stappare bottiglia

È 100% naturale, si produce dalle piante e i suoi usi sono molteplici: stiamo parlando del sughero, un materiale naturale di origine vegetale che si ricava dalla quercia da sughero o sughera, una pianta diffusa nel Mediterraneo occidentale. Questo tessuto vegetale (un insieme di cellule con funzioni specifiche) è formato da cellule vegetali e aria e cresce tutt'attorno al tronco dell'albero per proteggerlo; lo si può estrarre senza danneggiare la pianta e il suo utilizzo ricopre numerosi campi applicativi. Tra questi, uno dei più comuni è l'imbottigliamento: il sughero è il materiale principe per la costruzione di tappi!
Analizzeremo brevemente la sua struttura e parleremo di come si produce: scoprirete che è un materiale talmente semplice che spesso non riusciamo nemmeno a vederne le potenzialità, che invece sono moltissime!

Come si forma il sughero

Come abbiamo anticipato, il sughero è un tessuto vegetale, che potremmo paragonare ad un callo. Brutta immagine da richiamare alla mente, ma la similitudine funziona piuttosto bene. Un callo si forma da cellule morte per proteggere gli strati interni più delicati, e allo stesso modo avviene per il sughero che protegge l'albero creando una scorza di cellule morte. Questo strato si forma tramite un processo in cui cellule vegetali specifiche si formano, crescono, maturano e poi muoiono, svuotandosi del loro contenuto e riempendosi di aria. Insomma, si mantiene solo l'involucro della cellula, che viene impermeabilizzato da suberina e lignina, sostanze cerose secrete dalla pianta che si depositano sulle pareti delle cellule vegetali. L'accrescimento di sughero avviene in spessore tutt'attorno all'albero e in modo concentrico, grazie alle cellule morte che si dispongono in strati molto organizzati e privi di spazi.
Pare che il primo a descriverne la struttura fu il filosofo e naturalista Robert Hooke attraverso l'uso di un rudimentale microscopio composto da più lenti: si trattò a tutti gli effetti della prima descrizione della storia di una cellula!

Cellule sughero
in foto: Sughero al microscopio elettronico a scansione. (Credit: Nicola Angeli – MUSE, Wikipedia)

Il colore del sughero varia in base alle sostanze che lo costituiscono tra cui resine e tannini (quei composti organici vegetali che sono responsabili, tra le varie cose, dell'astringenza del vino), che ne fanno variare le tonalità dal giallo al bruno.
Tra le piante più comuni utilizzate per la produzione di questo materiale abbiamo Quercus suber L., la quercia da sughero (chiamata anche sughera), che colonizza il sud-est Europa, le coste nordafricane e quelle portoghesi. In Italia la quercia da sughero è comunemente coltivata in Sicilia, Sardegna, Calabria e Lazio.

Proprietà e usi del sughero

Il sughero è formato dall'80% circa d'aria, il che lo rende un ottimo isolante elettrico, termico e acustico. Possiamo trovare in media 40 milioni di cellule vuote in ogni centimetro cubo di sughero, circa 800 milioni di cellule in un singolo tappo di vino! La presenza di cere, inoltre, lo rende un materiale impermeabile e ignifugo, difficilmente attaccabile da muffe e parassiti. La sua struttura è compatta ed elastica, altamente traspirante, resistente e leggera, ottima per la fabbricazione di pannelli isolanti per pareti e pavimenti, tappi di bottiglia, suole e calzature. Il suo utilizzo non si limita all'industria calzaturiera, all'edilizia e all'enologia, ma raggiunge anche la pesca, l'industria nautica e aerospaziale in cui viene usato come galleggiante e isolante termico.

pannello sughero
in foto: Pannelli in sughero usati come isolanti termici e acustici.

Il suo riutilizzo in tempi recenti ha dato vita ad un progressivo interesse , rendendo il sughero un materiale di spicco in nuovi campi industriali, nel design, nella medicina e nella ricerca. Pensate che il sughero è stato utilizzato anche nella missione Apollo 11 del 1969, in cui ha preso parte nel rivestimento isolante protettivo del veicolo (Amorim et al., 2016).

