
È uno dei “trucchi casalinghi” più discussi in assoluto: avrete sicuramente sentito qualcuno – o vi sarete imbattuti in qualche video sui social – giurare che inserire due o tre palline di carta stagnola del diametro di qualche centimetro in lavatrice o in asciugatrice faccia miracoli per eliminare l'elettricità statica e rendere i capi più morbidi e facili da stirare, agendo di fatto come un'alternativa green all'ammorbidente.
La stagnola è protagonista di numerosi “trucchi della nonna” e, più di recente, “trucchi dei social”: alcuni semplicemente non funzionano, altri sono quantomeno bizzarri, altri infine hanno una certa efficacia. Ma la pallina di alluminio negli elettrodomestici funziona? In sintesi: può avere una sua efficacia in asciugatrice, mentre in lavatrice non serve praticamente a nulla.
A cosa (non) serve la pallina di alluminio in lavatrice
L'idea di base suona più o meno così: mentre i nostri vestiti sono in lavatrice, si sfregano vigorosamente l'uno con l'altro, caricandosi elettricamente per strofinio. Dopo il lavaggio, mentre i capi si asciugano, queste cariche elettrostatiche accumulate agiscono sulla disposizione delle fibre dando talvolta ai tessuti una sensazione di ruvidezza o grinzosità al tatto. La pallina di stagnola, strofinandosi con i tessuti impedirebbe la formazione delle cariche elettrostatiche. L'alluminio della carta stagnola, infatti, essendo un buon conduttore elettrico, è in grado di prendere con sé queste cariche elettriche in eccesso facendo tornare neutri i tessuti. Insomma, l'azione della pallina di alluminio è puramente elettrostatica: questo metallo infatti non ha proprietà detergenti e l'azione meccanica sui capi è del tutto trascurabile.
In realtà, però, come vedremo anche più avanti, l'accumulo di cariche elettrostatiche è un problema più dell'asciugatura che del lavaggio. In lavatrice, infatti, i capi sono sostanzialmente immersi in acqua, che contiene elettroliti e dunque è un conduttore elettrico in grado di spostare parte delle cariche elettrostatiche accumulate. L'aggiunta di una, due o tre palline di alluminio appare quindi per lo più ridondante e la loro utilità nella maggior parte dei casi sarà marginale.
Inoltre, come l'alluminio può prendere cariche da un capo, allo stesso modo, sempre per strofinio, può anche darle a un altro, visto che manca un sistema di scarico a terra delle cariche elettriche.
Ultimo ma non ultimo, anche senza tenere conto di tutto questo, è tutto da dimostrare che due o tre palline di stagnola siano sufficienti per smaltire l'elettricità statica che può accumularsi in svariati chilogrammi di vestiti.
L'azione degli ammorbidenti è invece molto chiara. Questi infatti contengono composti chimici che attraggono elettrostaticamente le fibre del tessuto, non solo neutralizzandole ma facendole stare ben separate un po' come quando posiamo una mano su una palla elettrostatica e i nostri capelli si rizzano. Questi composti chimici aderiscono poi alle fibre rizzate, agendo come una sorta di lubrificante. Insomma, l'ammorbidente è un po' il “balsamo” dei capi in lavatrice.
L'efficacia della stagnola in asciugatrice
Diverso è il discorso se parliamo non di lavaggio ma di asciugatura. È proprio nell'ambiente caldo e secco dell'asciugatrice che lo strofinio, soprattutto dei tessuti sintetici (che a differenza di quelli naturali assorbono meno acqua), porta all'accumulo di elettricità statica nei nostri capi. Mentre i vestiti si asciugano, infatti, le fibre sono sempre più a contatto con l'aria che con l'acqua, e l'aria è un ottimo isolante che mantiene le cariche elettrostatiche “intrappolate” nelle fibre.
Ecco che qui le palline di stagnola possono avere un'utilità non trascurabile: l'alluminio può agire da ponte conduttore e, come una sorta di “mini-parafulmine”, prendersi le cariche elettriche in eccesso riducendo quindi la formazione di pieghe e la sensazione di ruvidezza. L'efficacia può naturalmente variare in funzione di numerosi fattori specifici, ma un effetto almeno in linea di principio c'è, soprattutto per i capi sintetici.