
L'Italia ha vinto la medaglia di bronzo nel doppio misto di curling alle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026. Stefania Constantini e Amos Mosaner hanno battuto la Gran Bretagna 5-3 conquistando l'undicesima medaglia della spedizione italiana e confermandosi nell'elite di questo sport olimpico dopo l'oro di Pechino 2022. Mentre esultavamo per le loro giocate, però, le domande sono sorte spontanee: perché strofinano il ghiaccio con quelle scope? Perché si urlano addosso? E soprattutto, come fanno a correre sulla pista senza cadere rovinosamente? Il curling è senza dubbio uno degli sport invernali di squadra più affascinanti e, dietro a quelle "pietre di granito levigate" – le stone – che valgono una medaglia, c'è un concentrato di fisica, strategia e ingegneria dei materiali. Ecco tutto quello che c'è da sapere per capire davvero come hanno fatto a salire sul podio.
Le regole dello sport olimpico
Il funzionamento del curling ricorda molto quello delle bocce. Lo scopo è semplice: lanciare le stone (le pietre di granito) lungo un campo ghiacciato di circa 45 metri e piazzarle il più vicino possibile al centro del bersaglio disegnato a terra, chiamato "house" (casa).

Le dinamiche variano leggermente a seconda della categoria. Nelle classiche squadre maschili o femminili si scende in campo in quattro e ogni giocatore ha a disposizione due stone, per un totale di otto lanci a squadra per ogni mano o end (in tutto se ne giocano dieci). Nel doppio misto, invece, la sfida è più rapida: partecipano solo un uomo e una donna per squadra, con 5 stone totali da lanciare per ciascuna delle 8 mani previste. La strategia è tutto: tirare subito al centro spesso non serve, perché gli avversari potrebbero "bocciare" via la tua pietra al turno successivo. Bisogna costruire barriere (le cosiddette guardie) e pianificare ogni mossa come in una partita a scacchi.
I giocatori hanno dei ruoli a rotazione. Nella squadra da 4: uno lancia la stone, due spazzolano per modulare la direzione e la frenata, e uno è dall’altra parte del campo, vicino all’obiettivo, che urla la traiettoria, la strategia del lancio e delle spazzate.
Vince la mano chi piazza la stone più vicina al centro assoluto. Per ogni lancio si considerano principalmente 3 aspetti: la velocità, quanto far ruotare la stone affinché la traiettoria sia dritta o a parabola, e poi lo spazzolamento perchè con le scopette spazzolano e possono modificare tantissimo l’esito del lancio.
Perché si spazza il ghiaccio con la scopa e a che serve: lo sweeping
Avete notato che il ghiaccio del curling non riflette la luce come quello dell'hockey o del pattinaggio? Questo perché la superficie non è liscia. Prima della gara, un tecnico specializzato (l'ice-maker) passa sul campo spruzzando goccioline d'acqua che congelano istantaneamente formando il cosiddetto pebble.
Si crea così una superficie irregolare, piena di piccole "gobbette". Questo ha due effetti fisici determinanti: riduce l'attrito e permette il "curl". La stone è concava e tocca il ghiaccio solo con un anello esterno (detto running band). Appoggiando solo sulle punte delle gobbette del pebble, la superficie di contatto è minima: questo riduce l’attrito perché cambia il modo in cui avviene il contatto. Con lo stesso peso concentrato su un anello stretto aumenta la pressione sui pebble, che si deformano al passaggio della stone e rendono lo scorrimento più favorevole. Il pebble serve proprio a rendere l’attrito controllato e abbastanza basso da far scivolare la stone, che su ghiaccio perfettamente liscio si fermerebbe molto prima.
Quando la pietra viene lanciata con una rotazione (oraria o antioraria), l'interazione tra la pietra e le gobbette crea una differenza di attrito tra avanti e dietro che genera una forza laterale sulla pietra. Questo fa curvare la traiettoria della pietra (da cui il nome to curl = arricciare/curvare).
Ma perché spazzolare furiosamente davanti alla pietra? I due giocatori che "scopettano" (sweepers) hanno un ruolo cruciale nel modulare la fisica del lancio. Sfregando le scope ad alta velocità e pressione sul ghiaccio, si genera calore per attrito. Questo calore scioglie momentaneamente la superficie del pebble, creando un microscopico velo d'acqua. L'acqua agisce come lubrificante con due conseguenze immediate:
- Mantiene la velocità: riducendo l'attrito, la stone non rallenta e può percorrere qualche metro in più.
- Raddrizza la traiettoria: riducendo l'attrito laterale che fa curvare la pietra, si riduce il curl, la stone andrà più dritta.
È il tiratore (skip), che sta dall'altra parte del campo, a urlare agli spazzolatori quando e quanto spazzare per correggere il tiro in corsa.

Di che materiali sono le stone del curling e quanto pesano
Ogni pietra pesa circa 19,1 kg e c'è una curiosità incredibile sulla loro origine. Tutte le stone utilizzate alle Olimpiadi provengono da un'unica, piccola isola disabitata al largo della Scozia: Ailsa Craig. La pietra non è un blocco unico, ma un vero e proprio "sandwich" di materiali assemblati per resistere a condizioni estreme. Il cuore della stone, è fatto di granito Common Green, un materiale molto duro ed elastico, scelto appositamente per assorbire gli urti violenti delle "bocciate" senza andare in pezzi. La parte inferiore invece è realizzata in granito Blue Hone: una roccia a grana finissima che assorbe pochissima acqua, fondamentale per evitare che l'umidità penetri e geli a contatto col ghiaccio, spaccando la pietra.