L'estrazione del sughero

Il sughero si ricava scortecciando gli alberi che ne producono grandi quantità: le piante scelte devono avere un'età di almeno 25-30 anni, una circonferenza di almeno 70 cm e un'altezza minima di 1,30m per evitare di danneggiarle. A partire dalla prima estrazione, che avviene a maturità dell'albero, ne susseguono altre ogni 10 anni circa ricavando strati spessi alcuni centimetri. Ogni albero in salute viene scortecciato all'incirca 15 volte, ottenendo circa 50 kg di materiale ad ogni raccolta (Cork Information Bureau, 2019).

Per l'estrazione si usa un'accetta molto affilata, incidendo la corteccia con dei tagli orizzontali e verticali, poi scortecciando l'albero con un mix di forza e delicatezza, ottenendo delle porzioni più o meno regolari di sughero. Per evitare danni permanenti alla pianta, l'estrazione viene effettuata da esperti tra il mese di maggio e agosto, quando questo strato si stacca dalla pianta con facilità. La produzione del sughero avviene in modo continuo lungo tutta la vita della pianta (che può raggiungere i 200 anni), che lo riforma dopo ogni estrazione: ecco il fulcro della sua sostenibilità.

corteccia sughero
in foto: Corteccia di Quercus suber appena raccolta, da cui verranno prodotti fogli, tappi ecc.

Possono seguire alcune fasi successive per migliorarne le proprietà (tostatura, aggiunta di leganti chimici ecc.) anche se molto spesso è proprio il materiale naturale ad essere prediletto. Il sughero viene poi tagliato in lamine, inciso e sagomato per creare i prodotti più vari, oppure triturato ottenendo granuli più o meno sottili che vengono pressati e incollati assieme a formare un conglomerato.

I tappi in sughero

L'utilizzo del sughero per isolare fiasche e bottiglie pare essere molto antico: sono stati ritrovati dei resti etruschi che usavano questo materiale nel sesto secolo a.C.. Il suo uso è andato progressivamente scemando fino a quasi scomparire, finché non è tornato in auge nel diciassettesimo secolo con la produzione industriale di bottiglie di vino. Pare che il primo a reintrodurre questo materiale naturale per sigillare le bottiglie fu il monaco Dom Pérignon, che scelse il sughero per tappare lo champagne (Johnson, 1989).

Il sughero di qualità utilizzato per la produzione di tappi di alto livello è quello che si ottiene dopo il terzo scortecciamento, quando la pianta ha circa cinquant'anni in cui sia l'interno che l'esterno della corteccia sono lisci e formati da strati di cellule molto regolari. Una volta ottenuta la corteccia, si procede con un taglio cilindrico sagomato, ottenendo un prodotto naturale fatto da un unico pezzo. Sono utilizzati per l'imbottigliamento di vino, sidro, birra, grappe e liquori perché aiutano a racchiudere aromi e sapori delle bevande, oltre a dare un tocco di design.

L'ammontare delle vendite di sughero nel mondo nel 2019 è stato stimato a 636 milioni di dollari (OEC). I maggiori produttori ed esportatori di sughero sono, in ordine decrescente, Portogallo, Spagna, Francia, Italia e Marocco. Questi Paesi, oltre ad essere esportatori, importano anche grandi quantità di questo materiale, specialmente per la produzione di tappi impiegati nell'industria vitivinicola.

Sostenibilità del sughero

Essendo un materiale naturale al 100%, è biodegradabile e può essere riciclato senza inquinare l'ambiente. A livello europeo il protocollo di riciclo del sughero segue il Codice CER 03.01.01 che permette di salvaguardare le sugherete e spingere la produzione di sughero verso impieghi sempre più vari e sostenibili (tra cui l'economia circolare). Al di là della produzione, la salvaguardia di questi ambienti porta alla diminuzione della desertificazione, regolarizzando il ciclo dell'acqua tramite l'assorbimento e il suo ricircolo da parte delle radici (Pereira et al., 2008).
Che dire, brindiamo a questa risorsa!

Bibliografia
Janevski, Spase. "Design for sustainability as a key driver for exploring the potential of cork material."
Pereira, J.S., Bugalho, M.N., & Caldeira, M.C., (2008). From the Cork Oak to cork – A sustainable system. Presentation
Amorim, 2016 "The future is our present".
Johnson, Hugh. Vintage: The story of wine. Simon and Schuster, 1989.

Articolo a cura di
Nicole Pillepich