frane e alluvioni viene suddivisa in diversi livelli: nel caso degli eventi franosi, si parte da aree di attenzione (AA), per poi salire a pericolosità frana moderata (P1), media (P2), elevata (P3) e molto elevata (P4). Per avere un'idea, la cittadina di Niscemi si trova in un'area a pericolosità P4, il massimo.
Se invece guardiamo al rischio alluvioni, la pericolosità viene suddivisa in bassa, media ed elevata.

Per capire in che fascia di pericolosità ricade la zona dove abitiamo, l'ISPRA mette a disposizione la sua piattaforma nazionale IdroGEO, grazie alla quale gli utenti possono cercare un indirizzo e identificare il livello di pericolosità per frane e alluvioni in un intorno di 500 metri dal punto di interesse, sia questa un'abitazione o la sede di un'attività economica.
Cosa rivela il report dell'ISPRA sul dissesto idrogeologico
Secondo il “Rapporto sul dissesto idrogeologico in Italia” dell'ISPRA, il 94,5% dei comuni italiani (ossia 7.463 amministrazioni locali su un totale di 7.896) ricade in aree a rischio per frane, alluvioni, erosione costiera o valanghe. Il disastro avvenuto a Niscemi, in Sicilia, non rappresenta quindi un fenomeno isolato, ma la problematica coinvolge quasi l'intera penisola.
Uno dei dati più rilevanti che emerge dal rapporto è l'espansione delle aree classificate a pericolosità da frana. Rispetto alle rilevazioni del 2021 (il report ISPRA viene infatti pubblicato con cadenza triennale), la superficie nazionale considerata pericolosa per gli eventi franosi è aumentata di quasi il 15%. Se consideriamo anche le “zone di attenzione”, oggi circa 69.500 km2 — pari al 23% dell'intero territorio nazionale — sono potenzialmente soggetti a smottamenti. C'è da dire, però, che questo incremento non è dovuto solo a nuove frane, ma soprattutto a un miglioramento della capacità di mappatura da parte delle autorità, che hanno aggiornato i Piani di Assetto Idrogeologico (PAI).
Entrando nello specifico, le regioni con il maggior numero di abitanti a rischio frana sono la Campania, la Toscana, la Liguria e l'Emilia-Romagna, con gli aumenti più significativi della pericolosità (classificate come P3 e P4) che si sono registrati nella Provincia Autonoma di Bolzano (+61,2%), in Toscana (+52,8%), in Sardegna (+29,4%) e in Sicilia (+20,2%).
Nella pratica, questo significa che le aree a pericolosità da frana elevata (P3) e molto elevata (P4) ora rappresentano il 9,5% del territorio nazionale.
L’Italia si conferma così tra i Paesi europei più esposti a questi rischi, con oltre 636.000 frane censite nell’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (IFFI), realizzato da ISPRA insieme a Regioni, Province autonome e ARPA. Di queste, il 28% sono fenomeni estremamente rapidi con elevata distruttività, il che purtroppo comporta spesso gravi conseguenze in termini di perdita di vite umane.
Guardando invece al rischio alluvioni, a spiccare sono nuovamente l'Emilia-Romagna, la Toscana, il Veneto e la Lombardia.
Ma, quindi, dal punto di vista della mitigazione dei rischi, cosa si sta facendo? Secondo il bilancio degli interventi monitorati dalla piattaforma ReNDiS, negli ultimi 25 anni in Italia sono stati finanziati quasi 26.000 progetti per la messa in sicurezza del territorio, per un totale di oltre 19,2 miliardi di euro.