0 risultati
video suggerito
video suggerito
1 Luglio 2026
15:30

In Italia ciascuno ha in media 33 m² di verde urbano, ma quasi metà non è accessibile: la mappa

L’Istat rileva che nei capoluoghi italiani il verde urbano teorico è di 33,3 m² per abitante, ma quello davvero accessibile scende a 18,9 m², poiché boschi e aree protette non sono fruibili. Il Nord-est e i piccoli centri sono i più ricchi di parchi, mentre le grandi città e il Sud restano indietro, con 10 capoluoghi sotto la soglia minima di legge di 9 m².

Ti piace questo contenuto?
In Italia ciascuno ha in media 33 m² di verde urbano, ma quasi metà non è accessibile: la mappa
Immagine
In foto una veduta di Milano. In primo piano gli alberi di Parco Sempione, sullo sfondo lo skyline.

Secondo il più recente report sull'Ambiente urbano pubblicato dall'ISTAT, nei 109 Comuni capoluogo italiani (dove vivono circa 17,5 milioni di persone, quasi un terzo della popolazione) l'estensione complessiva delle aree verdi urbane supera i 584 km², pari al 3% del territorio dei capoluoghi e a una disponibilità media di 33,3 m² di verde per abitante. Ognuno di noi dovrebbe disporre quindi di oltre 30 metri quadrati di verde urbano, ma spesso il parco più vicino è a 20 minuti a piedi.

Quanto sono 33 metri quadri? Per farsi un'idea, è la superficie di un monolocale spazioso o di un bilocale piccolo; corrisponde più o meno 2 posti auto e mezzo, 40 teli da mare stesi a terra o 12 tavoli da ping pong uno accanto all’altro.

Lo standard urbanistico minimo previsto dal D.M. 1444/1968 è di 9 m² di aree verdi pubbliche attrezzate per abitante è di 9 m²/ab, quindi sulla carta ognuno di noi avrebbe diritto a tre volte più del minimo considerato necessario. C’è però un problema: non tutto questo verde è aperto alla fruizione diretta dei cittadini e le aree davvero accessibili, al netto di boschi e aree protette, scendono a 18,9 m² per abitante, cioè quasi il 60% del totale. Questo scarto tra il verde censito dai dati e il verde di cui possiamo davvero fruire traspare dai dati ISTAT pubblicati nel 2025 e riferiti all'anno 2023.

La differenza tra verde disponibile e verde accessibile

L'ISTAT misura il verde urbano come l'insieme di tutte le aree verdi gestite da enti pubblici sul territorio comunale: sono nel computo parchi e giardini, ma anche cimiteri, orti botanici, aree boschive, verde incolto e le zone di forestazione urbana (leggi: i nuovi boschi piantati per assorbire CO₂ e attenuare il caldo). Una parte di queste superfici non è destinata ai cittadini: un bosco urbano a sviluppo naturale o un'area protetta hanno valore ecologico, ma non sono un parco giochi dove portare i bambini.

Per questo si calcola separatamente il verde urbano accessibile, cioè le aree aperte al pubblico senza restrizioni, escludendo in generale le superfici non fruibili dal pubblico, come aree boschive, forestazione urbana e verde incolto.

È qui che il dato medio nazionale quasi si dimezza: dai 33,3 m² teorici si scende ai 18,9 m² effettivamente vivibili. È una differenza che pesa, perché quando parliamo di benefici del verde urbano sulla nostra salute – meno isole di calore, migliore qualità dell'aria, più attività fisica e benessere psicologico – conta soprattutto che il verde sia accessibile e facilmente raggiungibile, non soltanto che esista sul territorio comunale.

Immagine

Il verde accessibile: parchi al primo posto, ville storiche e giardini di quartiere

I parchi urbani rappresentano il 15,2% del verde complessivo nei capoluoghi, con quasi 89 milioni di m². In valore assoluto dominano Roma (oltre 20 milioni di m²) e Milano (9,4 milioni); in percentuale in testa ci sono Gorizia e Cuneo, dove metà del verde cittadino è costituito da parchi.

A seguire troviamo il verde attrezzato (10,6%), cioè i piccoli parchi e i giardini di quartiere, con panchine e aree giochi, e a pari superficie il verde storico (10,6%), che comprende ville, parchi e giardini di interesse artistico tutelati per legge, caso in cui il primato assoluto va a Torino, con 8,4 milioni di m².

Ci sono poi le aree di arredo urbano (8,9%, gli spazi verdi a valenza estetica), le aree sportive all'aperto (4,5%) e i giardini scolastici (3,7%). Tutto il resto (verde incolto, aree boschive, forestazione urbana) concorre a fare numero ma in genere non è accessibile, e nei capoluoghi non metropolitani arriva a coprire più della metà delle superfici verdi (53,8%).

C'è una voce che, pur non essendo "accessibile", sta crescendo: la forestazione urbana, cioè la creazione di nuovi boschi a sviluppo naturale in ambito cittadino, che contribuiscono all'assorbimento di CO₂ e alla mitigazione dell'effetto delle isole urbane di calore. Nel 2023 sono saliti a 62 i capoluoghi con interventi di forestazione completati o in corso, per oltre 16 milioni di m² complessivi, un tema sostenuto dai fondi del PNRR e concentrato soprattutto al Nord: 88,6 m² per ettaro di superficie urbana nel Nord-est, contro gli 11,7 del Sud.

