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12 Agosto 2023
18:30

Il paradosso dell’effetto placebo: credere di guarire serve davvero al paziente?

Effetto placebo: scienza o fede? Se anche a voi è capitato di credere di star meglio, forse sarete interessati a scoprire i segreti neurobiologici dell'effetto più paradossale che ci sia.

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Il paradosso dell’effetto placebo: credere di guarire serve davvero al paziente?
placebo

Vi è mai capitato di desiderare intensamente di star meglio, soprattutto durante un forte dolore? E di credere che il solo pensiero sia in grado di guarirci? Cosa dire poi della famosa omeopatia? Beh, se a primo impatto tutto questo può sembrare questione di religione o fede, provate a pensare all'effetto placebo. In questo articolo spiegheremo il significato pratico e scientifico dell'effetto placebo, cercando di andare in fondo a quello che sembra un apparente e miracoloso paradosso.

Cos'è un placebo?

Per Placebo si intende una qualsiasi sostanza che, pur non avendo effetto terapeutico specifico, riesce comunque ad avere un effetto benefico sul paziente.

Esistono due tipi di placebo:

  1. il placebo puro (ad esempio, semplice acqua) è quello intrinsecamente privo di effetti terapeutici;
  2. il placebo impuro invece, ha efficacia comprovata su altre patologie rispetto a quella del paziente.

La medicina omeopatica, a seguito di numerosi dibattiti e questioni sull'argomento, che hanno visto schierati sia gli omeopati sia l'opinione istituzionale, è stata dichiarata dalla Federazione dei Medici priva di fondamento scientifico e dunque di credibilità biologica. In sostanza, le dosi utilizzate sono talmente infinitesimali che andrebbero paragonate ad un placebo puro. Eppure, l'effetto dell'omeopatia può essere davvero sbalorditivo. Come spiegarlo? Vediamo insieme i meccanismi dell'effetto placebo.

Come funziona l'effetto placebo?

Immaginiamo di andare dal dentista e trovarci in uno studio luminoso, ampio e pieno di dottori simpatici che ci sorridono all’ingresso. Il dentista ci dà una pillola di antidolorifico dicendoci che non sentiremo dolore mentre ci metterà i punti, e così avviene. Se anche nella pillola non ci fosse un antidolorifico ma fosse soltanto un placebo, quanto scommettete che sentireste meno dolore, rispetto a non aver preso nulla? Sembra uno scherzo crudele, ma è un ottimo esempio per spiegare l’effetto placebo.

Immaginiamo ora di entrare in uno studio vecchio, sporco e con personale sgradevole. Sappiamo per certo che i dentisti non ci piacciono e qualcuno ci ha detto che l'antidolorifico del dentista fa reazione allergica a molti pazienti. Immaginate che ora il dentista ci dia un farmaco vuoto, senza alcun principio attivo: si chiama effetto nocebo quel meccanismo complementare al placebo per cui, suggestionati dal contesto e dai retroscena, siamo capaci di sperimentare tutti gli effetti collaterali del presunto farmaco.

effetto placebo cervello

Questione di scienza o di fiducia?

Questi esempi mettono in luce un elemento importante del placebo: la fiducia. Il paziente, per sperimentare gli effetti del placebo, deve avere assoluta fiducia sia nel funzionamento della cura, sia nel personale che gliela somministra. Per questo motivo è davvero importante che medici e dentisti abbiano uno studio curato e un approccio gentile: è molto più probabile che la loro cura funzioni.

Ma allora è davvero una questione di "fantapsicologia"?

In realtà, la psicologia c'entra, ma la biologia altrettanto. Per questo, il placebo è un fenomeno davvero difficile sia da spiegare che da motivare, da molti punti di vista.

In entrambi i casi visti finora, siamo di fronte ad una capacità della nostra mente di manipolare la percezione del dolore, sia attraverso meccanismi psicologici (ovvero, l'autoconvinzione o il condizionamento), sia, di conseguenza, a livelli biologici e fisici. Perché, ovviamente, le due cose non vanno mai separate: un sentimento come la fiducia, ma anche lo stress, ricadono sempre sul nostro corpo sottoforma di ormoni o neurotrasmettitori che scatenano a loro volta tutta una serie di sintomi fisici.

Come avviene biologicamente questo processo?

Nel primo caso, la fiducia e il benessere associati all’assunzione di un farmaco promuovono il rilascio di endorfine, gli ormoni che il nostro corpo secerne quando si trova in uno stato di benessere. Le molecole di endorfine, infatti, sono simile a quelle di molti farmaci oppiacei: per questo motivo, le endorfine sono chiamate oppioidi endogeni (ovvero, prodotti direttamente dal corpo). Esse attivano i recettori oppioidi endogeni che a loro volta producono una sensazione piacevole di analgesia, perché agiscono limitando l'attività dei i neuroni del dolore.

effetto placebo

Il placebo funziona se lo sappiamo?

Molti, di fronte alla potenza dell’effetto, si chiederanno: cosa succede se sappiamo di star assumendo un placebo? La consapevolezza di un trattamento “falso” può incidere sull’efficacia dell’effetto?

Sorprendentemente, il placebo funziona ugualmente, anche se non con le stesse percentuali. Uno studio di Science Translational Medicine conferma che nonostante il gruppo sperimentale sapesse di star assumendo un placebo, i pazienti ottenevano una notevole riduzione del dolore da emicrania (il 50% rispetto al trattamento farmacologico).

Questo punto mette in luce un risvolto importante sull’effetto placebo: la cosa fondamentale non è tanto il prodotto che viene assunto, ma l’autosuggestione del paziente. In poche parole il paziente stesso deve essere assolutamente fiducioso nell’efficacia della sua terapia: sia che gli venga somministrata da personale medico, sia da lui stesso.

Il placebo cura?

Ma quindi l’effetto placebo è in grado di “curare”? Ovviamente, no. Il placebo – come affermano gli studiosi in merito – non cura, ma allevia il dolore. Il che non è comunque cosa da poco. Questo significa però che bisogna restringere e considerare sempre con cognizione di causa i campi d’applicazione del placebo: non si potranno curare tumori o malattie genetiche, ma si può ridurre notevolmente lo stress psicologico del paziente in condizioni patologiche come l’insonnia, il dolore cronico, i sintomi da trattamento chemioterapico.

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