
Ai Campi Flegrei le emissioni di CO2 seguono un andamento del tutto simile a quello del sollevamento del suolo: queste sono le conclusioni di un recente studio pubblicato sulla rivista scientifica Science Advances. Il paper è stato realizzato dai ricercatori dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), dell'Università di Perugia e dell'Università della Campania Luigi Vanvitelli e ha come obiettivo proprio la comprensione del legame tra emissioni di anidride carbonica, sollevamento del terreno e attività sismica.
Cosa hanno scoperto i ricercatori dell'INGV sui Campi Flegrei
Il dato più rilevante emerso dallo studio, come anticipato, è che le emissioni di CO₂ seguono un andamento molto simile a quello del sollevamento del suolo. Questa conclusione è stata dedotta a partire da oltre 30 mila misurazioni di emissioni di anidride carbonica raccolte nell'area di Pisciarelli e della Solfatara tra il 1998 e il 2025. Questi dati, poi, sono stati comparati alla deformazione del terreno e ai relativi terremoti.
I dati mostrano come dall'inizio dell'attuale crisi bradisismica, nel 2005, la quantità di CO₂ rilasciata dal terreno in quella zona è cresciuta in maniera sempre più rapida. Parallelamente il suolo nell'area di Pozzuoli si è sollevato di circa 1,6 metri (fino a dicembre 2025). Non solo: anche l'attività sismica si è intensificata, mostrando una correlazione con le variazioni delle emissioni di gas.
Detto in altri termini, all’aumento delle emissioni di CO₂ dal suolo tende ad esserci un maggiore sollevamento del terreno. Questo non vuol dire che il suo si sollevi a causa dell'anidride carbonica ma possiamo considerarlo più che altro come un indicatore di ciò che sta accadendo in profondità.
Come mai si solleva il suolo e il legame con le emissioni di CO2
Secondo il modello, il magma presente in profondità libererebbe fluidi molto caldi, costituiti soprattutto da vapore acqueo e anidride carbonica. Questi fluidi risalgono attraverso le fratture delle rocce, ma non è detto che siano sempre in grado di raggiungere la superficie. Una parte si accumula a circa 3-4 chilometri di profondità, aumentando la pressione all'interno della crosta terrestre. Da qui i fluidi possono continuare a risalire, alimentando il sistema idrotermale – cioè l'insieme di acqua, vapore e gas caldi che circolano nel sottosuolo.
E proprio qui avviene un processo chiave: sempre secondo il modello, entro il primo chilometro parte del vapore condensa, trasformandosi in acqua allo stato liquido. Durante questo processo, viene liberata energia sotto forma di calore, che a sua volta aumenta la temperatura delle rocce circostanti. Oltre a questo, si verifica anche un aumento della pressione causato dall'apporto e dall'accumulo di fluidi nel sottosuolo: la combinazione di questi fattori sarebbe il principale motore della crisi bradisismica in atto.
Infine, lo studio ha evidenziato come dal 2018 le emissioni di CO2 si siano concentrate sempre più nell'area del cratere della Solfatare. Questo cambiamento, secondo i ricercatori, potrebbe essere collegato all'arrivo di nuovi fluidi magmatici all'interno del sistema idrotermale tra il 2018 e il 2022.
Attenzione: questo non significa che lo studio preveda un’eruzione imminente. Gli autori segnalano però che l’evoluzione del sistema richiede attenzione. In più dobbiamo sempre tenere a mente che queste ricerca hanno come obiettivo quello di capire meglio i meccanismi geologici dietro al bradisismo, non di stabilire quando potrebbe avvenire un'eruzione e con quale intensità.