
Nel mercato del lavoro odierno, c'è un gap tra domanda e offerta di profili STEM. La domanda da parte delle aziende per profili competenti nelle aree scientifico/tecnologiche, infatti, supera di gran lunga l’offerta. Questo perché la tecnologia, al giorno d'oggi, si sviluppa a velocità esponenziali e il sistema dell'istruzione non riesce a stare dietro a tale velocità.
Questo problema è dovuto anche al persistente gender gap – cioè la differenza tra uomini e donne – che in questo campo è ancora molto evidente. Un basso numero di donne nelle materie STEM fa sì che ci sia un basso numero di soggetti specializzati in queste materie. Vediamo in questo articolo cosa ci dicono i dati e quali sono le motivazioni alla base di queste problematiche.
Nelle aree STEM la domanda supera l'offerta
Secondo il report sui lavori del futuro del World Economic Forum, il 65% dei bambini di oggi farà lavori che ancora non esistono. Insomma, la transizione digitale sta cambiando il nostro modo di lavorare, e la richiesta di profili competenti nelle aree scientifiche è sempre più alta.
Secondo l’ultimo studio dell’Osservatorio delle Competenze Digitali dell’Associazione Nazionale delle Imprese ICT, cioè dell’Information Technology, l’offerta dei posti di lavoro in campo informatico e tecnologico è circa il doppio rispetto ai professionisti disponibili in questo settore. Questo significa che la domanda di competenze digitali cresce a un ritmo molto superiore rispetto all’offerta, cioè rispetto alla capacità del sistema formativo italiano di sfornare nuovi profili qualificati.
E qui va detta una cosa importantissima: la richiesta di profili STEM non è così alta solo perché lo studio ci forma da un punto di vista pratico. Dobbiamo capire che studiare materie scientifiche ci dà qualcosa di molto preciso: la capacità di ragionamento e di comprensione di argomenti complessi anche se esulano dalle nostre competenze. Studiare le scienze apre la mente alle sfide, stimola il pensiero creativo, perché ha come grandissimo obiettivo quello di trovare soluzioni.
È per questo che il mercato richiede un gran numero di profili scientifici e tecnologici, ma gli studenti che scelgono questo percorso non sono abbastanza. E qui arriviamo alle statistiche: quanti studenti scelgono le materie STEM?
Perché gli studenti non scelgono studi scientifici se la domanda lavoro è così alta?
Secondo i dati del Ministero dell’Università e della Ricerca nell’anno accademico 2024/2025, gli iscritti alle materie STEM sono stati il 28% del totale, un dato in linea con gli ultimi anni in cui i dati si sono mantenuti intorno al 30%. E di per sé, non si tratta di una percentuale bassa di iscritti nelle materie scientifico-tecnologiche, è in linea con la media europea. Si tratta di un numero basso di iscritti se lo compariamo con la domanda del mercato del lavoro.
La curva degli iscritti alle materie STEM, infatti, dovrebbe crescere nel tempo al crescere delle posizioni lavorative che sono sempre maggiori in ambito scientifico-tecnologico.
Ma come mai se c’è tanto lavoro in ambito scientifico, gli studenti in questo campo non aumentano? La risposta viene dall’indagine Almalaurea 2025, in cui emerge che gli studenti tendono a scegliere il corso di laurea maggiormente per motivazioni personali e culturali, e meno per motivazioni legate all’offerta di lavoro.
Insomma, per colmare questo divario tra domanda e offerta, quello che va fatto è promuovere, sensibilizzare e stimolare l’interesse verso le materie scientifiche che – culturalmente – vengono considerate più ostiche e meno accessibili, soprattutto dalle ragazze.
Il gender gap nelle STEM: statistiche e origine del problema
Qui va fatta una premessa importante importante: la scienza non ha genere. Chiunque la può studiare. Eppure i dati ci parlano ancora di un divario, una differenza tra uomini e donne che ha radici nel passato.
Nel 2025 le donne hanno rappresentato la maggior parte degli iscritti universitari totali con una percentuale del 56,7%. Quello che preoccupa è che di queste studentesse, solo il 19,8% ha deciso di intraprendere una carriera STEM. Se prendiamo infatti il totale degli studenti “scientifici”, vediamo che circa il 63% è di componente maschile e il 37% femminile.
Significa che quasi 2 studenti su 3 sono uomini e solo un terzo donne. Va detto comunque che il divario si sta riducendo, anche se molto lentamente.
Ma come mai le donne tendono a scegliere meno le lauree in ambito tecnico scientifico? Non è semplice individuare un’unica motivazione, si tratta di un insieme di fattori socio-culturali che per secoli hanno influenzato e influenzano il nostro modo di pensare e di vedere il mondo attorno a noi.
La differenza nell'esperienza infantile
Un primo importante punto può essere per esempio ricercato nell’infanzia: l’educazione e i giochi che vengono sottoposti a bambini e bambine sono ancora differenti, e questo influenza profondamente la forma mentis di un individuo, fin dalla tenera età. I bambini maschi infatti, tendono a fare più sport di squadra, divertirsi con giochi maggiormente logici, come per esempio le carte da gioco, le costruzioni, o anche i giochi di guerra e di strategia, mentre alle bambine vengono spesso sottoposte giochi più sociali, come ad esempio le bambole o comunque personaggi che interagiscono tra loro, giocano con finte cucine o finte casse, oppure a creare accessori come braccialetti o collanine. Chiaramente, le cose oggi stanno cambiando, ma sono state così per molto tempo e lo sono ancora parzialmente.Il fatto che i bambini facciano giochi maggiormente logici potrebbe essere un fattore che spinge i futuri universitari verso materie più scientifiche.
Il problema dei modelli di riferimento
Va poi considerato il problema dei modelli di riferimento: per tantissimi anni, gli esempi di donne di successo nelle Scienze sono stati pochi. Anche se oggi le cose stanno cambiando, la storia delle donne nella scienza è stata lunga e tortuosa.
Oggi fortunatamente le cose sono cambiate e le donne hanno più spazio nelle scienze, ma dobbiamo tenere presente che per moltissimi anni la presenza femminile è stata un’eccezione. E la mancanza di modelli da seguire segna fortemente la volontà di giovani donne che, non vedendosi riconosciute in queste materie, non intraprenderanno poi la strada delle scienze. Lo stereotipo che la scienza o le materie tecnologiche siano qualcosa di maschile, può essere molto scoraggiante, anche oggi che le cose stanno effettivamente cambiando. Soprattutto se le prospettive di carriera sono limitate.
La barriera invisibile del Glass Ceiling
In molti campi è ancora presente il cosiddetto Glass Ceiling, quella barriera invisibile che ancora oggi impedisce alle donne di accedere alle posizioni apicali per ostacoli spesso difficili da individuare e per questo vengono chiamati metaforicamente “ostacoli di vetro”. Guardate questo grafico: mostra come all’interno dell’ambiente accademico, all’aumentare del grado accademico le donne diminuiscano in percentuale, passando da un 40% di laureate di genere femminile ad avere solamente il 24% di professoresse ordinarie.
Il fatto che la presenza femminile nelle scienze sia bassa non è solo un problema di genere e culturale, ma è anche una questione economica di forte impatto per il nostro paese.
Riuscire ad indirizzare le donne, ma anche gli uomini, verso le scienze porterebbe a una maggiore forza lavoro e scoperta di talenti in un ambito sempre più in espansione. Come abbiamo già detto, la richiesta di professionisti in questo settore è molto alta, e riuscire a colmarla è un grande fattore di crescita economica per l’Italia.