Immagine

Nel Nord-est c'è più verde, le Isole rimangono indietro

La geografia del verde urbano in Italia non è uniforme: la dotazione più alta si registra nei capoluoghi del Nord-est, con 64 m² per abitante, oltre il triplo dei 20,8 m² delle Isole, che chiudono la classifica. Nord-ovest, Centro e Sud si collocano attorno alla media nazionale.

Il dato più sorprendente riguarda però le grandi città: i 14 Comuni capoluogo delle città metropolitane (Torino, Genova, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Reggio di Calabria, Palermo, Messina, Catania e Cagliari) hanno appena 20,1 m² di verde disponibile per abitante, contro i 48,1 m² dei capoluoghi più piccoli. Questo succede perché nelle grandi città la stessa quantità di verde va divisa tra molte più persone, e lo spazio è conteso dal costruito. In media, le città più grandi e densamente urbanizzate tendono ad avere una minore disponibilità pro capite di verde.

Immagine
Disponibilità di verde urbano nei comuni capoluogo. Credit: dati ISTAT.

Se guardiamo solo al verde accessibile, il quadro si conferma e per certi versi si aggrava: si va dai 29,4 m² per abitante del Nord-est ai 19,4 del Nord-ovest, fino ai 18,9 del Centro e ai soli 11,9 m² del Mezzogiorno. Anche qui, le grandi città offrono 15,9 m² accessibili pro capite contro i 22,2 degli altri capoluoghi minori.

La mappa delle città più verdi e quelle dove manca anche il minimo di legge

Esiste uno standard urbanistico minimo fissato per legge: ogni cittadino dovrebbe avere a disposizione almeno 9 m² di verde (standard urbanistico stabilito dal D.M. 1444/1968). È lo spazio di un bagno grande, o anche meno di un posto auto: è un minimo basso, eppure in 10 capoluoghi non viene raggiunto. Si tratta di Imperia, Savona, Chieti, Andria, Barletta, Trani, Crotone, Trapani, Messina e Siracusa.

All'estremo opposto ci sono le città iper-verdi, quelle con oltre 100 m² di verde per abitante: al Nord svettano Verbania, Sondrio, Trento, Bolzano e Gorizia; al Centro Terni e Rieti; al Sud Isernia e Potenza. Sono in gran parte capoluoghi di provincia di piccole dimensioni, spesso circondati da rilievi e aree boschive, dove pochi abitanti "si dividono" tantissimo verde.

Tra le grandi città, considerando il verde accessibile, le più virtuose sono Venezia e Torino (rispettivamente 35,5 e 22,7 m² per abitante), seguite da Firenze e Bologna (22,1 e 21,4). Al contrario, il dato sul verde accessibile al pubblico fa scivolare sotto la soglia minima di legge anche grandi capoluoghi metropolitani come Genova, Bari e Catania, che si aggiungono alle altre.

Reggio Calabria e Matera: tantissimo verde quasi tutto off-limits

Per capire fino in fondo perché il dato "disponibile" può ingannare, ci sono due città perfette. Negli anni in cui l'ISTAT pubblicava le classifiche per singolo comune, precedenti al 2023, Reggio Calabria risultava la città metropolitana con la più alta disponibilità di verde urbano d'Italia: oltre 100 m² per abitante, il triplo della media nazionale. Un primato che sembra straordinario, finché non si guarda da dove arriva quel numero: una parte significativa del territorio comunale ricade all'interno del Parco Nazionale dell'Aspromonte.

Accade anche a Matera, da sempre ai vertici delle classifiche di verde pro capite con dotazioni che hanno toccato i 900 m² per abitante. Anche qui il motivo è geografico: nel territorio comunale ricade il celebre Parco archeologico storico naturale delle Chiese Rupestri del Materano, il paesaggio dei Sassi, un patrimonio naturale e culturale unico al mondo, ma di nuovo, non è il parco attrezzato di quartiere. È esattamente per questo motivo che l'ISTAT, accanto al dato grezzo, calcola il verde accessibile: per non far credere che vivere a Matera o a Reggio Calabria significhi avere centinaia di metri quadri di prato pubblico a portata di mano.

Il paradosso è che città come Genova, Bari, Messina e Catania finiscono sotto i 9 m² di verde accessibile pro capite di legge pur trovandosi spesso a due passi da colline, parchi e coste. Ma il bosco sul promontorio o la collina dietro la città non sono il giardino in cui i bambini giocano dopo scuola. Ed è proprio la disponibilità di verde vicino, piano e attrezzato quella che fa la differenza nella quotidianità.

I dati ISTAT raccontano un Paese che nel complesso sta investendo sul verde: le aree accessibili crescono in media dello 0,4% l'anno dal 2011, e la forestazione urbana accelera. Ci sono però due grandi fratture: quella territoriale, tra un Nord-est ricchissimo e una zona tra Sud e Isole che rimangono indietro, e quella tra grandi città e centri piccoli, con le metropoli sistematicamente più povere di verde fruibile. La spinta arriva anche dall'Europa: la recente Nature Restoration Law, la legge sul ripristino della natura, prevede, tra gli obiettivi, di evitare una perdita netta di spazi verdi urbani rispetto ai livelli del 2021 entro il 2030 e di aumentarli progressivamente negli anni successivi.

Sfondo autopromo
Cosa stai cercando?
api url views